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lunedì 17 giugno 2019

Attualità venerdì 10 marzo 2017 ore 18:03

Matteo Renzi sfida tutti dal Lingotto

L'ex premier Matteo Renzi lancia da Torino la sua candidatura alle primarie del Partito democarico: "Noi eredi della tradizione migliore, non reduci"



TORINO — "Tornare a casa per ripartire insieme", è lo slogan del ritorno al Lingotto di Torino, dove tutto iniziò dieci anni fa con Veltroni. E Matteo Renzi è arrivato intorno alle 18 tra abbracci, selfie e pacche sulle spalle. E l'atteso discorso dell’ex premier ha aperto la kermesse che fino a domenica con 12 tavoli tematici si impegnerà nella scrittura della mozione congressuale, la base del programma di governo. 

"Abbiamo fatto un superpieno, sono felice di essere qui con voi, siamo felici di essere insieme qui a Torino per ripartire insieme per un'avventura straordinaria", ha detto Renzi che poi ha lanciato un in bocca al lupo ai suoi sfidanti alla segreteria del Pd, Andrea Orlando e Michele Emiliano, "questo è un popolo che non parla mai male degli altri ed il primo messaggio è per Orlando e Emiliano, a loro auguro buon lavoro e l'assicurazione che da parte nostra mai una polemica ad personam come quelle che abbiamo subito noi per settimane".

In prima fila l'ex sindaco di Torino Piero Fassino e il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino

Torna alle origini, Matteo Renzi. Le origini del Pd, con il Lingotto di Veltroni che rivendica da "erede", non "reduce". E le proprie origini, con "l'ambizione di rappresentare una svolta e tornare all'egemonia, non in senso gramsciano, ma nel dettare l'agenda di un'Italia che non si rassegna al catastrofismo". 

Parole, queste, di un candidato alla segreteria Pd che rivendica la scelta di essere anche candidato premier. Con una novità, annunciata dopo la sconfitta al referendum: "Io ci sono, con le mie ferite. Ma prima di me - dice annunciando più collegialità e dibattito delle idee - ci siete voi".

Poi Matteo Renzi ha dato uno sguardo al passato recente e alla sconfitta del referendum, perché, ha detto, il popolo del Pd deve ripartire dagli errori: "Dobbiamo ripartire dopo il brusco stop del referendum ma anche rispetto al post referendum. Sembra che qualcuno sogni di riportare indietro le lancette della storia. Ma noi abbiamo la responsabilità di fare tesoro degli errori, rilanciare sugli ideali e i contenuti e restituire una speranza al Paese. Ripartiamo dai luoghi che hanno segnato la nostra storia e tradizione".

Matteo Renzi ha anche ammesso che il modello dell'uomo solo al comando non ha funzionato. Per questo c'è "la necessità di maggiore collegialità è prioritaria all'interno del Pd". E ringrazia il ministro Maurizio Martina, che correrà in ticket con lui.

Parte dalla parola "insieme" e termina con due parole, "identità" e "patriottismo" che rivendica alla sinistra. In mezzo, un discorso che guarda al governo del Paese, a partire dalla sfida con chi cavalca la "paura". "Chi spara contro questa comunità non fa male solo ai militanti ma indebolisce l''argine del sistema democratico del paese", attacca. E lancia stoccate anche a chi è uscito dal Pd, bocciando la sinistra "che si divide", le logiche da "corrente", il "ping pong" delle polemiche.

La folla che riempie il padiglione del Lingotto, con tanto verde a far da sfondo e le sale per i workshop tematici a contornare il palco, è la risposta - sottolineano i renziani - a chi vedeva Renzi già azzoppato dal caso Consip.

L'ex premier e ex segretario del Pd ha sottolineato che ripartire dal Lingotto non è nostalgia: "Qui Veltroni, cui va il nostro saluto, volle il primo atto del nuovo Pd ma noi non siamo in un luogo della nostalgia, non pensiamo che il collante possa essere la nostalgia. Siamo qui per rivendicare il domani riconoscendo che il diritto alla verità si conquista lottando, c'è una differenza tra essere eredi e essere reduci".

"Vogliamo ricostruire un orizzonte di speranza concreto sennò il futuro appartiene solo a chi dice solo di no. Se non lo facciamo noi non lo faranno altri".

Poi ribadisce il sostegno al governo Gentiloni e va contro alle divisioni interne del partito. "La politica deve essere capace di indicare una direzione, non dividersi tra correnti. La sfida non è il quotidiano nauseante ping pong di queste settimane e mesi che ha stancato anche gli addetti ai lavori e non ha senso. O il Pd dà una visione per i prossimi dieci anni al Paese o non serve più".

Poi la base del discorso di Matteo Renzi verte sull'Europa il vero luogo della battaglia politica, ha sottolineato l'ex premier. 

Poi l'attacco al M5S: "I Cinque stelle hanno provato nel giro di 48 ore, l'emozione e l'ebbrezza di passare dal movimento più antieuropeo in assoluto, a quello più europeista di tutti perché avevano solo da piazzarsi, con un'idea di Europa ''a la carte'' che non ci appartiene. Noi siamo per un'Europa di valori e ideali, non delle poltrone".



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