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Cronaca martedì 27 ottobre 2015 ore 18:05

Castello, sentenza ribaltata, tutti condannati

In appello 2 anni e mezzo di carcere per Ligresti. Condannati anche gli ex assessori comunali Gianni Biagi e Graziano Cioni e altre 3 persone



FIRENZE — L'accusa a carico di tutti è corruzione nella vicenda dell'urbanizzazione dell'area di Castello, nella periferia nord di Firenze, dove nel 2005 l'allora sindaco di Firenze Domenici avrebbe voluto costruire una città nella città con sedi di istituzioni pubbliche, aree residenziali, supermercati e scuole.

Nel dettaglio, Gianni Biagi, ex assessore della giunta comunale, l'architetto Marco Casamonti e il funzionario di Fondiaria Gualtiero Giombini sono stati condannati a due anni e mezzo di detenzione come  Ligresti, ex patron di Fondiaria-Sai.

L'ex assessore comunale Graziano Cioni a un anno e un mese. Cioni, attraverso il suo legale, ha già annunciato che ricorrerà in Cassazione. Due mesi di carcere invece per l'imprenditore Aurelio Fontani, accusato di appropriazione indebita.

Nel processo di primo grado erano stati tutti assolti a parte l'ex assessore Gianni Biagi, condannato ad un anno di carcere per abuso d'ufficio e turbativa d'asta.

Quando i pm Giuseppina Mione, Gianni Tei e Giulio Monferini cominciarono a indagare con i carabinieri del Ros sulle trattative per l’urbanizzazione dell’area di Castello, Leonardo Domenici era sindaco di Firenze, Matteo Renzi era presidente della Provincia e Salvatore Ligresti, reduce dalle disavventure di Tangentopoli, era tornato sulla cresta dell’onda e aveva acquisito Fondiaria, proprietaria dell’area di Castello. La giustizia lumaca ha fatto sì che la sentenza di appello arrivi quando tutto è cambiato da quei mesi convulsi del 2008 in cui la giunta comunale Pd guidata da Domenici sembrava sul punto di realizzare il progetto a lungo coltivato dello “sviluppo a Nord-Ovest”. Fallita nell’89 per effetto del celebre no di Achille Occhetto, l’idea di costruire una città nella città nella piana di Castello fu di nuovo sviluppata dalla giunta Domenici e dal nuovo padrone di Fondiaria, l’ingegner Salvatore Ligresti. Il 18 aprile 2005 il sindaco e il patron di Fondiaria siglarono una convenzione che cercava di conciliare gli interessi pubblici e quelli privati, in particolare prevedendo una fascia di protezione costituita da un parco di 80 ettari fra l’aeroporto e il nuovo insediamento di 1 milione e 400 mila metri cubi di fabbricato, costituito da residenze, uffici, supermercati, scuole, e le sedi della Regione e anche della Provincia (seppure in via di estinzione). Ma oltre a questo accordo, Fondiaria, pur avendo suoi professionisti, affidò (per l’accusa dietro indicazione dell’assessore Biagi) all’architetto Marco Casamonti – giovane di talento e simpatizzante Pd - la progettazione del masterplan e delle sedi di Regione e Provincia, con un compenso pattuito di 3 milioni di euro. Fu il prezzo della corruzione, per la procura. Tutto regolare, invece, secondo il tribunale. Nell’agosto 2008 Fondiaria ottenne le concessioni edilizie per gli insediamenti privati, mentre neppure un albero era stato piantato per realizzare la parte più qualificante del progetto, cioè il giardino di 80 ettari. Anzi, il sindaco Domenici confidava a Biagi che il parco gli faceva schifo e che in una parte di quell’area voleva realizzare il nuovo stadio di calcio caldeggiato dai Della Valle. In tutta questa faccenda l’assessore alla sicurezza Graziano Cioni, famoso per aver denunciato due tentativi di corruzione, c’entrava solo alla lontana. Finì sotto accusa perché le intercettazioni del Ros rivelarono il suo rapporto di amicizia con il braccio destro di Ligresti, Fausto Rapisarda (ora defunto), a cui chiedeva la promozione del figlio dipendente di Fondiaria, un appartamento in affitto per un’amica e sponsorizzazioni per le sue iniziative.

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