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Attualità lunedì 13 febbraio 2017 ore 13:25

Una pianta aliena infesta i torrenti toscani

Scoperta dall'Arpat nell'Ombrone, a Quarrata e Comeana, la porracchia peploide. Di origine sudamericana, è la sua prima comparsa in Toscana



PISTOIA — E' stata bollata subito come 'pianta aliena' la "Ludwigia peploides subsp. montevidensis", in altri termini, porracchia peploide o di Montevideo. La sua presenza nelle acque dell'Ombrone è stata scoperta dagli operatori del Gruppo di Lavoro Biomonitoraggio dell'Area Vasta Centro di Arpat. 

I tecnici l'hanno trovata nella stazione “Ombrone medio” a Caserana, nel Comune di Quarrata e poi anche alla stazione “Ombrone valle” di Comeana, nel Comune di Carmignano. Non solo, la presenza della pianta sudamericana è stata accertata anche alla Ferruccia, sempre nel Comune di Quarrata e a Castellare, in quello di Pistoia. E ancora, la porracchia ha fatto la sua comparsa anche in Arno, a Camaioni, nel Comune di Montelupo Fiorentino, cioè quattro chilometri a valle dell'immissione dell'Ombrone Pistoiese nel fiume. 

La certezza che si tratti proprio della porracchia è arrivata dopo le analisi del Laboratorio di Fitogeografia dell'Università degli Studi di Firenze, che la confermato la specie.

La pianta sta evidentemente conquistando nuove aree e i rischi non sono pochi per l'ambiente. La porracchia, si legge in una nota dell'Aropat, attraverso le sue estese proliferazioni, può offrire riparo agli insetti fitofagi, può costringere a limitare le attività come la pesca sportiva o la balneazione nei corsi d'acqua e può anche favorire la formazione di occlusioni in prossimità dei ponti e dei restringimenti degli alvei aumentando così la possibilità di alluvioni. Non solo la specie infestante può anche essere aggressiva sul piano biologico, tanto da creare problemi alle specie animali e vegetali autoctone. 

La Regione Lombardia, spiega l'Arpat, l'ha addirittura inclusa nella lista nera delle specie straniere sotto costante monitoraggio. La sua capacità di infestare gli ambienti in cui si trova, infatti, è enorme, visto che si può propagare da frammenti del fusto o del rizoma, che facilmente si staccano dalla pianta con il vento, con l'acqua o con gli animali. I fusti galleggianti che si producono sono lunghi fino a tre metri. 

In Italia la pianta è stata importata alla fine del XX secolo come pianta da acquario, spiega ancora l'Arpat. Ora si trova in varie regioni del nord e del Lazio. 



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