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lunedì 09 dicembre 2019

Attualità giovedì 05 gennaio 2017 ore 14:15

Il no di Rossi ai Cie

L'annuncio del ministro Minniti sull'apertura di nuovi Cie, uno in ogni Regione italiana, non piace al presidente della Regione Enrico Rossi



FIRENZE — E' nell'aria già da qualche giorno l'idea del governo di aprire nuovi Centri di identificazione ed espulsione, i Cie. Il governatore toscano non è d'accordo, anche dopo l'ultimo annuncio del ministro degli interni Marco Minniti di voler aprire un Cie in ogni Regione, ma Minniti ha sottolineato che saranno diversi: "Non avranno nulla a che fare con quelli del passato. Non c'entrano nulla perché hanno un'altra finalità, non c'entrano con l'accoglienza ma con coloro che devono essere espulsi", ha detto Minniti. "Ne parleremo alla conferenza Stato-Regioni già convocata per il 19 gennaio. Proporrò strutture piccole, che non c'entrano nulla con quelle del passato, con governance trasparente e un potere esterno rispetto alle condizioni di vita all'interno".

E il governatore della Toscana, Enrico Rossi, non ci sta ha scritto una lettera aperta al ministro tramite Facebook.

"Il problema dell'immigrazione - scrive Rossi su Facebook- è importante e decisivo per il futuro economico sociale, per la sicurezza e per la politica nel nostro Paese. Bene quindi affrontarlo e volerlo risolvere. Ma che senso ha sui Cie dare ragione alla destra" e tirargli la "volata", dopo che in gran parte "erano già stati chiusi perché non solo violano i più semplici diritti umani ma sono anche inefficaci? Misteri della politica e di una strana vocazione al suicidio che la sinistra mostra già da tempo". 

Il titolo della lettera aperta di Rossi al ministro è ''Il nome della cosa non può essere Cie'', rifacendosi a Umberto Eco: ''Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus''. 

I Cie, spiega Rossi, "sono stati già un fallimento e non devono essere riproposti. Neppure usando lo stesso acronimo per indicare un''altra cosa. E se si vuole pensare a una politica di espulsioni e rimpatri occorre ben altro". 

Per il governatore, in realtà "non mancherebbero argomenti per la revisione delle politiche per l'immigrazione, capaci di fare ordine, dare sicurezza, avere contenuti positivi di umanità e contribuire allo sviluppo del Paese". Ma per Rossi occorre "rivedere la legge Bossi Fini che non funziona, ostacola l''integrazione e crea clandestini", non è "degna di un Paese moderno e civile". 

"Si calcola - scrive ancora Rossi - che sono più di 430.000 gli immigrati irregolari creati in gran parte a causa di questa legge". 

"Si può parlare del problema immigrazione senza affrontare questo nodo? Senza prevedere la eliminazione del reato di clandestinità voluto dalla Bossi Fini? Prospettare un quadro di possibilità di regolarizzazione e integrazione in attività lavorative? Io credo di no. Considero grave che nonostante il pronunciamento del Parlamento non si sia ancora intervenuti": forse "temiamo le polemiche di Salvini e ora quelle di Grillo?".

In secondo luogo, per Rossi, emerge anche dai fatti più recenti il fallimento del modello di accoglienza incentrato su "prefetture, grandi centri e mega appalti alle cooperative" mentre altri esempi, "basati sull'accoglienza diffusa, sul ruolo dei comuni, sulla formazione sull'addestramento lavorativo" funzionano. "Il Governo deve adottare queste esperienze e farne il modello di riferimento per tutta l''Italia".



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