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Attualità domenica 12 luglio 2020 ore 19:14

Esposta a sorpresa la reliquia di San Gualberto

Reliquiario con l'osso del braccio di San Gualberto
Foto di: Paolo Ricci

Durante la cerimonia religiosa per la festa liturgica del fondatore dell’ordine dei vallombrosani è stato mostrato ai fedeli “il braccio” del santo



REGGELLO — Giuseppe Casetta, dal 2007 abate generale dei monaci benedettini vallombrosani, ha fatto una gradita sorpresa ai fedeli e alle autorità che stamani seguivano la messa che si stava svolgendo nella chiesa dell’Abbazia di Vallombrosa, in occasione della festa liturgica di San Giovanni Gualberto, fondatore dell’ordine e patrono dei forestali d’Italia. Approfittando del fatto che quest’anno la cerimonia religiosa si è svolta in forma più intima, a causa delle misure per il contrasto all’epidemia da Coronavirus, l’Abate dei benedettini ha deciso di mostrare la reliquia più cara ai monaci vallombrosani: il braccio di San Giovanni Gualberto. Si tratta di un osso della parte inferiore del braccio che fu preso dal corpo del Santo quando mori, il 12 luglio del 1073 nel cenobio di Passignano (L'abbazia di San Michele Arcangelo oggi si trova nel comune di Barberino Tavarnelle).

La storia della reliquia è strettamente legata agli avvicendamenti storici che si sono susseguiti in Italia dall’anno Mille in poi. Nel 1529 il monastero di Vallombrosa fu saccheggiato dalle milizie di Carlo V e in quella occasione i monaci scapparono portando in salvo la preziosa reliquia. Lo stesso capitò con l’arrivo di Napoleone in Italia e la soppressione dei conventi, avvenuta nel 1808. Anche in quell’occasione i monaci benedettini fuggirono portandosi dietro il braccio del loro fondatore, eludendo così la razzia delle truppe napoleoniche. Stesso copione con la demanializzazione dell’Abbazia avvenuta in epoca sabauda (1867). Solo nel secondo dopoguerra, nel 1949, la reliquia di San Giovanni Gualberto trovò degna collocazione nella chiesa dell’Abbazia, dove i monaci erano nel frattempo tornati, riprendendo nuovamente possesso del monastero dietro il pagamento di un affitto (ancora in vigore) allo Stato italiano.

Così, stamani, su iniziativa dell’abate Casetta, il prezioso reliquiario contenente l’osso del braccio del santo, è stato mostrato ai fedeli e anche alle autorità civili e militari presenti. Tra questi vi era anche il vicesindaco di Reggello, Piero Giunti; il tenente colonnello Elena Perilli e il Capitano Giuliano Savelli del raggruppamento Carabinieri Biodiversità (Reparto CC Biodiversità di Vallombrosa).

Ma non è stato questo l’unico fuoriprogramma della festa 2020 di San Giovanni Gualberto. Al termine della cerimonia religiosa, una volta riposta la reliquia del santo all’interno della cappella della chiesa che la custodisce, l’abate Casetta ha proposto ai presenti di ripercorrere i passi del fondatore dell’ordine, il quale era solito lasciare l’Abbazia per recarsi ad una vicina fonte d’acqua fresca, nella quale immergeva i piedi (anche d’inverno) durante le sue profonde meditazioni. Oggi accanto alla fonte sorge una cappella finemente restaurata (insieme alle altre 9 che circondano l’Abbazia) su iniziativa di Maria Teresa Ghinassi. Il piccolo edificio religioso  - davanti al quale stamani si è fermato in raccoglimento e per un breve discorso il gruppo di visitatotori composta da monaci, fedeli e autorità - si chiama appunto “Cappella della fonte di San Giovanni Gualberto”.



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