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mercoledì 16 ottobre 2019

Attualità mercoledì 21 dicembre 2016 ore 10:16

"Bisogna fare di più per aiutare i profughi"

Alla vigilia di Natale in una lettera rivolta alle comunità i vescovi della Toscana chiedono più disponibilità e coraggio alle parrocchie



FIRENZE — Una lunga lettera di carità e amore verso i profughi che arrivano in Italia e in Toscana, persone scappano dalla miseria e dalla guerre. I vescovi toscani hanno deciso di rivolgersi a tutte le comunità ecclesiali per condividere insieme le ansie e le prospettive del precetto evangelico dell'accogliere lo straniero. 

La lettera è rivolta a tutta la comunità cristiana, e prende spunto dalle parole di Papa Francesco, per riflettere e sollecitare sul tema dell'accoglienza di richiedenti asilo e profughi.

In Toscana il 21 per cento degli 11.669 profughi presenti alla fine dell'ottobre scorso è ospitato in strutture ecclesiali, ma i vescovi sottolineano che occorre "fare ancora di più" vista la situazione degli arrivi in Italia. 

La Conferenza episcopale Toscana raccomanda di promuovere nelle comunità, in particolare quelle parrocchiali, "una disponibilità all'accoglienza informata e coraggiosa" e "senza paura", perché "diventino protagoniste nell'incontro con i fratelli e le sorelle migranti" e dei "poveri tutti".

Sul piano operativo, nella lettera, i vescovi della Toscana ricordano il vademecum della Cei e "le utili linee guida diffuse dalla Diocesi di Firenze per realizzare una buona accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati", frutto delle idee e dell'impegno di tutti. Per questo raccomandano "il necessario e continuo dialogo con le Caritas diocesane" e con tutte le istituzioni civili, "non solo mettendo a disposizione eventuali strutture, ma soprattutto disponendo la comunità a diventare protagonista dell'incontro con i fratelli e le sorelle migranti". 

I vescovi toscani, infine, auspicano che cresca un confronto serio sul sistema di ingresso e dell'accoglienza nel nostro Paese e sui molti nodi insoluti che presenta, perché si possa superare la logica emergenziale, "che rischia di consegnare migliaia di uomini e donne, lungamente accolti, all'irregolarità, in uno spreco di risorse e di energie collettive", e dare una migliore e degna risposta a questi fratelli che continuano a fuggire da violenza e miseria. Una riflessione "accorta sulle regole e sugli strumenti, in un serrato dialogo con le comunità locali", identificando insieme "percorsi e proposte orientate alla difesa della vita, alla protezione della dignità umana e dei diritti fondamentali dell''uomo", con strumenti di integrazione "concreta, in una visione di lungo periodo, su quale Italia immaginiamo per il domani, quali comunità, quale convivenza possibile".



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