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Attualità giovedì 18 maggio 2017 ore 15:11

Diffamazione, rischio bavaglio dietro alle querele

Servizio di Dario Pagli

In Toscana 656 procedimenti penali contro i giornalisti tra 2014 e 2015. Allarme di OdG e Ossigeno per l'Informazione sul loro uso per intimidazione



FIRENZE — I dati resi noti da Ossigeno per l'Informazione e Ordine dei Giornalisti della Toscana si riferiscono al Distretto giudiziario della Corte di Appello di Firenze, che raggruppa i tribunali circondariali di Arezzo, Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Pisa, Pistoia, Prato, Siena. 

Il panorama che ritraggono non è dei più esaltanti: i procedimenti penali per diffamazione a mezzo stampa contro i giornalisti trattati dai tribunali toscani nel 2015 sono stati 328, così come nel 2014. Nell'89 per cento dei casi, pari a 233 procedimenti, si sono conclusi con il proscioglimento dei giornalisti, il 2,19 per cento in più rispetto alla media nazionale. Ma poi ci sono state anche 11 condanne a pene detentive per 7 anni e 4 mesi complessivi di carcere a cui si sono aggiunte altre 16 condanne al pagamento di multe. Per fare un raffronto con il dato nazionale, su 5.904 procedimenti penali complessivi, 5.125 sono finiti con il proscioglimento, mentre le pene detentive comminate sono state pari a 103 anni di carcere complessivi. 

Il problema che si pone, per Ordine dei Giornalisti e Ossigeno per l'Informazione, è anzitutto quello del modo in cui in Italia è perseguita la diffamazione a mezzo stampa: "E' inspiegabile che il Parlamento continui a rinviare l'abolizione del carcere per diffamazione e le più elementari norme necessarie per impedire che le querele pretestuose e infondate siano usate come un bavaglio - ha detto Alberto Spampinato, direttore di Ossigeno per l'Informazione - E' inspiegabile che non accada nulla dopo che Ossigeno ha documentato con dati ufficiali inoppugnabili lo scandalo di chi usa impunemente la giustizia a scopo intimidatorio. I dati del Ministero della Giustizia resi noti oggi a Firenze dicono che anche in Toscana chi pubblica notizie sgradite rischia molto anche se ha agito correttamente e ha detto la verità". 

Per il presidente di Odg Carlo Bartoli, che ha presentato i dati insieme a Spampinato e al coordinatore dell'ufficio assistenza legale di Ossigeno Andrea Di Pietro, "i dati di Ossigeno sono allarmanti e dimostrano quanto sia in pericolo la libertà di informazione in Italia. Il ricorso allo strumento giudiziario appare infatti nella maggior parte dei casi infondato da parte del querelante che però, fino alla fase preliminare, non è chiamato neppure a risarcire le spese legali: questo a scapito del giornalista, che comunque deve sostenere i costi per la propria difesa. Il rischio è che la querela per diffamazione - ha concluso Bartoli - diventi sempre più uno strumento di intimidazione nei confronti della stampa". 

Oltretutto i procedimenti penali, è stato spiegato, fanno anche i conti con tempi sempre piuttosto lunghi: mediamente due anni e mezzo per la fase preliminare e altri tre anni e quattro mesi per la sentenza di primo grado. I dati presentati hanno anche messo in luce, è stato spiegato, che il 90 per cento delle querele, all'esame dei giudici, appaiono infondate, immotivate e pretestuose.

Il problema è che, ha detto Andrea Di Pietro, sino in continuo aumento: ogni anno sono aumentate dell'8 per cento nel periodo tra 2011 e 2015. 


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