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mercoledì 01 giugno 2016

Cronaca mercoledì 17 febbraio 2016 ore 19:05

Se la Francia prende il mare dei pescatori elbani

La zona di mare al largo della Corsica, rivendicata come esclusiva dalla Francia, è fondamentale per i pescherecci elbani che ora temono l'esclusione

CAMPO NELL'ELBA — Ristoranti senza pesce spada autoctono, pescherecci fermi e famiglie in crisi. Sarebbe questa la situazione sull'Elba se l'accordo bilaterale fra Italia e Francia entrasse realmente in vigore.

Il caso internazionale, scoppiato con il sequestro del peschereccio italiano Mina sorpreso a reti calate nell'alto Tirreno nella zona di mare che i cugini francesi reclamano come propria, è diventato presto politico costringendo il governo a intervenire per sedare l'accusa di aver svenduto pezzi di mare ai francesi.

Si è poi scoperto che il trattato firmato a Caen fra le due nazioni è stato ratificato oltralpe ma non ancora dal Parlamento italiano, spiegando così in parte la confusione che è regnata sotto i due cieli (e nei mari) nazionali. Ciò che resta sospeso è tuttavia il nuovo confine di pesca che, se dovesse entrare in vigore come descritto, priverebbe anche i pescatori elbani di una proficua zona di pesca.

Ce lo conferma Daniele Vitiello, presidente dell'Acli Pesca elbana: "C'è una zona che diventerebbe francese e per i pescatori elbani sarebbe una grave perdita".

La zona è quella al largo della Corsica, un lembo di mare a 16 miglia dall'isola sotto il quale corre un profondo canale sottomarino e che è particolarmente fecondo per i pesce spada: "In quella zona - continua Vitiello - nei mesi estivi riusciamo a tirare su intorno ai 300 kg di pesce al giorno, un terzo del quale resta sull'Elba (il resto viene venduto a un prezzo medio di 8/9 euro al chilo, nda). Sono i mesi più importanti per noi e le nostre famiglie e ci permettono di campare d'inverno quando è difficile uscire per il maltempo".

Solo per i pescherecci aderenti all'Acli Pesca parliamo di quasi venti pescatori e altrettante famiglie, ma su tutta l'isola i numeri crescono. 

"Non sappiamo niente di certo - continua Vitiello - anche i marinai delle forze armate non sanno dirci con certezza cosa succederà nè quando, per adesso continuiamo come sempre sperando di non trovarci nei guai con la marina francese".

Il tratto dove i pescatori stendono i palamiti è a sud dello scoglio d'Africa, meglio conosciuto come Affrichella, e dovendo tenere mezzo miglio di distanza tra un'imbarcazione e l'altra, sia le reti che i pescherecci finirebbero presto nelle acque francesi, il cui confine è ora alle 12 miglia dalla costa.

"Noi usiamo pescherecci di piccolo cabotaggio - conclude il presidente - andare più lontano o altrove sarebbe impossibile".

L'Acli Pesca elbana è incostante contatto con l'associazione madre Federcopesca in attesa che il pericolo dell'esproprio venga scongiurato o che almeno giungano notizie certe sui nuovi confini e sull'eventuale applicazione del trattato.

Luca Lunedì
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