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sabato 19 settembre 2020

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

​Definizioni 2

di Libero Venturi - domenica 15 dicembre 2019 ore 12:30

Ecologia

Ci sono tre cose che rovinano il mondo, anzi il nostro pianeta. Nell’ordine, la prima è la protervia dei potenti della Terra, America, Cina e compagnia bella, che si ostinano a non rispettare il protocollo di Kyoto o l’accordo di Parigi, contenendo le emissioni di gas serra per frenare il “global warming” e gli sconvolgimenti climatici ad esso relativi che minacciano la nostra vita e il nostro futuro. Pure la Germania, l’Inghilterra e tutti gli altri che insistono sull’uso dei combustibili fossili ci mettono del loro.

La seconda cosa è l’arretratezza in cui sono lasciati vivere molti paesi e popoli del mondo. Le più grandi discariche a cielo aperto si trovano in aree povere e degradate. Le plastiche inquinanti nei mari e negli oceani sono immesse in grandissima parte dai fiumi che scorrono nei paesi a minor tasso di crescita. La plastica costa poco e dura molto e viene utilizzata diffusamente proprio per questo. E dove c’è arretratezza non c’è raccolta di rifiuti, né educazione alla loro differenziazione, tantomeno esistono imprese per il loro riciclo.

Infine la terza causa di sciagura è l’inciviltà, la mancanza di educazione e senso civico, degli uomini. Sempre restando alla plastica, sarebbe tutta o in grandissima parte riciclabile e quindi il degrado che da essa deriva dipende esclusivamente da noi.

Ora, le prime due cose sono legate: la prima, la protervia, è causa della seconda, l’arretratezza. Da cui si capisce l’importanza ed il bisogno di uguaglianza, di giustizia e di una più equa distribuzione delle risorse nel mondo. Ciò che necessariamente richiede l’affermazione della solidarietà e della fratellanza fra gli uomini. La terza cosa, l’inciviltà, è legata ad entrambe, protervia e arretratezza, ma anche da esse indipendente. É soprattutto diretta conseguenza della nostra stupidità.

La fotografia

La fotografia fu inventata nell’ottocento circa. Il termine dal greco significa “scrittura di luce”. È fatta da una macchina, ma è anche un’arte. Oppure serve anche all’arte. Utrillo, specie quando era fuori di testa o abbastanza ubriaco da non uscire per dipingere i paesaggi di Montmatre, li ritraeva in casa con ingenua e sofferta delicatezza dalle cartoline, cioè da delle foto. Aveva avuto un padre ignoto, una madre pittrice nonché dissoluta e una moglie megera che lo sfruttava. Ma questo non c’entra. Ci dispiace solo per Utrillo. La fotografia è quella cosa che un amico te la manda dopo tanti anni e te dici, anzi esclami, guarda lì chi c’è, com’eravamo giovani! E poi chiedi, ma questo chi era? E quella, come si chiamava lei, la bionda? E lui con la barba, che stavano insieme, mi pare, poi si lasciarono e lei, la bellona, si mise con quel compagno, quello sempre perseguitato dalla fortuna. Insomma cose così. Che ti fanno ricordare un altro tempo e un altro mondo che non ci sono più. Perché poi cominci a chiedere che ne è del tale e del tal altro e la risposta è che anche loro non ci sono più. E non perché passa il tempo, perché per loro il tempo non è passato. Così ti rendi conto che te e chi te l’ha mandata siete fra i pochi sopravvissuti in quella foto. Fai gli scongiuri, ma ti viene tristezza. E commozione per quel gruppo di “amici” che, nonostante le diversità, credevano in qualcosa, avevano qualcosa in comune. O forse è solo perché eravamo tutti più giovani e ora restiamo a condividere la fortuna di aver vissuto quel periodo e il rimpianto per lo scialo che ne è stato. Lo scriveva anche Tabucchi che le istantanee conservano un fascino ingannevole, probabilmente perché pretendono di immortalare un istante irripetibile e mortale. Più o meno. Ma anche Tabucchi, diciamo la verità, era bravo, il migliore di tutti, per carità, però, quando ci si metteva, ti faceva venire addosso una malinconia, ma una malinconia che per tutto il giorno ti saliva il magone. Che merda la vita! Che poi in quella foto di tanti anni fa non c’ero nemmeno. Ma tanto in fotografia vengo male, anche peggio che dal vivo. Fanculo le fotografie!

La relatività

Questa è una di quelle giornate che guardi l’orologio ed è sempre la solita ora. Perché tutto, ma proprio tutto è relativo, pure il tempo. Lo diceva anche Einstein, non solo a proposito del tempo e un po’ meglio di così. Con una formula divenuta famosa. Un’equazione.

Il progresso

Potrei scrivere tante cose per descrivere l’innata volontà di progredire che alberga nell’animo dell’uomo, meglio se progressista. Ma non è detto. Per essere breve, ma al contempo esaustivo, mi avvarrò di una metafora semplice e chiara, raccolta in un bagno pubblico. O è un’allegoria? Comunque sia, alla fin fine il cesso, con rispetto parlando, è il luogo dove siamo più sinceri e spontanei in rapporto alla nostra stessa natura. Ebbene su un cartello affisso sopra il water di un gabinetto è stato rinvenuto il seguente scritto: «Prima di uscire controlliamo che il bagno sia in condizioni migliori di quando siamo entrati». Non dice “uguali” o “almeno uguali” che sarebbe solo igiene. Niente affatto, anche sapendo ciò che lì viene fatto, dice proprio “migliori”. E questo è il progresso.

Burraco

Gioco di carte di società. Particolarmente indicato per gli anziani e tutti coloro che devono far passare in qualche modo il tempo, sperando di ingannarlo. Si gioca con due mazzi di carte insieme, poi si pela, si scarta o si pescano le carte dal tavolo e si fatica a tenerle in mano ordinandole a ventaglio. Praticamente il Burraco è la rivincita del due, compreso quello di picche. Si dice «conta quanto il due di briscola» per indicare uno che non vale un cazzo niente o che è ritenuto o considerato tale. E spesso la cosa ti riguarda e mica solo nella briscola: sul lavoro, a casa, in società. Invece, basta una mano di Burraco e, voilà, come per magia, i due diventano “pinelle”, carte potenti che possono sostituire tutte le altre del mazzo. E contano ben venti punti! Ci fosse davvero una rivincita per tutti i due di picche del mondo, nel gioco e nella vita! Invece, in entrambi i casi, molto più facili e probabili sono le “riperdite”. C'est la vie et les jeux sont faits. Buona domenica e buona fortuna.

Libero Venturi

Pontedera, 15 Dicembre 2019

Libero Venturi

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