L’INTERVISTA DELLA DOMENICA Domenica 20 Settembre 2026 ore 09:00
La Toscana torna a scuola, "Sapersi rinnovare rimanendo porto sicuro"

Il punto di vista di Daniela Pampaloni, 47 anni di carriera da docente, preside e coordinatore nazionale della Rete delle scuole senza zaino
FIRENZE — Ha educato e formato intere generazioni di studenti, guidato centinaia di docenti e collaborato agli indirizzi politici sulla scuola in tre Comuni diversi. 47 anni di carriera, 23 da dirigente scolastica al "Mariti" di Fauglia, in provincia di Pisa, e 22 come assessora all’Istruzione. La vita di Daniela Pampaloni, originaria di Pontedera, è scandita dal suono della campanella, la stessa che sta suonando in questa prima settimana di rientro in classe, dal profumo dei quaderni nuovi e dal brusio di mille bambini e ragazzi che si incrociano nei corridoi. Una lunga storia professionale costellata prima dalla docenza, poi dalla presidenza, dall’assessorato a Calcinaia, a Pontedera e a Cecina e, dal 2014 dal coordinamento nazionale della Rete delle scuole senza zaino, che in Italia conta ben 800 plessi sparsi in tutte le regioni e dalla guida della Fondazione "Idana Pescioli".
Prospettive diverse insomma ma complementari che permettono a Pampaloni, anche ambasciatrice per Indire, l'ente di ricerca del Ministero dell'Istruzione che si occupa di innovazione e miglioramento della scuola, di avere uno sguardo a tutto tondo su quello che lei definisce un "microcosmo bellissimo", nel quale "accade tutto ciò che nella vita può accadere, dove ogni ingranaggio, dai docenti al personale Ata, deve muoversi all'unisono per proteggere il diritto al futuro di questi giovani".
Da insegnante, da preside e da assessora, quali sono i punti di forza dell’ecosistema scuola?
La forza della scuola sta nei bambini e nei ragazzi perché sono loro i soggetti per cui la scuola esiste. Servono però adulti consapevoli delle loro capacità, della loro creatività e ricchezza che sappiano stargli accanto. Altro aspetto fondamentale è la comunità. I bambini stanno insieme in un contesto protetto che è un luogo di democrazia vera, aperto e inclusivo per tutti. La scuola è ovunque, nelle grandi città e nei piccoli borghi. Ed è frequentata da tutti.
E gli aspetti su cui lavorare?
Per quanto riguarda le debolezze, che purtroppo si ripetono nel tempo, penso al precariato che mette in difficoltà sia i docenti sia i ragazzi e il taglio delle risorse che penalizza la scuola. Perché se è vero che il numero degli studenti sta diminuendo a causa di un generale calo demografico, è altrettanto vero, in base ai dati dell’Invalsi, che le complessità nelle classi aumentano e non riguardano esclusivamente l’ingresso dei bambini immigrati, fra l’altro ormai di seconda generazione, nati in Italia. Ogni volta che il Ministero ha promosso invece sperimentazioni e messo in campo più opportunità, sono stati raccolti sempre risultati positivi.
La formazione obbligatoria per gli insegnanti è un altro tema fondamentale. Il mondo cambia e dunque anche la scuola. I professionisti devono essere dotati degli strumenti giusti per saper leggere il presente. Poi c’è il capitolo strutturale. Non tutti gli edifici toscani sono adeguati anche se molti sono davvero innovativi e ultimamente ci sono grandi investimenti in questo settore. E infine il calendario scolastico che andrebbe rivisto. Bene ha fatto l’Emilia-Romagna a promuovere spazi educativi dentro le scuole gestiti da soggetti esterni, a disposizione dai primi giorni di Settembre. Una ricerca di Save the Children dimostra che nei mesi estivi c’è un elevato rischio di calo di apprendimento, soprattutto in quei bambini che restano a casa, che hanno famiglie che non li possono sostenere e accompagnare con vacanze, attenzioni quotidiane. Il tema della povertà educativa andrebbe affrontato da tanti punti di vista.
La scuola in Toscana si differenzia da altre realtà?
La Toscana è particolarmente attenta alla scuola, a cominciare dai servizi dedicati alla prima infanzia e alla scelta vincente dei nidi gratis. In regione poi sono presenti molte Conferenze educative zonali che invece non si trovano ovunque e che, mettendo insieme istituzioni scolastiche ed enti locali, permettono di costruire proposte educative ad hoc. E infine penso ai tanti progetti specifici e lungimiranti. Tra questi, tanto per fare un esempio, “Leggere forte”, di invito e stimolo alla lettura.
La scuola è uno dei luoghi dove si costruisce il futuro dei ragazzi e, generalizzando, del mondo. Oggi sembra più vero che mai: che ne pensa?
A scuola si costruisce la nonviolenza. Pensiamo alla valutazione come atto di crescita e non come punizione. Il voto dovrebbe essere un’azione nonviolenta perché dovrebbe aiutare il ragazzo nella consapevolezza di sé stesso, ad avere fiducia nelle proprie capacità.
C’è poi la tematica, al centro del dibattito negli ultimi mesi, dell’educazione affettiva e sessuale. La scuola è il luogo per eccellenza degli affetti, dove si impara da sempre a guardarsi negli occhi, a stare insieme, a rispettarsi. Chiedere ai genitori se fare o meno educazione affettiva è un assurdo. Tutte le mattine c’è il riconoscimento dell’altro.
È anche presidente della Fondazione "Idana Pescioli", quali progetti state portando avanti?
Pescioli è stata la mia insegnante e ci ha lasciato in eredità il suo patrimonio culturale e di ricerca che dev'essere condiviso. Negli anni abbiamo divulgato il suo lavoro e ci sono diverse scuole a lei intestate. Ci rivolgiamo agli insegnanti, ai genitori, agli educatori per diffondere attraverso corsi di formazione, seminari, incontri il suo messaggio di libertà e nonviolenza attiva. Quest’anno ricorre il decennale della sua morte e il 28 Settembre dedicheremo all’attualità della sua figura, maestra della Repubblica dal 1946 al 1960, al suo pensiero all’avanguardia che spaziava dalla coscienza ecologica a quella atomica, oggi temi all’ordine del giorno, un’iniziativa nella nostra sede a Pontedera.
Qual è il suo ricordo più bello da insegnante e quello più complesso da gestire da assessora?
In questi giorni Arci ricorda Renzo Maffei e a lui sono legati alcuni momenti indimenticabili. Erano gli anni Ottanta quando lo conobbi e insieme promuovemmo un laboratorio di costruzione di aquiloni. Portavo i bambini fuori da scuola, non senza difficoltà perché non tutti vedevano di buon occhio queste trasferte, per imparare a realizzarli. Da lì nacque la Festa, ormai storica, degli aquiloni di Bientina, in provincia di Pisa. Un’esperienza magica, di comunità, davvero significativa. Da assessora, invece, ogni volta che riuscivo a ristrutturare un immobile scolastico era una grande vittoria.
Paola Silvi
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