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martedì 15 ottobre 2019

Lavoro venerdì 27 giugno 2014 ore 19:43

Cave, la serrata degli industriali

Lunedì e martedì mobilitazione delle imprese del lapideo contro il piano paesaggistico regionale che limita l'attività delle cave sulle Apuane



MASSA CARRARA — Il consiglio regionale discuterà il nuovo piano paesaggistico il primo luglio ma un primo via libera all'unanimità è già arrivato ieri dalla commissione consiliare ambiente e territorio.

La serrata del marmo di tutto il distretto apuo-versiliese, che comprende Massa, Carrara, la Versilia e la Garfagnana, è stato annunciato dal presidente di Assindustria di Carrara Giuseppe Baccioli dopo un incontro con gli imprenditori del comparto.

La protesta riguarda 3.300 lavoratori delle cave e delle aziende dell'indotto, fra cui laboratori di lavorazione del marmo, segherie e autotrasportatori.

Al centro della contestazione il fatto che il nuovo piano paesaggistico (variante del Pit attualmente in vigore) non consente l'apertura di nuove cave ma solo l'ampliamento di quelle esistenti o la riattivazione di quelle chiuse da non piu' di 20 anni a determinate condizioni.

Anche gli ambientalisti si stanno organizzando contro il piano seppure con motivazioni opposte.

Italia Nostra ha intanto presentato una denuncia di violazione delle leggi Europee alla Commissione Ambiente a Bruxelles sollecitandola ad aprire una procedura di infrazione contro la Regione Toscana relativamente al Parco Regionale delle Alpi Apuane per mancata tutela dei siti Rete Natura 2000, delle acque di superficie e carsiche e del principio di precauzione e contro il ministero dell'Ambiente per mancata tutela delle Zone di Protezione Speciali (ZPS).
Nella cospicua documentazione inviata (51 allegati), viene denunciato che l'area protetta, ovvero la rete di SIC e ZPS, non è coerente; che la superficie protetta è in contrazione e di contro l'attività estrattiva è in forte aumento; che si è in presenza di una continua perdita di habitat, causato dall'asportazione di migliaia di metri cubi di materiale il che non significa semplicemente degradare un sito protetto, ma eroderlo e distruggerlo per sempre.

"Siamo molto preoccupati perché il piano paesaggistico della regione Toscana, che prevedeva la graduale chiusura delle cave più impattanti per l'ambiente e per le acque, è stato stravolto dalla politica su pressione dei concessionari di cava, secondo un copione già visto - ha dichiarato Franca Leverotti, consigliere nazionale di Italia Nostra - Il 1° luglio il consiglio regionale voterà e vedremo quali interessi verranno tutelati, se quelli di pochi privati o quelli della collettività".

Laconico il commento del presidente della Regione Enrico Rossi: ''Industriali e ambientalisti si dichiarano scontenti, gli uni vorrebbero continuare come prima, gli altri chiudere le cave - ha detto il governatore - In realtà quel piano è una rivoluzione per tutta la Toscana. D'ora in poi il paesaggio sarà tutelato, sul 60% del territorio regionale, comprese le aree degradate, si interverrà con piani di recupero e linee guida di riqualificazione''.



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