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​Cop 27, la sceneggiata sponsorizzata Coca-Cola

di - sabato 12 novembre 2022 ore 09:00

Alla cerimonia di apertura della Cop 27 di Sharm El-Sheikh, la ventisettesima conferenza della Nazioni Unite sul clima, Antonio Guterres, Segretario generale dell’Onu, ha pronunciato, il 7 novembre, questo toccante discorso: “ … tra pochi giorni la popolazione del nostro pianeta supererà una nuova soglia. Il membro numero 8 miliardi della nostra famiglia umana sarà nato. Questa pietra miliare mette nella giusta prospettiva il significato di questa conferenza sul clima. Come risponderemo quando il “Bambino 8 miliardi” sarà grande abbastanza da chiedere: “osa avete fatto per il nostro mondo – e per il nostro Pianeta – quando ne avevate la possibilità?”… la risposta è nelle nostre mani. E il tempo stringe. Stiamo lottando per la nostra vita. E stiamo perdendo.”.

Ha quindi ricordato che le emissioni di gas a effetto serra continuano ad aumentare, che la temperatura globale continua a salire e che la Terra si sta avvicinando rapidamente a dei “tipping points”, a quelle soglie critiche, che una volta superate possono causare grandi catastrofi irreversibili. “Siamo su un’autostrada diretti verso l’inferno climatico con il piede sull’acceleratore.”.

Le conseguenze del global warming hanno una tempistica diversa da quella delle tante guerre in atto ed è “vergognoso e autolesionista metterlo in secondo piano…, l’attività umana è la causa del problema climatico. L’azione umana deve essere la soluzione… per ricostruire la fiducia, in particolare tra Nord e Sud de mondo… I Paesi sviluppati devono prendere l’iniziativa. Ma anche le economie emergenti sono fondamentali per invertire la tendenza delle emissioni globali… faccio appello affinché nasca uno storico Patto tra economie sviluppate ed economie emergenti: un Patto di Solidarietà Climatica… Un patto che fornirà energia universale, accessibile e sostenibile per tutti… L’umanità ha una scelta: cooperare o morire. Si tratta di un Patto di Solidarietà Climatica o di un Patto di Suicidio Collettivo.”.

Ma come siamo arrivati alla Cop27? I lavori della COP26 di Glasgow avevano trattato sostanzialmente tre obiettivi.

Il primo obiettivo era quello di azzerare le emissioni nette a livello globale entro il 2050, così da puntare realisticamente a limitare l’aumento delle temperature medie a 1,5 °C nei prossimi trent’anni. Cina e Stati Uniti, responsabili di circa il 40% delle attuali emissioni di gas a effetto serra immessi in atmosfera a livello globale, hanno inaspettatamente dichiarato di voler collaborare alla progressiva decarbonizzazione delle proprie economie, ma, oltre al fatto che restano perplessità sulla carenza di dettagli operativi, la Cina ha già minacciato di rinunciare a questo accordo in relazione alla velleità di entrare in possesso di Taiwan. Cina e India avevano già annunciato di voler raggiungere zero emissioni rispettivamente soltanto nel 2060 e nel 2070. L’India, in particolare, ha spinto per modificare il testo dell’accordo finale: nell’articolo 36, in riferimento all’uso del carbone, non si parla più di eliminazione, ma di riduzione progressiva, anche se si è impegnata a tagliare le emissioni di CO2 del 45% entro il 2030. 105 Stati si sono impegnati a tagliare le emissioni sul metano del 30% entro il 2030. Tuttavia alcuni paesi dell’Unione Europea (Russia, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Austria, Lettonia, Lituania e Romania). Solo 12 Stati hanno finora aderito al BOGA (Beyond Oil and Gas Alliance), un accordo globale che punta alla graduale eliminazione della produzione di petrolio e gas attraverso obiettivi tangibili e misurabili: hanno aderito in pieno Costa Rica, Danimarca, Svezia, Francia, Quebec, Groenlandia, Irlanda e Galles; California, Nuova Zelanda e Portogallo hanno deciso di entrare come associati; l’Italia come osservatore esterno. L’assenza di Cina, India e Russia alla Cop27 è già un primo grosso handicap.

Il secondo obiettivo era quello di elaborare adeguati piani di adattamento per garantire la sicurezza delle comunità messe a rischio dal cambiamento climatico e misure idonee per salvaguardare gli habitat naturali. Il riscaldamento globale non può essere contenuto sotto un grado e mezzo senza conservare integre le foreste del pianeta: le piante aspirano dall’aria almeno un quarto del nostro inquinamento climatico. Le foreste oggi sono minacciate dalla deforestazione intenzionale e da stress letali (siccità, ondate di calore, tempeste sempre più forti e incendi sempre più vasti). 131 Stati, che ospitano oltre il 90% delle foreste terrestri, hanno stipulato nel corso della COP26 la “Declaration on Forest and Land Use”, che intende fermare la deforestazione entro il 2030. 28 paesi si sono impegnati a rimuovere la deforestazione dal commercio globale di cibo e di altri prodotti agricoli, come l’olio di palma, la soia e il cacao. Decine di aziende multinazionali si sono impegnate a “ripulire” le proprie filiere commerciali da prodotti a rischio di causare deforestazione. Trenta grosse istituzioni finanziarie, che gestiscono affari per 9.000 miliardi di dollari, hanno inoltre annunciato che entro il 2025 rinunceranno completamente a sostenere business che in qualche modo possano essere dannosi per le foreste. Già in passato altri accordi internazionali avevano proposto obiettivi simili sulla deforestazione ma, se gli accordi non prevedono sanzioni, è facile che siano solo carta straccia.

Il terzo obiettivo era quello di stanziare adeguati aiuti finanziari per sostenere la transizione ecologica dei paesi a basso reddito, in un’ottica di “loss and damage”, cioè chi ha inquinato di più, il mondo industrializzato, deve pagare di più. Già nel testo finale della COP15 di Copenhagen del 2009 i paesi più sviluppati avrebbero dovuto mobilitare, entro il 2020, 100 miliardi di dollari l’anno per sostenere i paesi in via di sviluppo impegnati nella transizione. Non è mai avvenuto. A parziale compensazione la Banca Mondiale ha annunciato che stanzierà 25 miliardi l’anno per la transizione ecologica; la Comunità europea si è inoltre impegnata ad aiutare il Sudafrica nella transizione energetica e il Climate Change Committee ha auspicato il taglio del 30% del consumo della carne entro il 2030.

Nel frattempo, tra la chiusura della Cop26 e la Cop 27, cioè nell’ultimo anno, sono avvenuti alcuni esempi di questo suicidio ecologico: sono almeno 15.000 le morti per il caldo nel 2022 in Europa (almeno secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità); gli eventi climatici estremi in Africa hanno ucciso almeno 4 mila persone e costretto circa 19 milioni a sfollare e a diventare profughi, mentre nel solo Corno d’Africa la siccità ha colpito 19 milioni di residenti ed in Nigeria oltre 1,4 milione di cittadini è sfollato a causa delle alluvioni; i “super-ricchi” inquinano un milione di volte in più rispetto agli altri (secondo Oxfam); la premier delle Barbados, Mia Mottley, che, durante la Cop26 dell'anno scorso a Glasgow, aveva lanciato un durissimo avvertimento evidenziando come un aumento di due gradi sarebbe stato una "condanna a morte" per le nazioni insulari, ha parlato di orrore per le sue terre nel 2022; il primo ministro delle Isole Tuvalu, che stanno per essere sommerse dall’Oceano, sta cercando una nuova patria per i 12mila abitanti.

Che cosa suona di stonato in questi incontri, in genere caratterizzati da promesse, che, come fanno i bambini, non sono mantenute? Che non ci può essere vera transizione energetica senza vera democrazia e senza giustizia per ogni Paese dell’ONU, anche per le Isole Tuvalu. Che l’“eccellenza” cui si rivolge Guerres è, anzi tutto, Al Sisi, presidente dell’Egitto, quello che ha fatto tante promesse di chiarimento nell’individuare gli assassini di Giulio Reggeni, che detiene nelle sue prigioni sessantamila prigionieri politici e che probabilmente avrà parlato, seriamente, con la Meloni solo di vendita di armi e di trivellazione di gas. Human Rights Watch (Hrw) ha denunciato che decine di persone sono state arrestate in Egitto perché volevano manifestare in occasione del vertice; tra gli arresti c’era quello dell’attivista indiano contro il cambiamento climatico Ajit Rajagopal, mentre si preparava a compiere una marcia di otto giorni dal Cairo a Sharm el Sheikh: è stato rilasciato il giorno successivo a seguito delle critiche internazionali. Che tra le altre “eccellenze” c’era il principe dell'Arabia Saudita Mohammad bin Salman Al Sa'ud, accusato in un rapporto del 2019 stilato proprio dall’ONU, di essere il mandante dell’omicidio di Jamal Khashoggi, ma osannato da Matteo Renzi, che ha affermato dell’Arabia Saudita: “Qui le condizioni per un neo-Rinascimento”. Stona soprattutto che la transizione energetica sia stata soprattutto un’involuzione energetica: da gas a gas più costoso e carbone.

Tra gli altri assenti il re Carlo III d’Inghilterra (scoraggiato dalla premier inglese che non voleva che la prima uscita pubblica il re facesse un discorso green), Greta Thunberg (che ha dichiarato: “Non andrò alla Cop27 per molte ragioni, ma lo spazio per la società civile quest’anno è molto limitato”) e l’organizzazione ecologista Fridays For Future (che ha spiegato la decisione col fatto di non voler rubare la scena ai Paesi africani, che sosterranno il loss and damage).

È invece presente come sponsor Coca-Cola, una delle azienda più inquinanti al mondo, da sola responsabile del 10% delle bottiglie di plastica disperse, pari a tre milioni di tonnellate.


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