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venerdì 24 maggio 2019

Attualità lunedì 07 gennaio 2019 ore 19:15

Sicurezza, ricorso della Toscana alla Consulta

La giunta regionale ha dato il via libera al ricorso contro il decreto legge Salvini: "Ma non c'è intenzione di compiere atti di disobbedienza civile"



FIRENZE — La giunta Rossi ha approvato la delibera con cui si dà il via libera al ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto legge Sicurezza del ministro dell'interno Salvini. Il testo del ricorso vero e proprio sarà predisposto dall'Avvocatura regionale e presentato entro la fine di gennaio.

Le motivazioni del provvedimento sono state illustrate dal governatore Enrico Rossi e dall'assessore alla sicurezza Vittorio Bugli.

Ad avviso dell'ufficio legale della Regione Toscana, il decreto legislativo presenterebbe "profili di lesione delle competenze costituzionalmente garantite alle regione", in particolare laddove "elimina il permesso di soggiorno per motivi umanitari e determina l’impossibilità di rinnovo, con conseguente impossibilità di erogare i diritti assistenziali sociali e sanitari riconosciuti dalla legislazione regionale: infatti, un numero significativo di immigrati regolari grazie al permesso di soggiorno diventerà irregolare con impossibilità di continuare ad usufruire dei servizi di welfare che, in base alla legislazione della Regione Toscana sono fondati sul principio di universalità".

"Ciò determina una lesione delle competenze, concorrenti e residuali regionali garantite dell’art. 117 terzo e quarto comma Cost. in materia di assistenza sociale, sanitaria, istruzione, formazione, politiche attive del lavoro - si legge ancora nella delibera - nonché degli artt. 2, 3 e 10 della Costituzione perché sono lesi i diritti essenziali della persona umana, con disparità di trattamento tra i cittadini degli Stati membri e stranieri regolarmente soggiornanti e in violazioni delle convenzioni internazionali".

"Per la violazione degli stessi parametri costituzionali, anche il comma ottavo del medesimo articolo 1 appare incostituzionale perché non permette al titolare che ha un permesso di soggiorno per motivi umanitari in corso di validità alla data di entrata in vigore della legge, il rinnovo a condizioni di rilascio invariate - si legge ancora nella delibera - Un altro comma dell'art.13 stabilisce che il permesso di soggiorno concesso ai richiedenti asilo non consente l’iscrizione anagrafica. In tal modo, vietando l’iscrizione anagrafica per questi soggetti, si preclude loro di usufruire degli interventi previsti dalla legislazione regionale, che presuppongono la residenza, negli ambiti dell’assistenza sociale, della formazione professionale, del lavoro, dell’istruzione e della tutela della salute, tutti di competenza concorrente e residuale delle Regioni, e con lesione dei diritti essenziali della persona umana. Ciò determina la violazione degli artt. 2 e 117 terzo e quarto comma Cost. Inoltre l’eliminazione dell’iscrizione anagrafica determina una disparità di trattamento tra cittadini degli Stati membri e stranieri regolarmente soggiornanti con violazione degli artt. 3 e 10 Cost. ed aggrava gli adempimenti amministrativi per la Regione e gli enti locali con violazione dell’art. 97 Cost.- L’art. 21 primo comma lett. a) estende il DASPO urbano anche ai presidi sanitari: in tal modo può essere pretermessa la possibilità di accedere all’ospedale in relazione al quale il DASPO è stato disposto, con possibile lesione del diritto alla tutela sanitaria e violazione conseguente della attribuzioni regionali ai sensi dell’art. 117 terzo comma Cost".



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