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Cronaca giovedì 09 luglio 2015 ore 13:26

Mostro di Firenze, l'inchiesta riparte da Prato

Le indagini sui delitti fiorentini non sono chiuse. La procura si è mossa sulla base di alcuni anonimi. Nel mirino un tedesco che abitava a Prato



PRATO — La notizia è stata anticipata da Tv Prato.

A 30 anni dall’ultimo delitto e dopo le condanne in via definitiva ai compagni di merende Vanni e Lotti, le indagini sul mostro di Firenze continuano e si intrecciano con Prato.

Da alcuni mesi sono al lavoro i carabinieri del ros, che stanno rileggendo l'enorme mole degli atti dei processi e interrogano vecchi e nuovi testimoni, anche se in procura non confermano ma fanno sapere che che continuano ad arrivare denunce anonime e che anche gli anonimi devono essere verificati.

La scorsa settimana i carabinieri si sono recati a Prato per indagare su Rolf Reinecke, il tedesco che tra gli anni Settanta e Ottanta è stato socio di un carbonizzo alla Briglia. 

L’uomo, morto nel 1996 in Germania per un infarto all’età di 59 anni, era un personaggio eccentrico e misterioso: con le sue frequentazioni e i suoi comportamenti, è tornato al centro dell’attenzione della magistratura fiorentina, che ha dato mandato di interrogare anche a Prato coloro che lo hanno conosciuto per motivi di amicizia e di lavoro. 

Nel piazzale davanti alla villa dove abitava Reinecke furono uccisi  all’interno del loro pulmino Volkswagen, il 10 settembre 1983, i due giovani tedeschi Jens Uwe Ruesch e Horst Meyer. Fu lui a scoprire e a denunciare i corpi dei due ragazzi.

Si disse subito che quella volta l’assassino delle coppiette si era sbagliato, aveva scambiato uno dei due ventenni per una ragazza e per questo non aveva potuto procedere alle macabre mutilazioni che solitamente praticava sui corpi femminili uccisi.

All’arrivo della polizia Reinecke cominciò a vantarsi con gli investigatori di essere un grande conoscitore di armi e così gli investigatori decisero di perquisire la sua villa.

Furono ritrovati fucili e pistole non dichiarate e per questo finì sotto inchiesta e successivamente condannato per omessa denuncia di un fucile e perché non in possesso della licenza per collezionare armi. Anche se non è mai stato indagato nel processo sul mostro in quei giorni subì un lungo interrogatorio da parte dei pm Piero Luigi Vigna e Silvia Della Monica ai tempi titolari delle indagini. 

Per l'inchiesta sui delitti attribuiti al maniaco sono stati condannati in via definitiva Mario Vanni e Giancarlo Lotti, accusati di essere gli esecutori materiali di quattro dei duplici omicidi. Pietro Pacciani, invece, morì in attesa di giudizio, dopo una condanna in primo grado, un'assoluzione in appello e un annullamento della Cassazione. Le indagini, sui presunti mandanti, coinvolsero anche un farmacista di San Casciano, Francesco Calamandrei, assolto però nel 2008. C'è stata inoltre l'inchiesta, archiviata, sul medico di Perugia Francesco Narducci. 

A maggio scorso i ros aveva tra l'altro acquisito una copia della registrazione di una trasmissione tv, relativa a un reportage centrato su ultime valutazioni scientifiche di entomologi forensi e medici legali, che retrodaterebbero la data dell'ultimo duplice delitto del maniaco, quello agli Scopeti, secondo l'inchiesta della procura avvenuto l'8 settembre 1985.



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