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venerdì 23 agosto 2019

Cronaca sabato 19 gennaio 2019 ore 17:00

Sulla morte di Arfaoui interviene anche Gabrielli

Il capo della polizia, Franco Gabrielli

Il decesso del 31enne tunisino avvenuto giovedì in centro, durante un controllo di polizia, fa discutere la politica e non solo



EMPOLI — Sulla morte di Arafet Arfaoui, sopraggiunta presumibilmente per malore una volta ammanettato e legato alle caviglie, perché dava in escandescenze, è intervenuto anche il capo della polizia, Franco Gabrielli. "Io rispetto le vittime e i loro familiari - ha detto -, chiedo che analogo rispetto sia riferito a uomini e donne che lavorano per riaffermare le legalità. Se qualcuno ha sbagliato pagherà per un giusto processo e non per le farneticazioni del tribuno di turno".

L'intervento a seugito di varie critiche rivolte all'operato della polizia, nel mentre la magistratura ha appena avviato le indagini per omicidio colposo, al momento contro ignoti. Fra ieri e oggi sono state interrogate 15 persone, fra poliziotti, sanitari del 118 e testimoni, come informate sui fatti.

"In merito alla morte di Arafet Arfauoi - è intervenuta sul caso oggi, per la prima volta, anche la sindaca di Empoli Brenda Barnini - anch'io come tutti gli empolesi sono rimasta profondamente colpita. La morte di un ragazzo a prescindere dalle circostanze in cui avviene è sempre un fatto molto triste che non può lasciare indifferenti. E sono sicura che i primi ad esserne turbati sono gli agenti del Commissariato di Empoli, che quotidianamente sono impegnati in un lavoro tanto difficile com'è quello di garantire la sicurezza e l'ordine pubblico". 

"Adesso c'è un'indagine in corso - ha aggiunto la prima cittadina - e come Sindaco rispetto e credo nel lavoro della Giustizia come unico potere in grado di chiarire le circostanze. Non lasciamo che nessuno strumentalizzi questa vicenda".

Questa mattina una delegazione di Fratelli d'Italia, guidata dal deputato Giovanni Donzelli, si è recata al commissariato di polizia empolese per "esprimere la nostra vicinanza - si legge in una nota del parlamentare - a chi ogni giorno è chiamato a garantire la sicurezza dei cittadini ed oggi vive un difficile momento. Ci mettiamo a disposizione, come sempre abbiamo fatto, dalla parte di chi garantisce l'ordine pubblico, per mettere in campo tutti gli strumenti istituzionali adeguati a sostenere il loro lavoro quotidiano".

Sui fatti di Empoli è tornato anche il ministro dell'interno Matteo Salvini: "Se i poliziotti non possono usare le manette, che fanno, offrono cappuccio e brioche?", ha detto in una diretta Facebook. 

Ma le polemiche non si placano. "Dava in escandescenza? Questi fatti sono tutti uguali e sappiamo già come andrà a finire. La quarta sezione della Cassazione dirà che non c'è nessun colpevole", ha detto all'Adnkronos Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il giovane romano arrestato nel 2009 per droga e deceduto una settimana dopo in ospedale, cui ha fatto seguito una lunga vicenda processuale. 

E Ilaria Cucchi, come altri, hanno sottolineato le similitudini fra la morte di Arfaoui e quella di Riccardo Magherini, avvenuta durante un fermo di polizia a Firenze nel 2014.

"Ogni caso è a sé - ha quindi detto Guido Magherini, padre di Riccardo -, ogni caso è diverso dall'altro, non so se ci sono analogie con la vicenda di mio figlio Riccardo. Però anche nel fatto di Empoli è stato detto che tirava calci, che era in forte agitazione, che non riuscivano a tenerlo. E poi anche questo ragazzo è morto. Sembra una prassi. Si vede che la colpa è sempre di chi muore".

"Noi non ce l'abbiamo con i carabinieri o la polizia - ha aggiunto Magherini -, sappiamo che è gente che lavora, anche in condizioni difficili. Ma quando inciampano in errori non si può fare finta di niente. Quando si è in mano dello Stato, lo Stato si deve comportare da Stato". E ancora: "Fu fatto così anche con mio figlio: presentarono Riccardo come un energumeno, un tossicomane, un ex calciatore fallito, uno che stava dando problemi. Anche con Riky fu preparato il terreno per dire che loro sono quelli bravi e se uno muore durante un controllo delle forze dell'ordine, la colpa è sua, la colpa è di quello che muore".

Ancor più duro il commento di Lucia Uva, sorella di Giuseppe, morto dopo essere stato portato in caserma a Varese nel 2008. "Questo è il metodo delle forze dell'ordine - ha dichiarato all'Ansa -. Con l'appoggio di Salvini, ora, hanno la licenza di uccidere", precisando poi di non "avercela con le forze dell''ordine" ma con chi "abusa della divisa che indossa a scapito dei più
deboli".



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