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Attualità venerdì 02 settembre 2016 ore 13:35

Quasi 300 intossicati per il pesce crudo

L'Asl Toscana Centro tira le somme dei casi di contaminazione causati dagli alimenti non cotti a sufficienza dal gennaio 2015 al giugno 2016



FIRENZE — Bene il sapore a patto però che non faccia male alla salute. Questo l'ammonimento che esce dai numeri registrati dalla Asl Toscana Centro che ha registrato 297 casi di persone ammalate per la consumazione di alimenti contaminati nel giro di un anno e mezzo. I pasti, nel complesso, sono stati consumati in case private, dove si sono registrati 13 focolai e nei ristoranti, dove i focolai sono stati 7. 

L'agente che più spesso ha causato contaminazioni è il clostridium perfringens, con 73 casi registrati. Poi ci sono le salmonelle, con 68 casi. C'è la carne di suino, che è stata la causa di 3 focolai, ma il più insidioso è il pesce, che ne ha causati 4

I microrganismi responsabili, infatti, spesso si nascondono nel pesce crudo e sono all'origine di malesseri gravi o di patologie importanti. Si parla di malattie gastroenteriche da virus, come l'epatite A o da batteri, come appunto la salmonellosi e i vibrioni. Ma ci sono anche altri microrganismi, come quelli del genere Anisakis, cioè dei piccoli vermi visibili ad occhio nudo di colore bianco rosato. Gli imputati sono quasi sempre acciughe, sardine, sgombri, rana pescatrice, branzino, nasello, tonno. I sintomi possono essere gastrointestinali, come dolori addominali, diarrea, vomito, nausea o anche manifestazioni allergiche. In casi rari si può arrivare a forme gravi fino alla perforazione intestinale.

A ribadire la necessità del congelamento per i prodotti della pesca destinati a essere consumati crudi o quasi crudi è lo stesso ministero della Salute. Nel caso di consumo di piatti a base di pesce crudo nei ristoranti o preparati in casa il prodotto deve essere congelato a -20 gradi per almeno 24 ore). Per le preparazioni casalinghe una buona cottura, per almeno 10 minuti, alle temperature usate in cucina, elimina la possibile contaminazione di germi, virus e Anisakis.

Guardando ai numeri, nell'area di Firenze nel 2014 si sono registrati 3 focolai da istamina con 6 persone coinvolte e 4 persone singole cioè non legate a focolai. Nel 2015 le persone coinvolte sono state 3, mentre nel 2016 soltanto 1 persona per un totale complessivo di 14 persone. Nel pistoiese nel 2014 si sono registrati 2 focolai con 6 persone coinvolte e 2 persone singole, nel 2016 si è registrato 1 focolaio con 2 persone interessate e 2 persone singole per un totale di 12 persone interessate. A Prato e dintorni nel periodo che va dal primo gennaio 2014 al 30 giugno 2016 non sono stati segnalati casi di intossicazione da istamina. Nell’Empolese Valdelsa e nel Valdarno Inferiore nel 2014 si sono registrati 4 focolai con 7 persone coinvolte. Nel 2015 è rimasta intossicata 1 sola persona, mentre nel 2016 il primo caso di intossicazione alimentare da istamina risale allo scorso mese di agosto con 1 focolaio e 6 persone coinvolte, per un totale complessivo di 14 persone interessate



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