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Brevemondo Domenica 23 Agosto 2026 ore 06:30

Corea del Sud, Stati Uniti-Canada e Masha e Orso

La Corea del Sud se la deve cavare da sola, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Canada e le sanzioni contro il cartone animato russo



. — Benvenuti su Brevemondo. Cominciamo.

Gli Stati Uniti abbandonano la Corea del Sud?

“Non sono contento del fatto che gli Stati Uniti hanno accettato, molto tempo fa, di svolgere esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud”. Su Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, una settimana fa, aveva preannunciato come Washington stesse riconsiderando l’impegno verso Seul, con riferimento esplicito alla Corea del Nord. In particolare, Trump ha spiegato come Pyongyang, durante i suoi mandati, si sia dimostrata “non minacciosa e rispettosa”. Del resto, lo stesso presidente ha richiesto un nuovo incontro con Kim Jong-un, com’era avvenuto nel 2018, prima volta nella storia tra un leader statunitense e uno nordcoreano. A ciò si aggiunge il tema ricorrente del costo di queste esercitazioni: secondo quanto riferito dal Pentagono, poco meno di 7 milioni di dollari all’anno.

Ciò ha naturalmente avuto conseguenze in Corea del Sud. Il presidente Lee Jae Myung, infatti, ha riaffermato proprio nei giorni successivi alla presa di posizione di Trump che l’obiettivo del suo mandato, che scade nel 2030, è quello di riprendere il controllo delle forze armate sudcoreane in tempo di guerra. Questo perché, almeno per il momento, il cosiddetto Opcon, ovvero Operational Control, è nelle mani degli Stati Uniti, eredità della guerra nella penisola coreana tra 1950 e 1953. E ancora, lo stesso Lee Jae Myung ha anche avanzato alla Corea del Nord la proposta di porre formalmente fine al conflitto: da oltre settant’anni, infatti, non vi è alcuna pace firmata tra Seul e Pyongyang. Un modo per assicurarsi, nero su bianco, una fine delle ostilità.

Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung [X Account]

La mossa di Trump non è rimasta senza effetti anche nel resto dell’Asia e, soprattutto dell’Indopacifico. Molti degli alleati degli Stati Uniti in queste aree, inevitabilmente, stanno ripensando alla propria dipendenza militare nei confronti di Washington, spaventati dall’idea che quest’ultima potrebbe non scendere in campo se fossero minacciati. Del resto, va ricordato come a margine dell’incontro in Cina con il presidente Xi Jinping, Trump non ha esitato a utilizzare i rifornimenti di armi a Taiwan come merce di scambio per un accordo con Pechino. Risuona così l’avvertimento che, ormai oltre un anno fa, aveva lanciato Ng Eng Hen, ministro della Difesa di Singapore per quasi 15 anni: gli Stati Uniti sono passati dall’essere “una forza morale” a essere “un proprietario che chiede di pagare l’affitto”.

Canada e Stati Uniti si fanno la guerra (commerciale)

La spirale dei dazi è tornata a muoversi vorticosamente tra Canada e Stati Uniti. Alla fine di luglio, Washington ha infatti deciso di imporre una tariffa del 50% su alcune importazioni canadesi, tra cui auto e formaggi. Gli stessi prodotti che il Canada, come accusano gli Stati Uniti, starebbe discriminando all’ingresso nel proprio mercato. Da quel momento è iniziato un confronto tra i due Paesi per cercare di neutralizzare i dazi reciproci, una storia comunque già piuttosto datata, visto che sin dall’inizio del secondo mandato di Trump si è discusso del tema.

Inizialmente le cose sembravano potersi risolvere: il presidente statunitense, infatti, aveva annunciato un accordo dell’ultimo minuto per sospendere i dazi del 50%. Intesa che, evidentemente, non ha retto molto. Nella giornata di ieri, i dazi sono entrati formalmente in vigore e, ovviamente, i negoziati naufragati. Tant’è che anche il premier canadese, Mark Carney, non ha usato toni leggeri in un discorso ai suoi concittadini: You’re at war when you’re attacked, and we got attacked. Come rappresaglia, il governo di Ottawa ha deciso di rispondere a quello che Carney ha definito come “pessimo accordo” proposto da Washington con dazi reciproci sulle merci statunitensi, a partire dal prossimo 8 settembre.

Il premier Carney e il presidente Trump [X Account]

Sin dalla sua elezione, ancor prima di prendere ufficialmente possesso della Casa Bianca, Trump si è rivolto spesso con fare aggressivo ai due vicini degli Stati Uniti, ovvero Messico e Canada. Con Ottawa, oltre ai dazi e alle tensioni sul rinnovo dell’accordo sul blocco commerciale nato nel 1994 - il cosiddetto USMCA - che Washington ha annunciato di non voler rinnovare nei termini attuali, resta anche in ballo la questione del Canada come cinquantunesimo Stato - una boutade, ma cavalcata moltissimo dallo stesso Trump - e del movimento secessionista dell’Alberta. Si tratta di un’organizzazione che vorrebbe rendere indipendente l’Alberta, una delle province del Canada, e che nel corso dei mesi ha ricevuto il sostegno indiretto da parte dell’amministrazione statunitense. Con affetto ricambiato.

L’Ucraina sanziona Masha e Orso

Tra gli ultimi quattro decreti in ordine di tempo firmati dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky e che impongono sanzioni nei confronti di persone legate alla Russia, c’è anche quello che prende di mira il cartone animato Masha e Orso. Nello specifico, il governo ucraino ha messo sotto sanzioni cinque cittadini russi e quattro organizzazioni impegnate nella creazione e nella distribuzione della serie animata. Il cartone, infatti, viene considerato come un veicolo di “contenuti propagandistici per bambini”.

La serie di Masha e Orso è diventata famosissima negli anni, anche in Italia. Parla di una bambina, Masha, che vive in Siberia, e che è amica di un orso che si è ritirato dal circo. E che il cartone si faccia talvolta portatore di una visione favorevole alla Russia non lo dice soltanto il governo ucraino: in passato la medesima accusa era arrivata anche dall’Estonia e dal Regno Unito. Secondo il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, la decisione di bandire il cartone animato, che di fatto non potrà più essere distribuito in Ucraina, dimostra tutta la “bruttezza del regime di Kiev”.

Il presidente ucraino Zelensky [X Account]

Nel frattempo, il conflitto tra i due Paesi continua. Mentre l’Ucraina prosegue nelle sue incursioni sul territorio russo e sui territori ucraini occupati da Mosca grazie all’uso di droni, che hanno causato la morte di dieci persone nella giornata di ieri, la Russia ha risposto con una serie di attacchi a Kiev e nella sua regione, uccidendo in totale sette persone.

Il pezzo della settimana

Sul Japan Times, Cory Alpert si è chiesta che cosa significhi la crush di Trump per Kim Jong-un non tanto per Stati Uniti e Corea del Nord, quanto per i Paesi dell’Indopacifico. Vicinissimi alla Cina, questi sono ormai storici alleati di Washington. Ma di fronte alla volontà di tirare i remi in barca, dovranno pensar bene a che cosa fare da grandi. Si legge qui.

La canzone della settimana

La spirale dei dazi tra Canada e Stati Uniti è il più classico esempio di come, spesso, si arrivi sul precipizio senza neppure accorgersene. E, soprattutto, con entrambe le parti che rinfacciano all’altra di non essere state loro a cominciare: we didn’t start the fire! Alla prossima!


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Billy Joel - We Didn't Start The Fire (Official HD Video)

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