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domenica 18 agosto 2019

Attualità martedì 18 novembre 2014 ore 14:51

Carceri toscane tra vittime e sovraffollamento

Il garante per i diritti dei detenuti: "Nel 2014 già 10 morti". Venerdì e sabato due giorni di confronto a Firenze sulla gestione dei penitenziari



FIRENZE — La situazione resta difficile. Ma se progressivamente il problema del sovraffollamento è in via di risoluzione (in Toscana sono detenute 3.367 persone su una capienza regolamentare di 3.345, quindi quasi la coincidenza) quello delle morti in carcere continua ad essere un fenomeno assai preoccupante. Nel solo 2014, infatti, sono 10 le persone morte nei penitenziari della nostra regione e tra questi 4 sono stati casi di suicidio (1 a Lucca, 1 a Pisa, e 2 a Firenze).

Ad illustrare i dati è stato questa mattina il garante per i diritti dei detenuti Franco Corleone che in Consiglio regionale ha presentato il convegno ‘Delitti e pena: 250 anni dopo Beccaria’ che si terrà venerdì e sabato nell’aula di Sant’Apollonia in via S. Gallo, a Firenze.

“Bisogna – ha continuato Corleone – cambiare la qualità di vita nel carcere e trovare pene alternative che favoriscano il reinserimento sociale come i lavori socialmente utili”.

La due giorni, organizzata in occasione della Festa della Toscana, servirà per riflettere sul senso della pena, sulla funzione dell’istituzione carceraria e su nuove possibili prospettive sanzionatorie con la speranza di costruire una piattaforma capace di tracciare una riforma del sistema penale e penitenziario innovativa e credibile. Molte, infatti, sono le questioni ancora aperte a partire dal superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari e l’introduzione del reato di tortura, dalla nomina del capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e del garante nazionale per i diritti dei detenuti alla piena attuazione della sentenza della Corte costituzionale sulla Fini-Giovanardi.

Il professor Emilio Santoro ha fatto presente che in tutta l’Europa occidentale si sta ridiscutendo “sul senso del carcere che al di là dell’incapacità immediata non porta al reinserimento sociale“. “L’obiettivo – ha detto Santoro – sarebbe quello di far scontare la pena a chi abbia condanne fino a 4 anni, con lavori socialmente utili”.

Franco Corleone - Dichiarazione


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