Le donne nel Decameron
di - mercoledì 04 novembre 2026 ore 09:00

Con Boccaccio termina il viaggio durato quattro anni tra i narratori toscani noti e meno noti. Pubblicazione dell’elenco definitivo degli autori.
Le donne nel Decameron - Il viaggio finisce qui.
Eh, sì, questo viaggio tra i narratori toscani noti e meno noti, iniziato il 9 novembre del 2022 e quindi quattro anni fa con un pezzo dedicato a Mario Tobino , ha raggiunto quota cento.
Cento come le cantiche della Commedia, come le novelle del Decameron e come i cento autori da me selezionati per l’antologia “Cento di questi sogni” edita da MdS.
E non poteva che concludersi con un genio assoluto, ossia messer Giovanni Boccaccio, l’inventore del racconto moderno.
Il Decameron di Giovanni Boccaccio è un'opera straordinaria anche per il ruolo centrale che vi giocano le donne, sia come pubblico ideale a cui è dedicata l'opera (le "innamorate donne"), sia come protagoniste attive delle cento novelle.
Contrariamente alla tradizione cortese precedente, in cui la donna era spesso idealizzata e posta su un piedistallo irraggiungibile (l'angelo-donna stilnovista), Boccaccio rappresenta le donne nella loro concretezza umana, intelligenza, astuzia e passionalità.
Già nella cornice narrativa del libro le donne detengono un ruolo fondamentale: la brigata che si rifugia in campagna per sfuggire alla peste è composta da sette ragazze e tre giovani uomini.
- Le donne non sono solo partecipanti passive, ma prendono l'iniziativa: è Pampinea a concepire l'idea di lasciare Firenze e a organizzare la vita della brigata.
- A turno, ogni giorno viene eletto un "re" o una "regina" che guida la giornata; le regine donne dimostrano saggezza, equilibrio e capacità di comando, ribadendo l'uguaglianza intellettuale tra i sessi.
Nelle novelle, Boccaccio esplora la figura femminile attraverso una grande varietà di caratteri, spesso rompendo gli schemi rigidi della società medievale:
- L'astuzia e la prontezza d'ingegno: Molte protagoniste usano la parola e l'intelligenza per superare situazioni difficili, difendere il proprio onore o burlarsi degli uomini (spesso mariti gelosi o sciocchi).
Esempio celebre: Madonna Oretta (VI, 1), che con una battuta elegante sa interrompere un narratore noioso, o Chichibio e la gru (VI, 4), ma soprattutto donne come Monna Fiordaliso o Beatrice (nella novella di Anichino e Cimatore), che dimostrano una spiccata lucidità mentale e Monna Filippa
La passione amorosa: L'amore nel Decameron è una forza naturale e travolgente a cui le donne partecipano pienamente, senza i sensi di colpa imposti dalla morale ecclesiastica del tempo.
Esempio tragico: Ghismonda (IV, 1), figlia del principe Tancredi, che difende con argomenti filosofici e di straordinaria forza morale il suo diritto ad amare liberamente un uomo di umili origini, preferendo la morte alla sottomissione.
Esempio drammatico: Lisabetta da Messina (IV, 5), la cui struggente dedizione amorosa si spinge fino al celebre episodio del vaso di basilico in cui nasconde la testa dell'amato ucciso dai fratelli.
La virtù e la costanza: Il tema della prova e della pazienza trova la sua massima espressione nell'ultima novella del libro.
Esempio emblematico: Griselda (X, 10), moglie del marchese Saluzzo. Sottoposta a prove crudeli e umiliazioni inaccettabili per testare la sua fedeltà, Griselda resiste con straordinaria dignità e fermezza, diventando il simbolo della pazienza femminile (sebbene oggi la sua figura venga letta anche in chiave critica rispetto al potere maschile).
L'autosufficienza e l'ironia: Donne che gestiscono con astuzia i propri desideri e beffano l'ipocrisia maschile, come nella celebre novella di Alibech (III, 10) o nelle novelle di beffe dove la donna dimostra di non essere affatto inferiore all'uomo sul piano della strategia.
Boccaccio scrive esplicitamente per le donne per un motivo preciso: le donne, costrette a vivere una vita appartata e spesso reclusa all'interno delle mura domestiche a causa delle convenzioni sociali, hanno meno distrazioni rispetto agli uomini e più tempo per riflettere e provare passioni d'amore. Il libro si propone dunque come un rifugio, un diletto e un utile consiglio per aiutarle a superare le pene d'amore e a conoscere meglio la natura umana.
Una delle novelle più moderne e affascinanti del Decameron di Giovanni Boccaccio è senza dubbio quella di Monna Filippa (Giornata VI, novella 7), un episodio che vede come protagonista una donna coraggiosa capace di difendere la propria dignità e i propri diritti in un'epoca in cui la voce femminile nello spazio pubblico e legale era fortemente limitata.
La trama in sintesi
A Prato vige una legge severa e crudele: le donne sorprese dai mariti in adulterio devono essere messe al rogo. Monna Filippa, una nobildonna colta, intelligente e di grande fascino, viene sorpresa dal marito Rinaldo de' Pugliesi nel proprio letto con un amante. Anziché fuggire o nascondersi, Monna Filippa decide di affrontare a viso aperto il giudizio del podestà, presentandosi spontaneamente in tribunale per far dichiarare ingiusta quella legge.
La forza della retorica e l'arguzia femminile
Il cuore della novella risiede nel discorso che Monna Filippa rivolge al podestà. Con straordinaria abilità oratoria, la donna non nega il fatto in sé, ma sposta l'attenzione sul principio di equità e sulla natura della legge:
- La reciprocità: Monna Filippa fa notare che la legge sugli adulteri è stata fatta senza il consenso delle donne, le quali non hanno potuto esprimersi.
- L'asimmetria di genere: Sottolinea come i mariti, che dovrebbero essere gli unici beneficiari della fedeltà, spesso non si astengono dal concedersi ad altre donne e offrono persino il loro amore in abbondanza, senza che vi sia alcuna sanzione per loro.
- L'abbondanza come dono: Con una metafora celebre, paragona l'amore a un bene che, lungi dall'esaurirsi, si offre volentieri a chi lo desidera, domandandosi perché la legge debba punire chi ne usufruisce liberamente.
Il pubblico e lo stesso podestà, conquistati dalla sua eloquenza, dal suo coraggio e dalla sua bellezza, finiscono non solo per assolverla, ma per costringere il Comune a Monna Filippamodificare la legge, limitandola ai soli casi in cui l'adulterio fosse compiuto per denaro o a discapito dell'onore della famiglia.
La figura di Monna Filippa anticipa temi straordinariamente moderni. Ci ricorda quanto sia fondamentale il principio di uguaglianza davanti alla legge e quanto l'educazione, la consapevolezza e la capacità di argomentare siano armi potenti per contrastare i pregiudizi.
Boccaccio ci consegna il ritratto di una donna libera, capace di smascherare l'ipocrisia attraverso l'ironia e la ragione, dimostrando che la vera giustizia richiede ascolto, equilibrio e rispetto reciproco.
Monna Filippa, una proto femminista
[VII]
Madonna Filippa, dal marito con un suo amante trovata, chiamata in giudicio, con una pronta e piacevol risposta sé libera e fa lo statuto modificare.
Nella terra di Prato fu giá uno statuto, nel vero non men biasimevole che aspro, il quale, senza niuna distinzion far, comandava che cosí fosse arsa quella donna che dal marito fosse con alcun suo amante trovata in adulterio, come quella che per denari con qualunque altro uomo stata trovata fosse. E durante questo statuto, avvenne che una gentil donna e bella ed oltre ad ogni altra innamorata, il cui nome fu madonna Filippa, fu trovata nella sua propria camera una notte da Rinaldo de’ Pugliesi suo marito nelle braccia di Lazzarino de’ Guazzagliotri, nobile giovane e bello di quella terra, il quale ella quanto se medesima amava; la qual cosa Rinaldo veggendo, turbato forte, appena del correr loro addosso e d’uccidergli si ritenne, e se non fosse che di se medesimo dubitava, seguitando l’impeto della sua ira l’avrebbe fatto. Rattemperatosi adunque da questo, non si potè temperare da voler quello, dallo statuto pratese, che a lui non era licito di fare, cioè la morte della sua donna. E per ciò, avendo al fallo della donna provare assai convenevole testimonianza, come il dí fu venuto, senza altro consiglio prendere, accusata la donna, la fece richiedere. La donna, che di gran cuore era, sí come generalmente esser soglion quelle che innamorate son da dovero, ancora che sconsigliata da molti suoi amici e parenti ne fosse, del tutto dispose di comparire e di voler piú tosto, la veritá confessando, con forte animo morire che vilmente, fuggendo, per contumacia in esilio vivere e negarsi degna di cosí fatto amante come colui era nelle cui braccia era stata la notte passata. Ed assai bene accompagnata di donne e d’uomini, da tutti confortata al negare, davanti al podestá venuta, domandò con fermo viso e con salda voce quello che egli a lei domandasse. Il podestá, riguardando costei e veggendola bellissima e di maniere laudevoli molto, e secondo che le sue parole testimoniavano, di grande animo, cominciò di lei ad aver compassione, dubitando non ella confessasse cosa per la quale a lui convenisse, volendo il suo onor servare, farla morire. Ma pur, non potendo cessare di domandarla di quello che apposto l’era, le disse: — Madonna, come voi vedete, qui è Rinaldo vostro marito, e duolsi di voi, la quale egli dice che ha con altro uomo trovata in adulterio, e per ciò domanda che io, secondo che uno statuto che c’è, vuole, faccendovi morire di ciò vi punisca: ma ciò far non posso se voi nol confessate, e per ciò guardate bene quello che voi rispondete, e ditemi se vero è quello di che vostro marito v’accusa. — La donna, senza sbigottire punto, con voce assai piacevole rispose: — Messere, egli è vero che Rinaldo è mio marito e che egli questa notte passata mi trovò nelle braccia di Lazzarino, nelle quali io sono, per buono e per perfetto amore che io gli porto, molte volte stata, né questo negherei mai: ma come io son certa che voi sapete, le leggi deono esser comuni e fatte con consentimento di coloro a cui toccano; le quali cose di questa non avvengono, ché essa solamente le donne tapinelle costrigne, le quali molto meglio che gli uomini potrebbero a molti sodisfare: ed oltre a questo, non che alcuna donna, quando fatta fu, ci prestasse consentimento, ma niuna ce ne fu mai chiamata; per le quali cose meritamente malvagia si può chiamare. E se voi volete, in pregiudicio del mio corpo e della vostra anima, esser di quella esecutore, a voi sta: ma avanti che ad alcuna cosa giudicar procediate, vi priego che una piccola grazia mi facciate, cioè che voi il mio marito domandiate se io ogni volta e quante volte a lui piaceva, senza dir mai di no, io di me stessa gli concedeva intera copia o no. — A che Rinaldo, senza aspettare che il podestá il domandasse, prestamente rispose che senza alcun dubbio la donna ad ogni sua richesta gli aveva di sé ogni suo piacer conceduto. — Adunque, — seguí prestamente la donna — domando io voi, messer podestá, se egli ha sempre di me preso quello che gli è bisognato e piaciuto, io che doveva fare o debbo di quel che gli avanza? debbolo io gittare a’ cani? Non è egli molto meglio servirne un gentile uomo che piú che sé m’ama, che lasciarlo perdere o guastare? — Eran quivi a cosí fatta esaminazione e di tanta e sí famosa donna quasi tutti i pratesi concorsi, li quali, udendo cosí piacevol domanda, subitamente, dopo molte risa, quasi ad una voce tutti gridarono, la donna aver ragione e dir bene: e prima che di quivi si partissono, a ciò confortandogli il podestá, modificarono il crudele statuto e lasciarono che egli s’intendesse solamente per quelle donne le quali per denari a’ lor mariti facesser fallo. Per la qual cosa Rinaldo, rimaso di cosí matta impresa confuso, si partí dal giudicio, e la donna lieta e libera, quasi dal fuoco risuscitata, alla sua casa se ne tornò gloriosa.
Congedo
Si impone a questo punto una riflessione finale; tralascio ovviamente il giudizio sugli autori noti. Per quanto riguarda i meno noti (ma non necessariamente meno bravi) ho trovato quasi sempre un livello medio alto di scrittura, di coerenza e coesione testuale, una padronanza del lessico e un sapiente dosaggio degli schemi narrativi. La differenza, lo scarto, l’ho notato nell’ideazione delle trame e nello sviluppo del sistema dei personaggi da cui è derivata l’originalità di alcuni testi rispetto ad altri.
Riporto l’elenco definitivo di tutti gli autori recensiti.
Gli autori
Agostinelli Alessandro / Luti Daniele - Sotto il cielo di Pisa
Amerighi Marco -- Randagi
Avallone Silvia - Acciaio
Boccaccio Giovanni – Le donne nel Decamerone
Barberi Francesca - Bed & Breakfast
Bartelloni Fabrizio - Alibi
Bartolini Sandro - L’alfabeto a memoria
Benigni Roberto -- E l’alluce fu
Bernardini Nicoletta – Il caffè buono del dopoguerra
Bianciardi Luciano – Il lavoro culturale
Bigongiali Athos - Pisa, una volta
Bizzarri Dario - Bed & Breakfast
Bosco Ottavio - La sindrome di Minosse
Campana Dino - Canti Orfici
Cancogni Manlio - Quella strana felicità
Casaltoli Alessandra - Non più notte
Cassola Carlo -- Paura e tristezza
Castelli Renzo - Il romanzo della città
Cecchini Martina - 21/31 i figli dell’alba
Chelotti Susanna - 21/31 I figli dell’alba
Ciabatti Teresa - Matrigna
Ciaurro Marco – L’infelicità perfetta
Collodi -- Storia di un burattino
Costanzo Sergio - I racconti della mano destra
Cotronei Vittorio - Passato remoto
Dalle Piagge Emiliano - Tirami fuori da qui
Del Monte Guido - L’abat – jour
Diamanti Donatella – La restauratrice di matrimoni
Di Nisitte Ezio - Testelische
Di Scalzo Claudio - Dalle Alpi alla torre
Diana Esther - D’Anima e terra
Duranti Francesca – La casa sul lago della luna
Falchi Andrea – Le cose belle accadono solo d’estate
Fallaci Oriana - Penelope va alla guerra
Falorni Simone - Occhio di cane
Favati Alessandra – Il coraggio tra i fiori d’ortica
Ferrari Dario - La ricreazione è finita
Ficocelli Sara – Samia non torna a casa
Fiumalbi Dino - Le donne, il diavolo, il destino
Fucini Renato - Le veglie di Neri
Galletta Veronica - Nina sull’argine
Gambineri Alessandro – La movida dei santi e dei folli
Gattai Ico - Mamma dormo fuori
Gazzarri Maurizio – Vita fronte retro
Genovesi Fabio - Il mare dove non si tocca
Genovesi Guido - Chissà cosa succede a Gaborone
Guadagni Davide - Siete tutti invitati
Guggino Tiziana - La gabbia dei leoni
Guidi Enzo Lucca Beat
Impagnatiello M.C. - La strega bambina
Johnson Roan – Prove di felicità a Roma est
Luti Daniele - Sotto il cielo di Pisa
Maggiani Maurizio - L’eterna gioventù
Malaparte Curzio - Maledetti toscani
Malvaldi Marco - Odore di chiuso
Maraini Dacia - Buio
Mariotti Giovanni – I piccoli addii
Martinelli Guido - Un investigatore a sorpresa
Martini Alberto – Commiati
Masi Pino – Il canzoniere
Nacci Andrea – L’alchimista
Nesi Edoardo - Storia della mia gente
Nissim Piero - 13 mesi
Pacinotti Cristina - In quei giorni c’era troppa luce
Palazzeschi Aldo – Sorelle Materassi
Panattoni Piero - Storia della mia gente
Pancanti Piero – L’albero delle nespole
Papini Giovanni - Un uomo finito
Pardi Pierantonio - Erotiche alchimie / Graaande … prof!
Pardi Pierantonio – La disgrazia di chiamarsi Lulù
Pisani Paola - La spesa in piazza
Pompeo Enrico – Nessuno ha dato la buonanotte
Pozzi Alessandra – Le radici dell’elleboro
Pratesi Mario – L’eredità
Pratolini Vasco - Il Quartiere
Prunetti Alberto – Troncamacchioni
Renzoni Stefano - La scuola come uscirne vivi
Riccarelli Ugo – Il dolore perfetto
Ricci Luca - L’amore e altre forme d’odio
Romei Anna - Quello che il tempo lascia
Santoni Gabriele - Nomi senza cognomi
Sartori Afo - Gente di Pisa
Scarpellini Alessandro - La viola rossa
Simi Giampaolo - La ragazza sbagliata
Sollazzi Genny – Ciao mamma
Subri Riccardo - I like Frank Zappa
Tabucchi Antonio - Il piccolo naviglio
Taddei Giovanni – Il bidello
Tobino Mario - Sulla spiaggia e al di là del molo
Tommasi Saverio -- Siate ribelli, praticate gentilezzaB
Tommasini Domiziana - Le bambine non fanno …
Toninelli Angelo - Un sogno d’amore
Tozzi Federigo – Tre croci
Turchi Francesca – Sei pisano se
Turchi Serena – Sangue nero
Vannozzi Giovanni - Basta smetto
Veronesi Sandro - La forza del passato
Viale Niccolò -- Sentieri instabili
Vichi Marco - La forza del destino
Zucchini Renzo - La prova del nove
Ovviamente il mio blog continuerà ad occuparsi di libri e, in particolare,, racconterò grandi scrittori italiani poco conosciuti.










