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Attualità mercoledì 20 aprile 2016 ore 15:17

​A Pianosa tracce di una razza di lepre estinta

I volontari e i ricercatori del Parco Nazionale Arcipelago Toscano hanno scoperto che la lepre di Pianosa conserva legami con una razza ormai estinta



CAMPO NELL'ELBA — A volte le scoperte nascono per caso, quando non si aspettano e quando le certezze hanno ormai aperto altre strade. E’ accaduto a Pianosa, dove il gruppo di lavoro di un progetto Life finanziato dalla Commissione europea è giunto ad una sorprendente evidenza: gli esemplari di lepre, benché frutto di una introduzione locale, conservano i geni intatti della lepre europea italiana, ormai estinta in purezza nel territorio continentale. 

E’ la conclusione a cui sono arrivati i tecnici e i ricercatori del Parco Nazionale Arcipelago Toscano e dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, impegnati in attività di riqualificazione della fauna nativa delle isole toscane. D

urante l’inverno, grazie alla collaborazione di volontari esperti in catture di lepri afferenti a diversi Ambiti Territoriali di Caccia della Toscana, dell’Emilia Romagna e dell’Abruzzo, sono stati catturati e esaminati vari individui. Gli animali, visti da vicino, presentavano lievissime differenze in dimensioni e colorazione rispetto alla comune lepre europea: tali indizi hanno fatto nascere quel dubbio che nella mente dei ricercatori deve sempre spingere a rivedere le proprie convinzioni e a verificare l’impossibile. 

Le analisi genetiche effettuate dal laboratorio di Genetica dell’ISPRA hanno confermato l’inaspettata verità: la popolazione deriva da lepri introdotte forse a metà dell’ottocento dagli amministratori della colonia penale e grazie all’isolamento hanno mantenuto inalterate le loro caratteristiche, contrariamente a quanto accaduto nel resto d’Italia dove l’immissione di esemplari provenienti da varie parti del mondo ha contaminato irrimediabilmente l’aspetto e il genotipo originari. 

Così la lepre blu di Pianosa, dal colore leggermente ceruleo nella parte posteriore, può raccontare storie del passato e terrà impegnati da qui in avanti ricercatori, tecnici e volontari esperti, nel monitoraggio e nella tutela di una entità unica e di inestimabile valore. Una perla di biodiversità, venuta alla luce proprio per la volontà di conoscere e riqualificare gli ambienti protetti mediterranei e che svela quanto ancora le isole dell’Arcipelago Toscano possano nascondere.



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