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domenica 24 marzo 2019

LEGAMI D'AMORE — il Blog di Malena ...

Malena ...

Sono nata in un paese straniero e provengo da una famiglia italiana. Fin da giovane le persone si sono sempre confidate con me: donne, giovani, figlie, nipoti, sorelle, comari, amici. Restavano ore a raccontarmi le loro storie e i sentimenti provati durante i loro vissuti. L'argomento più chiacchierato è l'amore in tutte le sue sfaccettature e ho deciso pertanto di parlarne affinché si possa trarre spunto per riflettere sulla differenza di genere.

Giochi nel bosco

di Malena ... - giovedì 20 dicembre 2018 ore 10:26

Aurora cavalca uno stallone di razza, puro sangue, nero, lucido… Lancia il puledro nel bosco incantato quando ancora è immerso nella fitta nebbia di un’alba. E’ scappata da un sogno agitato per il quale si è svegliata improvvisamente cercando ristoro nel vento. Supera l’aria e aspira l’odore pungente attraverso il naso e tira le redini del cavallo stringendo le gambe sui fianchi per farlo correre ancor più veloce. 

La sottoveste trasparente, leggera e aderente al corpo ne lascia indovinare l’ armoniosità. Solleva e abbassa le anche sul dorso nudo della bestia, lentamente, seguendone il ritmo dell’andatura. Si dondola la schiena in una nenia capricciosa e verace tanto da farle socchiudere gli occhi per godere al meglio quelle sensazioni. Corre ancor più veloce il cavallo e la donna, senza riuscire a veder l’orizzonte, continua con il suo andare. Non vede i contorni e gli istinti sia dell’animale sia della donna, guidano l’avvenire. 

Gli alberi permettono appena il filtrare della luce, lasciando il bosco ancor più in penombra e se anche ci fosse un’altra anima, questa non la si vedrebbe, per la scarsa visibilità. I piedi scalzi della donna non hanno alcuna presa sull’animale non sellato e cominciano adesso a percepire l’umidità e il freddo, dovuto al sorgere del giorno. 

Improvvisamente qualcosa spaventa il cavallo che impennandosi squilibra la cavallerizza che si aggrappa alla criniera cercando di non finire a terra. L’ombra che le è passata davanti a distanza ravvicinata, non è ben definita e lei non ha idea di che cosa si tratti, anche se riesce comunque a fermare l’animale, rimanendo indenne da un capitombolo certo. Si guarda intorno socchiudendo gli occhi per metter meglio a fuoco i dintorni incerti di quel paradiso isolato e ascolta, attenta, qualunque rumore che le faccia meglio percepire la presenza di un eventuale animale di bosco che si aspetta di vedere sbucare da un momento all’altro. 

Sente gli zoccoli che affondano morbidi poco lontano da lei e quando il bianco cavallo pezzato di nero, è a due passi da lei, solleva lo sguardo per inquadrare la figura in groppa al bel esemplare di animale. Prima di riuscire a formulare un giudizio nella sua mente una voce profonda alquanto adirata la aggredisce: “Ma è impazzita? Come le salta in mente di galoppare così in mezzo a tutta questa nebbia? L’avrei potuta uccidere lo sa se non avessi incitato il mio cavallo ad allungare il passo appena ho capito cosa stava per accadere…!”. 

A quel fiume di parole Aurora sulle prime sta per rispondere a tono ma più l’uomo parla più lei lo guarda e si rilassa, riprendendosi dalla sua stessa paura, così quando l’uomo consuma tutte le sue parole, lei risponde con voce indifferente: “Hai finito?”. 

La reazione del maschio è ancor più furiosa: “Allora non ha capito niente!?”. “E basta non è successo niente no?” s’intromette sulla bocca dell’uomo per farlo smettere assumendo un tono indignato. Le teste dei due animali si avvicinano d’istinto per presentarsi e invitano a fare lo stesso atto cortese ai due che prima non si conoscevano. “Sono Aurora” dice la donna accostando il suo cavallo all’altro, per far in modo che allungando la sua mano, possa toccare quella di lui. “Io mi chiamo Antonio…” con voce dolce, non più adirata. 

E il ghiaccio si è rotto. “Dove andavi così di fretta” chiede Antonio. “Io corro sempre…” Si esprime Aurora dicendo la verità. Nessun altra parola serve alla luce della conquista quando i due si guardano reciprocamente attratti l’uno dall’altro: “Vuoi rallentare e fare due passi con me fino al piccolo laghetto?” chiede l’uomo con grazia. Aurora conosce il posto e accetta sorridendo. Non si perdono i cavalli che affiancati percorrono al trotto il sentiero stretto e tortuoso che porterà i corpi accaldati e stressati a rinfrescarsi con l’acqua pura e cristallina essendo il sole oramai alto tanto da scaldare l’aria e le anime dei due. 

Sull’andare Antonio non smette di entusiasmarsi sulle trasparenze di lei peraltro incurante della sua nudità. Sbircia anche lei il maschio dai capelli biondo scuro lisci e corti fin sopra la nuca. Arrivati a destinazione l’uomo scende dal suo cavallo e aiuta la donna a fare altrettanto, prendendola per la vita sottile, ma nello scivolare a terra sfiora tutto il suo corpo, procurandogli una emozione spontanea che lo imbarazza. Egli lega i cavalli al ramo di un albero dalle ampie fronde e si accosta ad Aurora guardandola dall’alto in basso, perché molto più alto di lei, lasciando il segno profondo del desiderio che cade come la neve durante la bufera. 

La città alle loro spalle dorme ancora e tutto intorno a loro è luccicante. Brilla sull’acqua il raggio di sole, facendo scintille di mille colori e Aurora è sudata e accaldata. I veli si appiccicano sulla pelle e l’abbracciano avvolgendola del tutto. “Vado a fare il bagno” dichiara. Se fosse stata sola si sarebbe liberata della sottoveste, ma sa che il maschio la scruta immobile, perciò evita. S’immerge pian piano nell’acqua godendo del ristoro del liquido fresco a contatto con la sua coscia. Si solleva la veste s’infiltra l’acqua al di sotto di essa e la gonfia finché non arriva all’altezza dei seni. 

Le sue braccia sono completamente immerse e giocano al disotto dell’acqua senza schiamazzare. Si bagnano anche le punte dei capelli che dapprima resistono all’umidità per poi cedere ricadendo esausti sulle spalle. Ad occhi chiusi si diletta a stare così per parecchi minuti mentre l’uomo, seduto poco distante, segue i suoi movimenti. 

Aurora è fuori dal lago adesso. Gioca il venticello leggero cercando di sollevare e staccare dal corpo il vestito di lei ma non riesce nel suo volere, perché l’amico sole asciuga in fretta quelle misere vesti. Si avvicina l’uomo alla donna. Si toglie la camicia e alzando le braccia al di là del corpo di Aurora copre con tale indumento le sue spalle umide. Nel tentativo ringraziare l’uomo per il suo gesto gentile, lei passa i suoi polpastrelli umidi sul torace possente dell’uomo, ammirandone i muscoli tesi e ben torniti. 

Il maschio vuole fraintendere, per cui l’attira a sé per baciarla. Aurora trema e non per il freddo ma per l’intensa emozione che Antonio ha suscitato in lei. Cade in terra la camicia. Passione fra i due come un fulmine a ciel sereno ma che li lascia perplessi sul come continuare una storia senza alcun seguito, se non quello di altri sporadici incontri, alla stessa ora e nello stesso luogo, senza alcuna complicazione per la loro vita privata. 

Nessuna domanda! Nessuna richiesta!. 

Così deve essere, tale deve rimanere il gioco!

Malena ...

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