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Israele, l'asse politico si sposta a destra

di - giovedì 03 novembre 2022 ore 18:38

In Israele Benjamin Netanyahu ha vinto le elezioni politiche, inizia la XXV legislatura alla Knesset. Il falco della destra e il blocco che lo sosteneva hanno ottenuto la maggioranza qualificata dei seggi, numeri utili a formare in tempi brevi un esecutivo. 

Dopo la parentesi che lo aveva visto relegato all'opposizione del governo di Naftali Bennett, prima, e Yair Lapid, poi, il ritorno di Netanyahu sul trono di Gerusalemme avviene per effetto dello spostamento decisamente a destra dell'asse politico. Il suo partito, i conservatori del Likud, è risultato ancora una volta di gran lunga la prima forza. 

Ma il vero vincitore di questa tornata elettorale (la quinta in tre anni) è la lista nazionalista di estrema destra Sionismo religioso, di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich. Figure fino a ieri marginali nell'agone politico ed oggi balzati alla ribalta assestandosi come il terzo raggruppamento del parlamento, indispensabili alla nascita del Netanyahu ter. Il prossimo esecutivo oltre alla formazione citata avrà il sostegno dei due partiti dei religiosi ultra-ortodossi, Shas e United Torah Judaism. 

Al momento, l'intenzione di Netanyahu è quella di accelerare il passaggio delle consegne dal rivale Lapid. Agenda alla mano, e nel rispetto delle procedure istituzionali, il presidente Herzog potrebbe dare presumibilmente l'incarico al leader del Likud già la prossima settimana, o al massimo entro il 16 Novembre se le consultazioni dovessero slittare. A quel punto rimarrebbero a Netanyahu i fatidici 28 giorni per chiudere la formalità della squadra di governo (e delle poltrone da assegnare).

Ben-Gvir e Bezalel Smotrich forti del risultato di consenso reclamano il diritto ad avere portafogli di prima fascia: sicurezza e giustizia. Lasciare a queste due “esuberanti” personalità campo libero sia nel controllo della polizia che dell'amministrazione giudiziaria (civile e penale) potrebbe tuttavia essere un azzardo, che mette a serio rischio la tenuta del sistema democratico israeliano. Il garante di questa operazione che a vario titolo riguarda i futuri rapporti tra religione e stato, arabi ed ebrei, israeliani e palestinesi, è il navigato, e pratico, Netanyahu. A cui non mancano capacità ed esperienza. A preoccupare è che in linea con il trend del voto il rafforzamento del carattere ebraico di Israele venga manipolato per restringere diritti e libertà. Ad esempio, sulla questione della giustizia si parla con insistenza di stravolgere l'impianto esistente, depotenziando la Corte Suprema e riducendo l'autonomia dei magistrati. 

Un altro fattore da non sottovalutare è il disagio statunitense nei confronti di questa tipologia di ministri. La Casa Bianca non pare avere intenzioni dialoganti, se non arretrano nelle posizioni. Intanto, Biden ha impartito il diktat che non si cambia di una virgola sia il trattato marittimo con il Libano che gli Accordi di Abramo con le monarchie del Golfo. Altrimenti, l'alleanza si incrina rovinosamente. Infine, se vi chiedete cos'è stato del polo anti-Netanyahu, beh è finito ancora prima di cominciare, sepolto nelle urne.


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