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Cronaca mercoledì 07 dicembre 2016 ore 12:30

Defibrillatori St.Jude, la risposta della Regione

La Regione interviene sul caso dei defibrillatori sotto indagine e precisa: "Le strutture si sono attivate tempestivamente"



RIO MARINA — "La Regione Toscana si è attivata tempestivamente non appena ha ricevuto dal Ministero della salute la segnalazione di potenziali malfunzionamenti dei defibrillatori impiantabili della St. Jude Medical, invitando le aziende sanitarie a richiamare tutti i pazienti ai quali i dispositivi erano stati impiantati".

Comincia così la nota diffusa dalla Regione sul caso dei defibrillatori potenzialmente difettosi, deflagrato con la morte di Magda Sanguinetti, la 77enne di Rio Marina sul cui decesso è stata aperta un'indagine da parte della magistratura livornese.

Risultano alla Regione 1.521 pazienti ai quali i defibrillatori sono stati impiantati nelle aziende sanitarie toscane, 1.194 i pazienti da richiamare (gli altri 327, o avevano già avuto l'impianto di un nuovo dispositivo, o sono nel frattempo deceduti, o si sono trasferiti, oppure provenivano da fuori regione e vengono quindi richiamati dalle aziende sanitarie di appartenenza).

Ad oggi, sono 425 i pazienti già sottoposti a follow up nelle aziende sanitarie toscane, e 769 quelli non ancora richiamati e, assicurano dalla Regione, entro la fine di gennaio 2017 tutti verranno richiamati per il follow up.

Il 10 ottobre scorso fu la stessa ditta statunitense St. Jude Medical a pubblicare un recall internazionale relativo ai defibrillatori impiantabili di loro produzione, inviandolo anche ai medici e alle direzioni sanitarie delle strutture che impiantano questi dispositivi. 

La segnalazione riguardava i modelli Fortify, Fortify Assura, Quadra Assura, Quadra Assura MP, Unify, Unify Assura e Unify Quadra fabbricati prima del 23 maggio 2015.

"In questi dispositivi - continua la nota - la St. Jude Medical aveva riscontrato un potenziale malfunzionamento delle batterie in una percentuale dello 0.21% di tutti i dispositivi prodotti e impiantati (circa 400.000 impianti di tali modelli eseguiti nel mondo, di cui circa 350.000 ancora in uso), percentuale questa al di sopra degli standard accettati in merito al corretto funzionamento di tali apparecchiature. 

Per le caratteristiche particolari di questi dispositivi, in grado di stimolare il cuore in corso di bradicardia (frequenza cardiaca lenta), ma anche di erogare una scarica elettrica in caso di aritmia cardiaca rapida potenzialmente pericolosa per la vita, il possibile malfunzionamento della batteria espone alcuni pazienti portatori di tali device ad un rischio potenzialmente letale".

La segnalazione della ditta St. Jude Medical, inoltre, è stata recepita dal Ministero della salute, che ha provveduto a trasmetterla con nota del 28 ottobre agli assessorati regionali alla sanità delle singole Regioni, insieme ad alcune raccomandazioni in merito alla gestione di questa problematica.

"La Regione Toscana si è immediatamente attivata, promuovendo le seguenti iniziative: invio della nota ministeriale a tutte le aziende sanitarie della regione, con invito a darne diffusione alle strutture interessate per la concreta applicazione, richiesta alle strutture interessate di tutte le informazioni relative al numero di pazienti ai quali i dispositivi St. Jude erano stati impiantati, e ai tempi previsti per il follow up".

I pazienti ai quali sono stati impiantati i dispositivi fabbricati prima del 23 maggio 2015 sono risultati essere 1.521. Quelli da richiamare sono 1.194, 425 (il 35% circa del totale) quelli già sottoposti a follow up, 769 quelli ancora da richiamare, e che verranno richiamati tutti entro gennaio 2017.

"Nel corso dei controlli ambulatoriali straordinari programmati per i 1.194 pazienti, viene illustrata al paziente la problematica sollevata dal recall della ditta S.Jude Medical e viene offerta, in relazione al singolo caso clinico e alla preferenza del paziente, la sostituzione del dispositivo potenzialmente malfunzionante con un nuovo dispositivo.

La priorità relativa al richiamo dei pazienti ha seguito le indicazioni presenti nella nota del Ministero della salute, iniziando dai pazienti potenzialmente a maggior rischio in caso di malfunzionamento del loro dispositivo impiantato".


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