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Attualità Venerdì 14 Agosto 2026 ore 14:12

Il "Pisa Approach" salva giovane donna ritenuta inoperabile

Una innovativa tecnica mini-invasiva ha permesso di sostituire un sistema di stimolazione cardiaca impiantatole 27 anni fa, quando era neonata



PISA — Un pacemaker impiantato in età neonatale. Poi, a distanza di 26 anni, l'insorgenza di una grave infezione causata da un batterio. Per una giovane donna affetta da sindrome di Down e portatrice di pacemaker da che era ancora in fasce, le possibilità di una cura definitiva sembravano esaurite. Giudicata inoperabile in altri centri per l’alto rischio in altri centri, era stata avviata a una terapia antibiotica continuativa con finalità palliative.

I familiari non hanno perso le speranze e si sono rivolti all'Aoup chiedendo una nuova valutazione del caso. Il team multidisciplinare, coordinato da Giulio Zucchelli, direttore della Cardiologia 2, Rubia Baldassarri, direttrice facente funzione dell’Anestesia e rianimazione cardio-toraco-vascolare e da Andrea Colli, direttore della Cardiochirurgia, ha deciso quindi di procedere con una innovativa tecnica, denominata Pisa Approach, ideata e sviluppata proprio in Aoup e diventata un riferimento a livello internazionale.

Così, grazie a un intervento mini-invasivo di eccezionale complessità eseguito alcuni giorni fa dal gruppo di aritmologi dell’Unità operativa di Cardiologia 2 dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana, la giovane ha potuto beneficiare finalmente di una terapia curativa.

L’intervento, durato circa sei ore, ed eseguito dallo stesso Zucchelli come primo operatore, con la collaborazione dei colleghi aritmologi Luca Segreti, Gino Grifoni e Matteo Parollo e con il supporto dell’anestesista Carlo Pasquini, oltre a tutto lo staff infermieristico e tecnico di sala, ha consistito nella rimozione del vecchio sistema di stimolazione cardiaca infetto impiantato 27 anni fa, sostituito con un pacemaker senza fili bicamerale di ultima generazione.

Il pacemaker, spiega una nota dell'Azienda ospedaliero universitaria pisana, le era stato impiantato a tre mesi di vita in un centro pediatrico italiano di eccellenza per una grave cardiopatia congenita ma, alla fine del 2025, era insorta una grave infezione del dispositivo causata dal batterio Pseudomonas aeruginosa, uno dei più difficili da trattare nei pazienti portatori di cateteri cardiaci impiantabili.

Bisognava quindi rimuoverlo interamente con approccio ibrido interventistico-chirurgico ma la procedura era stata giudicata estremamente difficile in quanto il principale elettrocatetere, impiantato 27 anni prima, era stato successivamente tagliato durante un precedente tentativo di gestione dell’infezione ma risultava soprattutto fortemente “incorporato” nei tessuti e nei vasi lungo il decorso venoso e cardiaco. A questo si sommavano il grave quadro infettivo in atto e le condizioni respiratorie della paziente, particolarmente fragile anche dal punto di vista anestesiologico. Per tali motivi, nel centro di provenienza era stato scelto un trattamento conservativo (infusione continua di antibiotico come strategia temporanea in attesa di una possibile soluzione definitiva).

A Pisa, il delicato in intervento ha dato una nuova speranza alla giovane paziente. Il decorso postoperatorio è stato regolare. La paziente si è risvegliata senza complicanze ed è stata successivamente trasferita al centro di provenienza per completare la terapia antibiotica.

"Ci siamo trovati di fronte a un caso di eccezionale complessità – spiega Giulio Zucchelli –. L’età quasi trentennale dell’elettrocatetere, oltretutto successivamente tagliato, la grave infezione batterica e il fatto che la paziente fosse affetta anche da sindrome di Down, quindi particolarmente fragile sotto il profilo clinico, anestesiologico e respiratorio, rendevano questa procedura una sfida estremamente impegnativa. La possibilità di adottare un approccio mini-invasivo, grazie all’esperienza del nostro gruppo e alla collaborazione multidisciplinare con la Cardiochirurgia e la Cardioanestesia, ha consentito di offrirle finalmente una terapia curativa quando le alternative disponibili erano ormai estremamente limitate".

“Sono orgogliosa di dirigere un'Azienda sanitaria caratterizzata dalla presenza di straordinarie professionalità; nello specifico, il team di aritmologi della Cardiologia 2 dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana – dichiara la direttrice generale dell’Aoup Katia Belvedere –rappresenta da diversi anni un centro che definirei pionieristico in Italia e non solo nell’estrazione transvenosa degli elettrocateteri e per il trattamento delle aritmie cardiache più complesse, dalla fibrillazione atriale alle tachicardie ventricolari. Qui si effettuano procedure di ablazione transcatetere e impianti di dispositivi cardiaci ad alta tecnologia per i quali siamo certamente un punto di riferimento nazionale. Un ringraziamento doveroso però a tutta l’èquipe multidisciplinare che ha eseguito questo intervento straordinario, che rappresenta un primato italiano. Confermo pertanto l’impegno costante da parte nostra a supportare tutti i professionisti affinché l’Aoup sia sempre più attrattiva per tutta una serie di linee di eccellenza che la caratterizzano” 


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