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Giovedì 15 Gennaio 2026

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​Ciao Mamma

di - Giovedì 15 Gennaio 2026 ore 08:00

Il conflitto tra madre e figlia è uno dei temi più complessi, fertili e universali della psicologia umana e della letteratura.

E’ un legame che oscilla costantemente tra identificazione e differenziazione, tra il bisogno di appartenenza e la necessità vitale di autonomia.

Il cuore del conflitto risiede spesso nel fatto che madre e figlia sono, l’una per l’altra uno specchio; ma che succede quando lo specchio si incrina?

Per scoprirlo, non vi resta che leggere questa storia, ricca di imprevedibili colpi di scena.

Dalla seconda di copertina

Una bolla di sapone avvolge Silvia e Anna, madre e figlia, rendendole complici di un intenso percorso di crescita tra favole e poesie.

La separazione di Silvia dal marito è un fatto improvviso che altera apparenti equilibri e genera muri di silenzi e solitudine.

Anna sceglie di vivere con il padre che sente più fragile. Letteratura, piante e fiori saranno minuscoli trait d’union determinanti per mantenere un contatto d’anima.

Mentre Silvia vive l’amore con Andrea, causa della sua separazione, Anna si laurea in psicologia e si dedica alla cura di giovani pazienti. I loro conflitti interiori e la relazione con Federico, psicologo di fama, la porteranno a riflettere sull’atteggiamento assunto nei confronti della madre.

La terapia con Nicola, carcerato condannato per omicidio, la aiuterà ad avvicinarsi a Silvia con un sentire solo suo.

Il finale lascia spazio a commoventi riavvicinamenti, ma a essi si intersecano dolorose e irrecuperabili perdite come spesso accade nella vita reale.

Dentro il romanzo

Specchio, specchio delle mie brame … così Grimilde, la matrigna di Biancaneve interrogava lo specchio magico per sapere chi fosse la più bella del reame e ogni volta lo specchio le rispondeva Biancaneve, scatenando l’ira funesta della donna e i suoi progetti di assassinare la figliastra.

Spesso nelle fiabe c’è una contrapposizione tra la figura di una madre buona e una madre cattiva; è evidente che si tratta di venire a patti con l’ambivalenza e il dualismo tipici di ogni essere umano, ma in questo caso, trattandosi di madri, diventa difficile da affrontare e quindi, fedeli al tabù ancestrale per cui non è accettabile che una madre possa essere cattiva, ecco che gli scrittori di fiabe, nella versione edulcorata, dal 1700 in poi, che spesso non corrisponde agli originali, si inventano la matrigna: la madre buona scompare e lascia il campo alla madre cattiva e nelle fiabe ne troviamo molte, oltre alla già citata Grimilde, la matrigna di Cenerentola e quella di Hansel e Gretel o la regina madre della Bella Addormentata che non riesce ad evitare lo sdegno delle fate, né contrastare l’avverarsi della profezia maligna, per finire poi con la madre di Cappuccetto rosso che espone la figlia ai pericoli del bosco. Anche se c’è da dire che, In questi due ultimi casi, le madri dimostrano più che cattiveria, superficialità e disinteresse.

Se poi ci focalizziamo sulle madri narrate nei miti delle tragedie greche, il discorso diventa ancora più drammatico: da Clitennestra, moglie infedele di Agamennone , uccisa da suo figlio Oreste con la complicità della sorella Elettra, a Pasifae, moglie di Minosse, più interessata a circuire il toro che alla sorte della figlia Arianna, per finire con Medea, la maga della Colchide, che per vendicarsi di Giasone che l’aveva lasciata per sposare Creusa, uccise i due figli che aveva avuto da lui.

E, passando alla letteratura, come non ricordare L’amore molesto di Elena Ferrante, Amy e Isabelle di Elizabeth Strout, Paula di Isabel Allende e Il ballo di Irene Nemirovsky , romanzi che affrontano con timbriche e tematiche diverse i rapporti complessi e conflittuali tra madri e figlie, evidenziando rivalità, gelosie, ricerca di accettazione …

La storia che ci narra l’autrice di Ciao Mamma rientra a pieno titolo in questo genere narrativo; anche qui assistiamo ad un corto circuito che di fatto interrompe in modo brutale il rapporto madre - figlia. Silvia, la madre, lascia Anna, la figlia e Massimo, il marito, perché s’innamora di Andrea, un suo collega medico.

Ma, detta così, sembrerebbe una storiella da romanzetto rosa alla Delly: madre fedifraga, marito tradito, figlia arrabbiata. In realtà, dietro questo siparietto, si nasconde una realtà molto più complessa; Silvia fugge, anche se in clamoroso ritardo, da un’infanzia disastrata (bulimia e anoressia), da un padre alcolista e violento, da una madre succube, da un marito maschilista e narcisista e da una figlia di appena tredici anni e questa sarà la sua penitenza, alimenterà il suo senso di colpa, lo stigma che non le darà pace e che racconterà nei suoi diari, nelle sue fantasticherie quasi infantili, inventandosi storie con protagonisti tre pesciolini, come per esorcizzare una sua colpa.

Silvia è portatrice di un surplus d’amore che, d’un tratto, come un fiume in piena è tracimato, ma dietro questa metafora, c’è solo il disperato tentativo di riprendersi quello che le è stato sempre negato, quello che non è riuscita a vivere fino in fondo. Ed ecco Silvia come descrive il suo stato d’animo cambiato grazie ad Andrea, il suo amante.

Imparare nuove forme d’amore. Andrea mi ha dato questa opportunità, pensava Silvia, devo solo applicarla su più fronti, anche con Anna. Vista la sintonia che le aveva sempre unite, mai avrebbe creduto che ciò sarebbe stato necessario, eppure era così. Andrea, lui, la “causa di tutti i miei mali”. Così lo apostrofava, scherzando, quando avevano iniziato a vivere insieme. Andrea era il male e il bene, era una nuova dimensione dell’amore, sconosciuta, inimmaginabile.

Questo Anna lo capirà, ma solo quando anche a lei capiterà di vivere una storia trasgressiva, vedendo riflessa, come in uno specchio la madre che le chiede di capirla, di perdonare il suo errore.

Entrambe, madre e figlia, psicologhe, si prodigano verso i loro pazienti con una generosità commovente, quasi epica. Anna che si immedesima nelle tragiche storie di Valentina, anoressica, Michele tossico e Nicola, matricida per amore di cui squarcerà il sipario di silenzi , ristabilendo la verità. Ed è proprio indagando sui drammatici rapporti che i suoi pazienti hanno vissuto nei loro contesti familiari che Anna sarà portata a rivedere retrospettivamente il comportamento di sua madre, diventando molto più indulgente verso di lei e a scegliere di stare dalla sua parte, invece che da quella di un padre che, dietro un apparente paternalismo, sorretto da una morale borghese e manichea, nasconde una natura maschilista e ottusa.

Adesso pensava che sua madre e Andrea avrebbero meritato più tempo da passare insieme. Chiudeva gli occhi, Anna, provando a immaginare cosa avrebbe sentito se le avessero strappato Federico. Le veniva da piangere per sé e per Silvia che aveva perso un grande amore. Non l’aveva sostenuta, non glielo aveva mai detto con chiarezza, ma sapeva da tempo che niente può essere anteposto ad un sentimento travolgente e genuino. Le restava il rammarico delle cose non dette.

E’ una nebulosa emotiva quella che avvolge in modo diverso i personaggi di questa storia, ragazzi e ragazze fragili, una madre e una figlia che, come Euridice, risalgono dal tunnel buio dell’incomprensione per ritrovare la luce, senza cadere di nuovo, come successe invece all’amante di Orfeo, nelle tenebre. E’ un surplus d’amore quello che ha portato Silvia a reinventarsi una vita e a sentirsi di nuovo madre , ma con una nuova maturità. Ed è un surplus d’amore quello che spinge di nuovo Anna verso sua madre, quando anche lei capisce che Silvia, spezzando le catene di un matrimonio claustrofobico, aveva intrapreso finalmente la strada per la libertà.

Gli uomini, in fin dei conti, in questa storia sono solo dei tramiti, degli aiutanti, per dirla con una delle funzioni che Propp individua nelle fiabe, che porteranno le due donne a ricongiungersi. Andrea, l’amante di Silvia, una meteora effimera che uscirà di scena (ma non vi dirò come) e Federico, l’amante sposato di Anna, un’utopia destinata a creare emozionanti illusioni e niente più.

Ed ecco come si conclude questa storia, con in coda i versi finali di una poesia scritta da Silvia:

Si abbracciarono strette e quell’abbraccio valeva per le centinaia che non si erano date nel corso degli anni, per tutti i momenti che avevano mancato di condividere insieme, i sorrisi, i segreti, le preoccupazioni, le paure.

“Mamma?”

“Si?”

“Mi ricordo di quei versi che mi hai scritto sul quaderno con i gufetti…

Penso che quel giorno sia arrivato. Che dici?”

Silvia sorrise, aveva capito benissimo a cosa sua figlia faceva riferimento. La strinse più forte.

(…)

E se un giorno …

E se un giorno tu rivolessi la tua mamma?

Se ti mancasse un abbraccio?

Tu volessi una carezza,

Ti facessi delle domande.

Vorrei essere lì a darti le risposte,

Vorrei che tu sapessi dove trovarmi.

Mittente perenne, destinataria mai

Attendo quel giorno che non arriva.

“Eh sì, penso sia arrivato”.

La bolla di sapone uscì dalla finestra. Avrebbe provato l’ebbrezza di volare nel buio della notte.