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Attualità giovedì 02 luglio 2020 ore 16:00

Dl Rilancio, colpo di spugna sul terzo settore

Nel Decreto Rilancio sono scomparsi gli emendamenti salva-terzo settore come quello che estendeva la garanzia dello Stato per l’accesso al credito



ROMA — Accantonati nel Decreto Rilancio, in discussione alla Camera, l'emendamento che estendeva al Terzo Settore la garanzia dello Stato per l’accesso al credito e quelli per il rifinanziamento del servizio civile e il sostegno alla cooperazione. 

Una scelta che sta generando non poche polemiche e che porterebbe alla rovina un settore che in Toscana, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro. Nella nostra regione sono infatti oltre 26mila le istituzioni non profit con oltre 46mila dipendenti e 469mila volontari con una presenza di organizzazioni tra le più alte in Italia.

La notizia che nella discussione in corso alla Camera sulla conversione in legge del decreto “Rilancio” sono scomparsi gli emendamenti riguardanti le misure di sostegno al Terzo settore è arrivata come un fulmine a ciel sereno.

Il presidente del Cesvot Federico Gelli lancia quindi un appello a tutti i parlamentari toscani "per far sentire la propria voce ed evitare al Parlamento questa brutta figura”.

“Per la Toscana - ha dichiarato Gelli - si tratta un colpo ancora più duro perché qui, nella nostra regione, il mondo del Terzo settore è particolarmente vivo e efficace. Siamo tante e varie realtà che si occupano non di fare profitti ma di distribuire solidarietà e sostegno a chi ne ha più bisogno, soprattutto ora, in cui il nostro Paese è stato colpito da una crisi senza precedenti. Negare a questi enti un aiuto concreto non solo è una scelta incomprensibile ma significa mettere a rischio la prosecuzione delle attività e centinaia di posti di lavoro: così si rischia di far venire meno una delle assi fondamentali su cui si regge la Toscana".

“Inoltre –conclude Gelli –vogliamo ricordare che gli enti del terzo settore sono fra i debitori più affidabili del nostro sistema creditizio. E' quindi ancor più sconcertante negare una forma di assistenza, già riconosciuta ad altri attori economici e sociali, a queste realtà che dovranno ricoprire un ruolo ancora più indispensabile nel prossimo futuro”.



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