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giovedì 13 dicembre 2018

Attualità venerdì 21 settembre 2018 ore 18:53

Criminalità mafiosa in aumento in Toscana

La Regione Toscana ha presentato il secondo rapporto sulla criminalità organizzata. Metà dei clan presenti fanno capo alla 'ndrangheta



FIRENZE — Negli ultimi tre anni la Toscana è diventata la prima regione in Italia dopo la Campania, la Calabria e la Sicilia per arresti e denunce con l’aggravante mafiosa, 223 persone in tutto. Il dato fa parte di un’indagine sulla criminalità organizzata commissionata dalla Regione alla Scuola Normale di Pisa e presentata a Firenze alla presenza del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho e del procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo. Le province toscane a più elevato rischio di penetrazione criminale sono quelle di Grosseto, Livorno, Prato e Massa Carrara. Quest’ultima è l’unica che ha registrato anche un aumento degli episodi di intimidazione e violenza. Sempre in Toscana sono cresciuti gli episodi di danneggiamento da incendio, gli attentati e le rapine. Livorno è la città che ha registrato il più alto tasso di crescita delle denunce per estorsione a livello nazionale. Prato invece detiene il primato del reato di riciclaggio. I gruppi mirano più al controllo dei mercati che dei territori. L’arresto di latitanti in territorio toscano dimostra l’importanza delle Toscana per le organizzazioni mafiose della Toscana dove ci sono settori economici che mostrano una certa predispozione alla protezione mafiosa.

Secondo la mappa tracciata dalla scuola normale, i clan in azione in toscana sono 78, il 48 per cento legato alla ‘ndangheta calabrese, il 41 per cento alla camorra, il 5 per cento a Cosa Nostra e un altro 5 per cento alla Sacra corona unita pugliese. 

Le attività più frequenti sono il traffico di droga, le estorsioni, lo sfruttamento della prostituzione, il riciclaggio, la contraffazione, l’usura e il traffico di rifiuti. Una trama criminale che opera con basso profilo e pochi fatti di sangue e che incide sull’economia legale soprattutto con il riciclaggio, l’occultamento dei capitali, utilizzando imprenditori e professionisti del porsto più nel settore privato che negli appalti pubblici.



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