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Cronaca martedì 12 aprile 2016 ore 15:39

Lo sfogo di Verdini alla sbarra

Il senatore ha risposto alle domande del pm durante il processo sul fallimento del Credito Cooperativo: "Non sono un bandito"



FIRENZE — Denis Verdini è accusato di bancarotta fraudolenta per il crac del Credito cooperativo fiorentino, la banca da lui fondata e presieduta per vent'anni. A suo tempo Verdini finanziò anche alcune testate locali, fra cui il Giornale della Toscana.

"Ho fondato il Foglio con il mio amico fraterno Giuliano Ferrara e ho finanziato una mia editoria a Firenze sapendo che nessuno al mondo può guardagnare in questo settore - ha dichiarato Verdini ai giornalisti - Sono qui per rispondere alle domande del pm, sono state scritte delle cose inesatte. Non mi piace stare in tribunale, non è che io sia un bandito. Voglio spiegare tutto".

Verdini è accusato in particolare di violazione delle norme sulla concentrazione dei rischi, con particolare riferimento ai finanziamenti concessi dalla sua banca alla Btp e ad altre società che facevano capo all'imprenditore Riccarso Fusi, anche lui imputato nel processo.

"La mia banca era in contatto continuo con Banca d'Italia - ha detto ancora Verdini-  E sullo sviluppo immobiliare, sulle grandi partite fra Firenze e Prato, il Credito Cooperativo fiorentino era protagonista. Ho tenuto la presidenza della banca dal 1990 al 2010. Con la crisi del tessile fra Campi Bisenzio e Firenze c'erano 10 chilometri di praterie, ora è tutto costruito. C'era una vocazione immobiliare del territorio e noi ci siamo dedicati".

Il pm Luca Turco ha mostrato a Verdini una lettera da lui scritta all'ex presidente del Monte dei Paschi Giuseppe Mussari per un finanziamento da 10 milioni di euro a Fusi.

"Scrissi a Mussari ma la nostra direzione aveva scritto preventivamente agli uffici di Mps - ha dichiarato Verdini - Noi non potevano tenere la partita di un finanziamento di altri 10 milioni a Fusi su un'operazione globale da 150 milioni con Mps, finalizzata all'ingresso in borsa. Il tono della lettera a Mussi è confidenziale perchè lo conosco personalmente".

"Fusi venne da noi in banca e mi chiese altri 10 milioni di euro - ha raccontato - Io gli risposti: non si può fare, andiamo fuori. Noi eravamo considerati minuscoli dalla Banca d'Italia mentre per una banca come Mps è normale costruire un'operazione da 150 milioni. E comunque nel sistema bancario nulla è oscuro, c'è una centrale rischi aggiornata costantemente, si vede tutto di ogni esposizione, non si nasconde nulla".

Durante l'udienza Verdini ha risposto anche in merito ad alcune procedure adottate dal Credito cooperativo per erogare finanziamenti per l'acquisto di immobili al momento del preliminare (il cosiddetto compromesso) e non del contratto definitivo.

"Per noi finanziare un preliminare era una cosa fatta bene - ha detto Verdini - Se un'impresa costruisce cento appartamenti preferivamo finanziare l'acquisto delle singole case da parte di cento clienti e non la singola impresa costruttrice. E' così che nel corso degli anni il Ccf ebbe un grandissimo successo. Abbiamo finanziato qualche migliaio di persone".

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