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giovedì 20 giugno 2019

Attualità giovedì 22 giugno 2017 ore 17:10

I tentacoli invisibili della mafia in Toscana

L'inabissamento è secondo il rapporto annuale della Dna la tecnica preferita dai gruppi criminali italiani ed esteri attivi sul territorio regionale



FIRENZE — Inutile nascondersi dietro a un dito. La mafia in Toscana c'è e ha molti volti ma va inquadrata per la portata che ha e per le capacità di radicamento effettive. I volti sono quello delle organizzazioni mafiose calabresi, campane e siciliane, ma anche quello della mafia cinese, radicata soprattutto tra Firenze e Prato. Il fatto è che, al pari di altre regioni della del Centro e Nord Italia, sul suolo toscano le mafie sembrano preferire "preferire la strategia dell'inabissamento, evitando di ricorrere ad azioni criminose eclatanti, al solo scopo di favorire i traffici illeciti o gli affari economici solo all'apparenza leciti". Lo spiega la relazione annuale della Dna. "Il tutto - si legge nella relazione - in un contesto economico in cui i perduranti effetti della crisi degli anni scorsi continuano a condizionare le dinamiche economico finanziarie e sociali del territorio", lasciando "spazi di agibilità alle organizzazioni criminali e alle strategie di aggressione alle realtà imprenditoriali sane, spesso finalizzate alla progressiva acquisizione delle aziende".

Insomma della crisi le organizzazioni criminali approfittano e su di essa lucrano. "Le organizzazioni criminali più organizzate - si legge ancora nella nota - su tutte camorra e 'ndrangheta, oltre alle attività riguardanti i traffici illeciti mirano ad accaparrarsi i settori dell'economia cosiddetta legale, per riciclare il denaro proveniente da attività criminali e da altre fonti di illecito arricchimento". I meccanismi di infiltrazione nell'economia legale sono ben oliati, soprattutto per l'accaparramento di lavori pubblici e privati. Ma nel mucchio entrano anche la partecipazione al mercato immobiliare e il trattamento dei rifiuti". 

Tra i problemi maggiori riscontrati in Toscana ci sono le "spiccate capacità imprenditoriali, con una significativa penetrazione e condizionamento di ambienti politico amministrativi, anche ricorrendo a comportamenti corruttivi". "I sodalizi - si sottolinea sempre nel documento della Dna - hanno dimostrato rispetto al passato una maggiore propensione al mascheramento, grazie ad artifici societari, intestazioni fittizie e delocalizzazione del controllo aziendale".

Ad alleggerire il quadro c'è la considerazione che, "quanto al radicamento sociale delle organizzazioni mafiose, va precisato che nel territorio non risultano evidenze che depongano per l'esistenza di insediamenti di cellule territoriali delle mafie tradizionali". "Ad eccezione di alcune zone del territorio come Viareggio, Torre del Lago e Altopascio - prosegue la relazione - i processi migratori di origine calabrese e campana non hanno assunto dimensioni tali da determinare un graduale inquinamento del tessuto sociale". 



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