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Bufera sull'immigrazione

di - mercoledì 15 marzo 2023 ore 08:00

È bufera a Londra sulle nuove politiche di respingimento dei migranti, critiche che arrivano persino a scuotere l'istituzione dell'informazione pubblica britannica per eccellenza, la BBC. Ad innescare l'acceso dibattito la scelta del governo conservatore di Rishi Sunak di introdurre stringenti misure all'immigrazione, per un piano che era stato già al vaglio dell'esecutivo di Boris Johnson, e aveva fatto infuriare l'allora principe Carlo e l'Arcivescovo di Canterbury. Stop all'accoglienza. La Manica militarizzata per i respingimenti. Soglia al numero dei rifugiati. Limitazione alle domande di asilo. E l'idea, che per ora non decolla, di trasferire i clandestini in Ruanda. 

Nel 2022 sono stati circa 46 mila i migranti che illegalmente hanno attraversato lo stretto canale di mare tra la Francia e le bianche scogliere di Dover a bordo di gommoni o barche. Numero quasi doppio rispetto al 2021 quando furono 28 mila, in gran parte in fuga da scenari di guerra e povertà, a sbarcare nel Regno. Il draconiano disegno di legge del governo ha prodotto un vespaio di reazioni negative. La Croce Rossa internazionale ha definito il pacchetto normativo «estremamente preoccupante». Il Consiglio per i rifugiati sottolinea come i due terzi degli arrivi provenga da paesi ad altissimo rischio quali Afghanistan, Siria o Sudan. Per l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) siamo difronte ad una «chiara violazione delle convenzioni internazionali». Che avrebbe ricadute anche sull'adesione alla Convenzione europea dei diritti umani (CEDU) di Strasburgo, da cui adesso alcuni esponenti dei Tories spingono per uscire, in perfetto stile Brexit.

Il premier Sunak incalzato dai giornalisti che gli domandavano se sia disposto a lasciare la CEDU, nel caso che la legge violasse il diritto europeo, ha risposto che il governo continuerà ad agire nel rispetto degli obblighi internazionali. Dichiarazione che tuttavia non convince. Non è piaciuta all'ex calciatore e oggi presentatore televisivo Gary Lineker, che sui social si è scagliato contro la proposta: «Accogliamo molti meno rifugiati rispetto ad altri grandi paesi europei. Questa è solo una politica incommensurabilmente crudele nei confronti delle persone più vulnerabili con un linguaggio non dissimile da quello usato dalla Germania negli anni '30». Il paragone alla Germania nazista ha toccato un tasto particolarmente sensibile al partito di Sunak, sceso in pressing sulla BBC per sospendere il presentatore dalla trasmissione, reo, a loro dire, di mancanza di imparzialità. 

La catena di solidarietà dei colleghi dell'ex attaccante della nazionale inglese ha praticamente azzerato i palinsesti sportivi del weekend, convincendo i vertici aziendali dell'emittente radiotelevisiva nazionale a fare una repentina retromarcia, e reintegrare a pieno titolo il conduttore. La protesta ha investito la scena politica, dai banchi dell'opposizione laburisti e liberal hanno a loro volta chiesto la testa del presidente della BBC Richard Sharp, molto vicino a Johnson nel bene e nel male.