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venerdì 18 ottobre 2019

Attualità mercoledì 28 ottobre 2015 ore 07:47

"Forteto, valutare il congelamento dei contributi"

Sì unanime del Consiglio regionale a una mozione che mette in discussione i contributi all'associazione Artemisia e un dirigente della Regione



FIRENZE — Nei mesi scorsi il fondatore del Forteto di Vicchio è stato condannato a 17 anni e mezzo di carcere per abusi e violenze sessuali nei confronti di giovani e ragazzi affidati alla comunità dal Tribunale dei minori. Condannati per abusi anche 15 suoi collaboratori.

La mozione approvata dal Consiglio è stata presentata dal consigliere regionale e vicepresidente della commissione d’inchiesta sul Forteto Giovanni Donzelli (Fratelli d’Italia) e comprende alcuni emendamenti del capogruppo Pd Leonardo Marras. Al centro della mozione i contributi previsti da un bando regionale per progetti finalizzati alla riacquisizione di autonomia da parte delle vittime del Forteto e il dirigente regionale del settore diritti di cittadinanza e coesione sociale.

Nel testo il Consiglio Impegna la Giunta a “valutare il congelamento dell’assegnazione di contributi all’associazione Artemisia” nonchè l'esclusione di “ogni progetto che metta in dubbio i fatti accaduti al Forteto ed accertati con una sentenza del tribunale di Firenze”. 

L’associazione Artemisia ha ottenuto l’aggiudicazione, si spiega nella mozione, attraverso un progetto nel quale si parla di “presunte vittime” del Forteto, si utilizzano “imbarazzanti condizionali” e, attraverso una “siffatta descrizione del contesto dequalifica il lavoro di questo Consiglio regionale e dei magistrati, oltre a rappresentare l’ennesimo schiaffo per le vittime del Forteto”.

L’atto impegna inoltre la Giunta a valutare la rimozione del dirigente Vinicio Biagi dal suo incarico nel settore “Diritti di cittadinanza e coesione sociale”. Il dirigente, si motiva nella mozione è “lo stesso che firmò per conto della Regione una relazione sul Forteto indirizzata al Ministero degli Esteri in cui contestava la sentenza della Corte europea per i diritti dell’uomo, che nel 2000 condannò l’Italia e nella quale, di fatto, avallava il sistema ‘famiglia funzionale’, all’origine degli abusi accertati dalla sentenza del Tribunale di Firenze del 17 giugno 2015”.



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