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Attualità martedì 17 novembre 2015 ore 17:15

I tassisti portano in Regione la guerra a Uber

Unica Cgil e Uritaxi hanno scritto al governatore Enrico Rossi per protestare contro la presenza della multinazionale americana alla prossima Bto



FIRENZE — La fiera Buy Tourism Online che si terrà alla Fortezza da Basso di Firenze il 2 e 3 di dicembre vedrà una serie di incontri e dibattiti incentrati sulla sharing economy. E a questo proposito è stata invitata a partecipare come relatrice la multinazionale americana Uber.

Una decisione che ha fatto infuriare i tassisti che hanno preso carta e penna e hanno scritto al presidente della Regione Enrico Rossi.

"Il tema è tanto attuale quanto controverso - hanno scritto il presidente di Uritaxi, Claudio Giudici, e il segretario di  Unica Taxi Cgil, Roberto Cassigoli -, in quanto va sostanziandosi in molti casi (e quello dell'app americana per il trasporto persone crediamo sia uno di questi) non tanto come una forma di condivisione economica che nasca dal basso, dove l'aspetto del profitto e dello sfruttamento del lavoro sia più che marginale, quanto come un primario tentativo di trasferire il rischio d'impresa sui lavoratori, aggirare leggi, e approfittare dei vantaggi offerti dai paradisi fiscali.

L'economia della condivisione – al di là di inglesismi che la possano facilmente rendere cool e patinata – è però un qualcosa che il nostro territorio propone oramai da quasi cinquant'anni. Ci riferiamo al servizio radiotaxi fiorentino, che grazie a due realtà economiche come le Cooperative Taxi di Firenze del 4242 e 4390, consente a circa 1000 operatori economici, ed ai cittadini e turisti di Firenze, di condividere facilmente, senza alcun costo per la comunità, il servizio taxi. Un servizio che fra l'altro ha saputo negli anni aggiornarsi con nuovi servizi (per donne, disabili, eco-sostenibili, user friendly) e strumenti (sms, web, Skype, app, ecc.).

A nostro parere, dare gratuita pubblicità ad una multinazionale che ha già subito sentenze di condanna per il modo di operare – anche per quello con cui va operando attualmente –, e dimenticare chi da sempre dà concreta dimostrazione di come la sharing economy possa farsi anche nel rispetto delle leggi italiane ed europee, rappresenterebbe quanto meno un grave atto di disattenzione istituzionale nei confronti dell'imprenditorialità del nostro territorio, che tante volte affermiamo di voler valorizzare".


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