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giovedì 20 giugno 2019

Cronaca mercoledì 26 ottobre 2016 ore 12:51

Torturarono Lilla, padre e figlia condannati

Lilla

Multa da 7.200 euro per i vecchi proprietari del cane, alla catena con un collare a punte di ferro conficcate nella carne. Ora può essere adottata



PISTOIA — Dopo quattro anni di sofferenze e due trascorsi nel canile, Lilla, una meticcia di pastore tedesco, può sperare in una nuova famiglia: non tornerà nelle mani dei suoi aguzzini che la tenevano a catena con un collare di ferro a punte che le si conficcavano nel collo. Uno vero e proprio strumento di tortura fatto apposta perché ogni tentativo di liberarsi, per sottrarsi al grande dolore, rendesse ancora più profonde le ferite.

L’Enpa sezione di Pistoia, in qualità di custode, ha reso noto che il Tribunale di Pistoia ha condannato con rito abbreviato padre e figlia per maltrattamento di animali. I due dovranno pagare 7200 euro di multa più la confisca del cane che quindi adesso potrà essere adottato. 

La vicenda è iniziata alla fine dell'agosto 2014, gli operatori dell’Enpa di Pistoia, facendo un controllo in un allevamento della montagna pistoiese, si erano trovati di fronte ad una scena terribile: una cagna meticcia di pastore tedesco tenuta a catena con un collare di ferro, stretto attorno al collo, le cui punte ritorte penetravano nella carne dell’animale, sanguinante e infetto. Il cane aveva 40 gradi di febbre ed emanava un odore nauseabondo a causa dell’infezione causata dalle punte di ferro penetrate nella carne viva. 

L’allevatore si era difeso dicendo che il cane non apparteneva a lui ma alla figlia e che era legato alla catena perché era particolarmente vivace. Gli operatori dell’Enpa avevano chiamato immediatamente la polizia municipale che era intervenuta prelevando l’animale per trasferirlo al canile sanitario di Pistoia ed operarlo con la massima urgenza. Un’operazione molto delicata durata delle ore.

A tutela del cane, l’Enpa si era resa disponibile a diventarne custode a titolo gratuito nonché a assumere la proprietà dell’animale al fine di trovargli una nuova adozione, promuovendone la confisca per evitare che Lilla potesse tornare a vivere con le persone che l’avevano gravemente maltrattata.



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