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venerdì 18 ottobre 2019

Politica lunedì 05 dicembre 2016 ore 09:24

"Restiamo uniti ma serve un nuovo leader"

Secondo il governatore toscano Enrico Rossi, che ha votato Sì ala referendum costituzionale, ora "Serve un Pd più aperto ai drammi della società"



FIRENZE — Il presidente della Regione Toscana e candidato alla segreteria del Pd nazionale, con un lungo post su Facebook, scritto subito dopo il discorso del premier Matteo Renzi che ha annunciato le sue dimissioni dopo la vittoria del No, ha detto che adesso serve  "Un PD diverso e una leadership diversa". Rossi è candidato alla segreteria del Partito Democratico.

"Abbiamo perso nonostante la riforma contenesse buone ragioni di merito - detto Rossi, da sempre sostenitore del Sì -. È vero che si è espresso un giudizio anche su Renzi, soprattutto a causa dell’errore di personalizzazione che lui stesso ha riconosciuto. Ma un’affluenza così alta e un risultato così netto, se sarà confermato, indicano una scelta più di fondo nel popolo italiano, tra chi vuole cambiare e chi vuole conservare la nostra Costituzione". 

"Ha vinto quello che alcuni definiscono "patriottismo costituzionale" che, forse, in queste dimensioni non ci aspettavamo. Ha vinto una difesa della Costituzione che non si fida dei partiti, né dei governi, né dei personalismi. La Costituzione come baluardo contro le ambiguità del carattere ondivago della politica di questi tempi. Quindi, grandi riforme della Costituzione d’ora in poi vanno valutate con grande attenzione. 

Anch'io ero convito che la riforma potesse comunque costituire un passo avanti e rendere più efficienti e adeguate le istituzioni superando il bicameralismo paritario e la frammentazione prodotta dagli eccessi del federalismo. Dal popolo italiano viene un invito chiaro a trattare la materia costituzionale con maggiore rispetto e soprattutto ad evitare che su di essa si producano divisioni e lacerazioni insanabili.
Gli italiani hanno espresso un "patriottismo costituzionale" di cui sarà bene che la politica tenga seriamente conto. È vero che non si voleva toccare la parte dei principi della Costituzione, ma si è dato ugualmente la sensazione di un cambiamento eccessivo, che toglieva diritti come il voto per i senatori. Non è bastato certo l’argomento dei costi della politica, sbagliato e poco credibile, a correggere queste percezioni. Gli italiani accettano interventi puntuali, chirurgici, non revisioni generali della carta costituzionale, anche se si tratta solo della parte ordinamentale. Questo è, a mio avviso, il senso del voto, e il PD deve accettarlo e riflettere su di esso.

Renzi ha fatto fatto appello alla “maggioranza silenziosa”, ha puntato apertamente a destra per vincere, per conquistare quel ceto medio che sempre è stato favorevole alla stabilità e filo-governativo, che anche ora pareva affidarsi davvero al premier e a un PD d’impianto moderato. Il calcolo è stato sbagliato, in realtà quei ceti medi sono in sofferenza, temono per il proprio futuro, sono angosciati a causa della crisi e della precarietà del lavoro dei figli. Piuttosto che intervenire per stabilizzare, sembra che abbiano voluto cogliere l’occasione per far sentire la loro rabbia". 

Secondo Enrico Rossi, "Non è il momento delle recriminazioni ma del dialogo e dell’unità. Serve un PD più aperto ai drammi della società, più forte, più organizzato e più radicato tra i ceti deboli, con un netto profilo di sinistra. Una sconfitta così forte richiede un ripensamento dell’intero asse strategico del Partito, che chiama in causa il Governo, il cui riformismo si è rivelato insufficiente e troppo debole. Il tempo e le sfide richiedono un PD diverso e una leadership diversa da quella attuale".



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