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sabato 21 settembre 2019

Attualità martedì 03 novembre 2015 ore 10:50

Il business delle agromafie in Toscana

Sono 29 le aziende confiscate alla mafia in Toscana al 30 settembre 2015 e si aggiungono ai 170 immobili sottratti alla criminalità organizzata



FIRENZE — Un totale di 199 tra immobili e aziende confiscate alla mafia nella nostra Regione con un incremento di oltre il 15% rispetto al 2012. Il dato emerge da un’analisi di Coldiretti Toscana su dati ANBSC.

“La criminalità organizzata va combattuta a tutti i livelli – analizza Tulio Marcelli, Presidente Coldiretti Toscana – e soprattutto va denunciata. Il fenomeno, questo va precisato, è molto meno rilevante nella nostra regione rispetto ad altre realtà nel panorama nazionale ma è presente ed in crescita come dimostrano i dati”. 

In Italia sono stati 17.577 gli immobili sequestrati al settembre 2015 con Sicilia, Campania e Calabra ai primi tre posti. La Toscana è dodicesima.

Intanto vola il business dell’agromafia che con un aumento del 10% in un anno ha raggiunto in Italia i 15,4 miliardi di euro nel 2014. E’ quanto emerge dal terzo Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes, e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. 

“Il fatto che la criminalità organizzata tenti di infiltrarsi anche nel settore agroalimentare – spiega Marcelli – è la prova del grande valore di questo comparto e ci deve spronare a una sempre maggior tutela di quelle realtà sane che devono affrontare la concorrenza sleale generata dalle dinamiche mafiose”.

I capitali accumulati sul territorio dagli agromafiosi, attraverso le mille forme di sfruttamento e di illegalità – spiega Coldiretti – hanno bisogno di sbocchi, devono essere messi a frutto e perciò raggiungono le città, in Italia e all’estero, dove è più facile renderne anonima la presenza e dove possono confondersi infettando pezzi interi di buona economia. Vengono rilevati, attraverso prestanome e intermediari compiacenti, imprese, alberghi, pubblici esercizi, attività commerciali soprattutto nel settore della distribuzione della filiera agroalimentare.



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