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Sommersa o illegale, un'economia da 14 miliardi di euro

Le attività irregolari garantiscono un giro d'affari pari al 10,3% del Pil regionale. Zone e settori più esposti a condotte opache. Lo studio Irpet

La presentazione del rapporto. Al centro Eugenio Giani e Mia Diop

Imprese 'apri e chiudi' concentrate principalmente fra l'Empolese e Prato, soprattutto individuali, o aziende che non innovano e non investono specialmente in settori come moda, carta, alimentari: sono queste le tipologie di realtà economiche più esposte a condotte opache, economie sommerse o illegali che in Toscana solo nel 2023 hanno generato affari per 14 miliardi di euro, il 10,3% del Pil regionale.

Il dato è alto, ed è frutto dell'ultimo studio Irpet sull'illegalità nell'economia toscana presentato questa mattina a Firenze. Si chiama economia non osservata e comprende essenzialmente l'economia sommersa e quella illegale. I lavori sono stati aperti dai saluti del presidente della Toscana Eugenio Giani e della vicepresidente, con delega alla cultura della legalità, Mia Diop.

L'illustrazione del rapporto è stata affidata al direttore di Irpet Nicola Sciclone, e dalla dirigente dell’Istituto regionale di programmazione economica, nonché curatrice del lavoro, Patrizia Lattarulo. Sono intervenuti il colonnello Alfonso Pannone della Direzione investigativa antimafia (Dia) Firenze ed Ettore Squillace Greco, procuratore generale presso la Corte d’appello di Firenze. Poi la tavola rotonda coordinata da Diop col sindaco di Monteroni d’Arbia e delegato alla legalità per Anci Toscana Gabriele Berni, il sindaco di Agliana Luca Benesperi, il sindaco di Piombino Francesco Ferrari, l’assessora all’urbanistica e all’edilizia privata di Livorno Silvia Viviani.

"Nell’economia sommersa rientrano tutte le attività celate alle autorità fiscali, mentre nell’economia illegale i beni e servizi la cui produzione, vendita, distribuzione o possesso sono proibiti dalla legge", illustrano i ricercatori che stimano il valore di quest'ultima tipologia in 1,5 miliardi nel 2023. Quello invece del sommerso sono stimati in 12,8 miliardi di euro.

Che la cifra rappresenti il 10,3% del Pil toscano è un dato in linea con quello nazionale del 10,2%. Ciò tuttavia non lo rende meno preoccupante e spinge gli studiosi a vedere nella Toscana, al pari delle altre realtà economicamente evolute, "area permeabile alla realizzazione di reati economici" anche se il territorio non ha "un contesto endogeno propedeutico allo sviluppo di comportamenti o situazioni criminose".

Geografia dell'economia illegale

"Nel solo settore dell’abbigliamento pratese l’indice combinato di natalità e mortalità sfiora il 18%. Il fenomeno dei prestanome - si legge nel rapporto - è documentato da riassunzioni in blocco in nuove imprese dopo la chiusura: il 93% dei lavoratori coinvolti è assunto in aziende cinesi operanti nello stesso settore".

Un altro indicatore di vulnerabilità è colto dall’eccesso di part-time, spia potenziale di lavoro nero: "L’indicatore evidenzia anomalie nei sistemi locali della costa (Livorno, Piombino, Massa Carrara) e, in particolare, a Prato. Qui, il 65%dei dipendenti delle confezioni d’abbigliamento lavora part-time, più del doppio della quota attesa sulla base della struttura settoriale. 

E poi le imprese cartiere, la cui attività è funzionale all’evasione, elusione e riciclaggio attraverso emissione di fatture per operazioni inesistenti: "La Toscana mostra in questo ambito una incidenza di rischio (4,4%) che è sotto la media nazionale (5,2%). Le incidenze maggiori si rilevano nei servizi finanziari, professionali e nel commercio".

Le infiltrazioni mafiose

E' in questo tessuto melmoso che si infiltra con maggior facilità la criminalità organizzata: "Particolarmente significativa è l’infiltrazione nel settore della ristorazione, del commercio, dell’edilizia e dei servizi turistici, soprattutto nei centri urbani a forte attrattività come Firenze", scrivono i ricercatori citando l'ultimo rapporto della Direzione investigativa antimafia (Dia). 

Le mafie che allungano i loro tentacoli sull'economia toscana sono spesso straniere, cinese e albanese specialmente. Qui si 'lavano' i proventi illeciti con investimenti e reimpiego di denaro.

"Emergono differenze significative tra le province: le più esposte - è l'esito dello studio Irpet - risultano essere Prato, Firenze e Massa-Carrara, dove si concentra un maggior numero di indicatori di rischio (presenza di beni confiscati, procedimenti giudiziari e flussi sospetti di capitale)". 

I flussi sospetti per attività di riciclaggio, monitorati dall'Unità di Informazione Finanziaria (Uif) mostrano una crescente concentrazione tra Firenze, Prato, Pisa e Livorno. Con riferimento alla contraffazione, la Toscana con Prato in testa, si conferma tra le aree più colpite dal fenomeno, soprattutto nel comparto tessile e moda.