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Attualità venerdì 15 luglio 2022 ore 18:35

Assistenza Covid e caccia alle Uca, parla la Asl

Il direttore dipartimento rete sanitaria territoriale dell'Ausl Toscana Centro fa il punto sulla riorganizzazione delle squadre domiciliari



FIRENZE — L'ondata di Omicron 5 continua a contagiare gli italiani e a dispetto dei sintomi blandi ha fatto aumentare i ricoveri ospedalieri, anche in Toscana. La quinta ondata è caratterizzata da una differente gestione della pandemia a partire dai tamponi, molti i test antigenici rapidi anche fatti a casa rispetto ai tamponi molecolari, fino alle vaccinazioni per la quarta dose dopo la chiusura dei grandi hub.

Nella riorganizzazione sono finite anche le Usca, le squadre speciali di medici e infermieri impegnate fin dal Marzo 2020 in prima linea nella lotta contro il Covid, per l'assistenza domiciliare fornita ai malati che non necessitano di ricovero ospedaliero e ai contagiati in isolamento fiduciario. 

A fine Giugno sono scaduti i contratti a tempo determinato dei medici e degli infermieri. Dal 1 Luglio sono le Regioni a dover finanziare ed attivare le Unità di continuità assistenziale o Uca. Anche la Toscana è andata in affanno per ricostituire le squadre.

Lorenzo Baggiani, direttore dipartimento rete sanitaria territoriale dell'Ausl Toscana Centro spiega a Toscanamedia "Al momento sono attive squadre Uca in ogni zona dell'Ausl Toscana Centro con un raddoppio su Firenze per la presenza dell'albergo sanitario".

"Le Usca sono state introdotte con fondi specifici del Governo per far fronte alla situazione epidemica ed emergenziale - sottolinea Baggiani - il 31 Marzo scorso è terminata l’emergenza sanitaria e fino al 30 Giugno 2022, a livello nazionale, sono state prorogate le Usca. Nel suddetto periodo, nell’ AUSL Toscana Centro erano attive 13 Usca che coprivano i bisogni delle otto zone distretto. In via del tutto sperimentale e transitoria con nota della Regione Toscana del 22 Giugno sono state attivate le Uca".

La situazione ad oggi. "Proprio in questi giorni, a livello Regionale, è in corso una contrattazione per ridefinire le modalità organizzative e le funzioni alla luce del DM 77/22. Nell'attivazione del servizio in continuità dal 1 Luglio 2022, ci sono state alcune differenze rispetto alla disponibilità dei medici, ma ad oggi il servizio ha copertura, seppur variabile, in tutte le otto zone della Ausl Toscana Centro. Il Dipartimento Rete Sanitaria Territoriale sta effettuando un monitoraggio settimanale delle richieste e dei tempi di attesa nella risposta".

A mettere in evidenza nelle ultime ore il ruolo delle unità di assistenza è stato L'Ordine dei medici di Firenze “Il lavoro delle Usca è stato fondamentale durante la pandemia, il nostro ringraziamento deve andare a quei medici che hanno portato l’assistenza domiciliare ai malati Covid. Un lavoro massacrante ma puntuale e svolto al massimo della professionalità. Fra queste unità c’erano anche pensionati che non hanno esitato a mettersi a disposizione in un periodo drammatico per il Paese - ha detto il presidente Piero Dattolo - Ora le unità si apprestano a entrare in pianta stabile nel Servizio sanitario nazionale. Le Usca, adesso trasformate in Uca sono state create per bussare a casa dei pazienti malati di Covid per effettuare tamponi e fare le prime diagnosi e cure. Hanno raggiunto pazienti Covid che potevano ricevere cure domiciliari evitando così di ingolfare pronto soccorso e reparti ospedalieri. Micro-team formati almeno da un medico e da un infermiere con il compito non solo di continuare a monitorare i pazienti Covid ma anche, nei prossimi mesi con le Uca, seguire a casa i pazienti più complessi dimessi dagli ospedali o fare programmi di prevenzione, come le vaccinazioni, nelle scuole o nelle Rsa”.

Molte Regioni per fare fronte all'aumento dei contagi ha fatto ricorso a fondi propri per prorogare le Usca fino al 31 Dicembre come l'Emilia Romagna, l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini ha spiegato “L’Emilia-Romagna è stata tra le prime ad attivare le Unità speciali di continuità assistenziale, équipe di professionisti - ai quali va il nostro ringraziamento - che hanno avuto in questi due anni un ruolo prezioso andando casa per casa per fornire assistenza ai malati. Una modalità di intervento che può essere ancora utile in questa fase in cui il virus rialza la testa e che bene si innesta sull’idea di sanità territoriale che abbiamo in mente per il futuro. Un modello che punta a fare del domicilio il primo luogo di cura e assistenza ai malati”. Le Usca emiliane hanno garantito oltre 520.000 prestazioni sanitarie, tra visite domiciliari (25%), triage telefonici (39%), visite nelle Cra (8%), somministrazioni di terapie (3%) e altre prestazioni.


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