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sabato 10 dicembre 2016

Interviste venerdì 19 dicembre 2014 ore 17:39

Ruffini, "Io doppio" e il "serfi di Natale"

Il comico livornese parla del suo nuovo tour teatrale. Lo spettacolo coinvolge il pubblico a suon di tweet e battute

FIRENZE — Io doppio è lo spettacolo teatrale che ha reso celebre in tutta Italia l’associazione Nido del Cuculo e la bravura di Paolo Ruffini, vero e proprio animale da palcoscenico. Le risate sono garantite da ingredienti semplici quanto efficaci: l’energia contagiosa di Paolo, che improvvisa con il pubblico coinvolgendolo e rendendolo protagonista sul palco, e la proiezione di ri-doppiaggi in dialetto livornese di spezzoni di film più celebri, ri-doppiaggi ormai diventati dei cult. Ruffini sarà accompagnato dalla band del Nido del Cuculo Voci Sole: tre cantanti e cinque musicisti pronti a far scatenare il pubblico presente in sala. Un evento unico come ci racconta lo stesso Paolo Ruffini, a Firenze per due tappe del suo tour, il 27 e 28 dicembre.

“Siamo molto felici – dice Ruffini – che Firenze ci abbia accolto così bene da voler anche una doppia data. Ci da molta fiducia e gioia. Significa che lo spettacolo piace molto nonostante il prossimo anno compia quindici anni”.

Quindici anni in giro per i teatri, cosa è cambiato da quando hai iniziato?

“Sicuramente ho tanti più capelli grigi! Molti anni in più ma non mi pesano. Anzi mi piace crescere con il pubbico. Sono passate tre generazioni. Vedo bambini che conoscono a memoria battute di doppiaggi che io facevo venti anni fa, quando ancora neanche erano nati, mi fa sorridere. Il mio spettacolo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare è davvero per tutti. E’ uno spettacolo da vedere con tutta la famiglia, divertendosi insieme, nonni, nipoti e genitori...è un’occasione per stare insieme e fare festa”.

Cosa ci sarà di diverso in questo spettacolo?

“Ci saranno alcuni doppiaggi nuovi, anche se ormai sono diventati quasi un pretesto, vengono proiettati ma non sono più il fulcro dello spettacolo. Abbiamo appena rifatto un Puppa Pig molto divertente. Abbiamo doppiato il discorso di Obama con Renzi, mi sembrava particolarmente gustoso. Però lo spettacolo ha anche un cuore più sostanzioso: parleremo di social network, tantissimo di Facebook. Indagheremo su questi nuovi strumenti di comunicazione. Cercheremo di capire se tutta questa voglia di social network ci ha portato davvero a un incremento sociale o a una solitudine abissale. Inoltre sarà quasi tutto improvvisato”.

In tema di nuovi linguaggi, il teatro a tuo avviso può morire?

“No, anzi continuerà ad avere una funzione molto importante. Certo bisogna essere coraggiosi a tenere in piedi una struttura come un teatro nel 2014, ma credo che davvero non morirà mai. Come credo che non moriranno mai le librerie, come credo non moriranno mai tutte quelle cose che mettono in comunicazione il pubblico con una dimensione artistica“.

Come sarà la scenografia?

Sul palco da un lato, ci sarà una lavagna con dei banchi e delle sedie di una scuola. Dall’altro lato ci sarà la band, e lo schermo che sarà un’altra grande lavagna. Sarà uno spettacolo interattivo dove le persone potranno anche inviare tweet in tempo reale. Sul palco ci sarò poi anche io, anche se cercherò di stare il più possibile in mezzo alla gente perchè è proprio un bisogno che sento. Facendo cinema e televisione quando torno a teatro sento proprio la necessità del contatto fisico con la gente”.

Uno spettacolo quello fiorentino diverso dalle altre date.

“Si, il palco è più grande e poi, essendo sotto le feste di Natale, c'è qualche alberello, le musiche con uno swing natalizio. Il tema dello spettacolo è la bontà. Un termine che non si usa più. E’ una parola totalmente desueta. Ormai si usa solo crisi, scandalo, sesso. Ci s’ha da ridì su tutto. Non lo sopporto davvero più. E’ come se la malafede fosse diventata non solo uno sport ma anche sintomatica di una certa intelligenza, di una certa dinamica sociale Sono arrivati a citicare anche Benigni...mah. Non esiste davvero più una persona che ha successo che è immune dal massacro mediatico”.

Allora per lo spettacolo di Natale userai solo un liguaggio pulito?

“In che senso? Definisci pulito deh! Cosa non si deve dire? T...alla Lauren? Definiamo le parolacce...quindi, boh, deh, parlerò come parlo sempre, come fossimo fuori a prenderci un caffè. Se la discriminante sono le parolacce allora va spenta anche sempre la televisione. I videogiochi poi sì che so violenti. L’altro giorno giocavo con mio nipote a un famoso gioco con la playstation e mi fa 'zio arrotalo che si prende più punti!'.  Ecco io li sì che son rimasto sconvolto. Ai miei spettacoli vengono tanti ragazzini e mi dicono che sono cresciuti con le mie battute. A me pare siano venuti su bene, sorridenti”.

Elena Casi

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