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venerdì 18 ottobre 2019

Attualità venerdì 21 giugno 2019 ore 10:40

Dl sicurezza, respinto il ricorso della Toscana

La Corte Costituzionale ha giudicato inammissibili i ricorsi presentati con altre quattro regioni. Rossi: "Pronta una legge sui diritti umani"



FIRENZE — Si riaccende lo scontro sul decreto sicurezza del governo in materia di permessi di soggiorno e contrasto all'immigrazione illegale. Sono stati giudicati inammissibili dalla Corte Costituzionale i ricorsi presentati dalle Regioni Toscana, Emilia Romagna, Calabria, Marche e Umbria contro il provvedimento. Le quattro Regioni avevano impugnato numerose disposizioni del provvedimento ritenendo che fossero state violate in modo diretto e indiretto le loro competenze. Secondo la Consulta, spiega una nota dell'ufficio stampa, le nuove regole in materia di permesso di soggiorno, iscrizione all'anagrafe dei richiedenti asilo e Sprar sono state invece adottate nell'ambito delle competenze riservate in via esclusiva allo Stato. 

La Consulta ha casomai bocciato i "superpoteri" dei prefetti ritenendo ammissibili le censure all'articolo 28 che prevede un potere sostitutivo del prefetto nell'attività dei Comuni e delle Province. 

Sul pronunciamento della Corte si è espresso subito il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi che ha detto di ritenerla solo "il primo tempo della battaglia". Una battaglia tutta politica "che abbiamo intenzione di combattere contro chi, come il ministro Salvini, calpesta i diritti umani più elementari". Anche perché, ha scritto il governatore su Facebook, la Corte ha "dichiarato inammissibile, per motivi non di merito, ma formali la parte delle nostre contestazioni di costituzionalità al decreto riguardante i temi del permesso umanitario e della iscrizione anagrafica per i richiedenti asilo".

In Consiglio regionale, ha poi spiegato Rossi, è già in discussione una proposta di legge presentata dalla giunta che individua le modalità generali di erogazione dei servizi per garantire i livelli minimi di dignità umana a tutti. Li abbiamo chiamati diritti samaritani".



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