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Attualità giovedì 29 ottobre 2015 ore 18:18

La badante resta in carcere ma non ha ucciso

Svolta nelle indagini dopo l'autopsia che ha permesso di escludere i maltrattamenti dalle possibili cause della morte dell'anziana a Pracchia



SAN MARCELLO PISTOIESE — E' stato convalidato il fermo con la custodia cautelare in carcere per il reato di maltrattamenti, ma la misura non è più aggravata dal fatto che siano stati proprio i maltrattamenti a provocare la morte dell'anziana.

Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari che si occupa del caso della badante romena di 61 anni finita in carcere due giorni fa. Dall'autopsia è emerso che la 90enne, che viveva a Pracchia, soffriva di patologie che ne avrebbero causato la morte naturale. Nessun collegamento, quindi con i presunti maltrattamenti.

Secondo quanto si spiega in una nota della stessa procura gli esami autoptici hanno evidenziato una "grave aterosclerosi multidistrettuale con infarto intestinale ischemico", patologie che "appaiono coerenti con la sintomatologia presentata" dall'anziana "prima del decesso, cioè vomito e diarrea" e che "sarebbero, a parere del consulente tecnico, la causa della morte naturale". 

Sono ancora in corso, prosegue la nota, "gli accertamenti sui liquidi biologici" per verificare l'eventuale abuso nella somministrazione dei farmaci che sono stati sequestrati dai carabinieri nell'abitazione in cui la signora viveva con il marito, anche lui assistito dalla 61enne.

Le indagini nei confronti della badante sono  partite alcuni giorni prima della morte della novantenne: una coppia di villeggianti, che per un breve periodo aveva abitato in un appartamento vicino a quello della coppia di anziani coniugi, avevano detto di aver udito in più occasioni grida e, in qualche caso, di aver visto gesti compiuti dalla badante che potevano configurare il reato di maltrattamenti.

 Il fermo era poi scattato anche sulla base di una intercettazione ambientale nell'abitazione della novantenne e del marito.


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