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lunedì 23 settembre 2019

Cronaca martedì 20 giugno 2017 ore 13:02

Gli aguzzini delle schiave del sesso di periferia

Servizio di Serena Margheri

I sette sfruttatori delle ragazze albanesi in un primo momento facevano finta di essere innamorati poi le iniziavano alla prostituzione



FIRENZE — Stringevano rapporti sentimentali con giovani ragazze dai 19 ai 35 anni e poi le costringevano a prostituirsi in appositi appartamenti, ma anche sulla strada. Sono sette gli aguzzini fermati alle prime luci dell’alba dai carabinieri di Firenze a termine della lunga attività di indagine.

I carabinieri hanno eseguito 7 fermi di indiziato di delitto nei confronti di altrettanti cittadini albanesi, accusati di aver messo in piedi e gestito un giro di prostituzione di decine di ragazze di origine albanese, fatte prostituire per le vie di Firenze, in particolare, nella zona di viale XI Agosto, Via Luder, Via Baracca e via di Novoli.

Le indagini, condotte dal Nucleo Operativo della Compagnia di Scandicci e coordinate dalla procura della di Firenze - pubblico ministero Ester Nocera, sono state avviate nel mese di novembre 2016 e si sono sviluppate per tutto l’inverno, permettendo di ricostruire i legami, i contatti e le condotte di sfruttamento degli arrestati nei confronti delle vittime. 

I carabinieri, durante alcune attività investigative volte al contrasto della prostituzione, avevano notato la presenza di alcuni degli indagati i quali non venivano mai visti consumare rapporti sessuali con le prostitute ma, al contrario, apparivano come i registi dello sfruttamento.

Così è stato scoperto il tipo di reclutamento delle ragazze. Il primo passo per sottomettere le giovani era quello di stringere con loro rapporti “sentimentali”, facendo credere alle ignare ragazze di essere le loro fidanzate, in modo da non far percepire il reale sfruttamento.

Una volta avviate le donne al lavoro su strada, gli arrestati controllavano le prostitute, monitorando attentamente il numero dei loro clienti, non disdegnando intimidazioni e pestaggi qualora clienti o altri sfruttatori avessero infastidito le ragazze.

I controlli potevano essere visivi, oppure, quando si appartavano con i clienti per consumare la prestazione sessuale, le ragazze dovevano inviare sms o lasciare il telefono attivo in conversazione con il rispettivo protettore. Gli sfruttatori, inoltre, si occupavano anche rifornire le donne di preservativi, procurandogli vestiti, nonché cibi e bevande calde portati direttamente su strada. 

Ai clienti che prendevano contatti con le prostitute veniva invece offerta una sorta di upgrade: nel caso in cui non avevano voglia di consumare il rapporto per strada c’era la possibilità di usufruire di due appartamenti ubicati nella zona di lavoro, utilizzati esclusivamente per lo scopo.

Il provvedimento di fermo è stato emesso dal pm titolare dell’indagine a carico di 8 indagati, 7 dei quali sono stati rintracciati e tratti in arresto stamani, mentre per l’ultimo sono ancora in corso le ricerche.

Nel corso dell’operazione dei carabinieri di Scandicci sono state eseguite anche perquisizioni nei domicili degli arrestati e nelle due abitazioni utilizzate dalle prostitute. Sequestrate infine cinque autovetture utilizzate dagli arrestati per accompagnare e controllare le prostitute sul luogo di lavoro.

Le prostitute ora intraprenderanno un percorso di recupero e reinserimento sociale per evitare che possano cadere nuovamente nelle mani di nuovi sfruttatori.



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