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Attualità venerdì 11 dicembre 2015 ore 23:05

"Questa non è una rimpatriata di reduci"

Così il presidente del Consiglio ha aperto la sesta edizione della Leopolda: "Siamo la generazione che ci mette la faccia e vuole cambiare l'Italia"



FIRENZE — E' un Matteo Renzi in forma quello che sale sul palco della Leopolda insieme ai due amministratori locali scelti per  condurre insieme a lui questa sesta edizione della tradizionale kermesse fiorentina: il sindaco di Ercolano Ciro Bonajuto e la vice presidente dell'assemblea legislativa dell'Emilia Romagna Ottavia Soncini.

Loro sono emozionati e si vede e appena saliti sul palco provano ad arringare la folla, che sentitamente ricambia. 

Il premier, invece, prova a contenere l'entusiasmo di una platea gremita e che esplode in calorosi applausi a ogni sua frase. "No - ha scherzato Renzi -  il culto della personalità no. E' troppo".

Anche perché, Renzi non lo nega, questa Leopolda sarà molto impegnativa, per lo meno stando al programma snocciolato dallo stesso presidente del Consiglio. "Stasera - ha spiegato - ci raccontiamo cosa abbiamo fatto dalla scorsa Leopolda ad oggi: tutto sulle cose fatte bene e quelle fatte così così".

Per farlo l'idea è quella di far raccontare 8 storie da 8 personaggi su 8 argomenti diversi a partire da quello del lavoro. 

Domani invece il momento clou sarà quello del question time, con i presenti che potranno interrogare i ministri Paolo Gentiloni, Graziano Delrio e Maria Elena Boschi, assente all'apertura della manifestazione. 

Ma prima di partire con i lavori c'è un punto fondamentale che Renzi ha voluto sottolineare. "La Leopolda - ha detto - non è un ricordino, non siamo una rimpatriata di reduci e la domanda che dobbiamo farci è: come è possibile parlare di cambiamento con il terrorismo e le minacce? Dobbiamo partire da un dato di fatto e cioè che oggi c'è qualcuno che vuole distruggere quel che siamo".

Dito puntato contro i terroristi che, secondo il premier, non possono essere sconfitti solo con le armi. Serve uno slancio culturale. Da qui la difesa degli ultimi provvedimenti del governo. "La scelta che ha fatto il governo - ha detto - è affermare che in Italia quando si diventa grandi si ha diritto di andare al cinema o a teatro o di andare a una mostra. La prima parola che vorrei arrivasse dalla Leopolda è speranza".

Una speranza che ha contagiato l'attuale premier sia dalla prima edizione della manifestazione nell'ex stazione di Porta al Prato. "Senza Leopolda - ha ammesso - non sarei a Palazzo Chigi".

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