Cronaca Mercoledì 21 Gennaio 2026 ore 10:03
Fiumi di tessuti di contrabbando importati dalla Cina

Una indagine della guardia di finanza smantella un presunto sistema di frode. Sequestrati tessuti per oltre 10 milioni di euro
PRATO — Un’indagine finalizzata a contrastare il fenomeno del contrabbando di tessuti nel distretto industriale pratese ha portato al sequestro oltre 5,5 milioni di metri lineari di tessuto importati dalla Cina in totale evasione di dazi ed Iva, e di oltre 237mila capi d’abbigliamento.
Le indagini, condotte dalla guardia di finanza, hanno preso il via oltre un anno fa partendo da capillari attività di monitoraggio dei flussi di merci su strada, sottoponendo a controllo tir autoarticolati e telonati provenienti dall’estero e diretti verso le sedi di diversi magazzini.
I dati raccolti hanno formato oggetto di approfondimenti orientati innanzitutto a mappare le principali direttrici ed i centri nevralgici adottati per il trasporto, lo stoccaggio ed il trasbordo di grandi quantitativi di merci, nell’ottica di individuare le sedi di effettivo scarico e la corrispondenza di queste ultime rispetto ai dati riportati nella correlata documentazione fiscale e di trasporto.
L'attività svolta dai finanzieri del Gruppo di Prato, aveva permesso già nell’autunno del 2025 di individuare un articolato sistema di imprese “apri e chiudi”, dotato di unità locali apparentemente sfitte o locate ad imprese estranee ai flussi commerciali materialmente rilevati in ingresso dall’estero.
La guardia di finanza sarebbe quindi riuscita a risalire alla persona a capo del presunto sistema di frode, una donna di nazionalità cinese, residente a Prato e formalmente assunta, quale dipendente, in un'attività di pronto moda e commercio all’ingrosso di tessuti, al momento non coinvolta nell’indagine.
Le indagini preliminarmente svolte avrebbero permesso, si legge in una nota delle fiamme gialle, "Di rilevare come l’indagata disponesse di piena autonomia gestionale tanto della prefata società, quanto di una più ampia galassia di imprese di comodo gravitanti attorno alla stessa ed impiegate quali soggetti cui attribuire fittiziamente la titolarità di locazioni di magazzini e di triangolazioni commerciali fraudolente in acquisto ed in vendita per conto della capo-gruppo occulta".
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le forniture di tessuti sarebbero state importate illecitamente dalla Cina e trasportate verso i magazzini pratesi con documenti di trasporto alterati. Una volta giunti nell’area del Macrolotto, i tessuti venivano scaricati e la disponibilità della merce veniva giustificata mediante l’utilizzo di fatture false, riferite a un percorso commerciale simulato attraverso società estere, in particolare polacche e tedesche, risultate inesistenti o inattive.
A fine Ottobre sono scattate le perquisizioni nei confronti di 2 soggetti economici, 3 residenze private e 2 studi contabili, i cui esiti avrebbero confermato le tesi investigative e avrebbero portato al sequestro di numerosi dispositivi informatici, documentazione contabile ed extra-contabile e 21 mila rotoli di tessuto, per oltre 2,3 milioni di metri importati con modalità tali da eludere il pagamento dei diritti di confine per quasi 1,3 milioni di euro.
In tale contesto era stato rilevato, inoltre, che talune delle unità locali precedentemente locate dalle imprese perquisite erano state formalmente occupate da nuovi soggetti giuridici apparentemente estranei al contesto investigativo.
In forza di tali evidenze, sono state avviate ulteriori attività d’indagine, volte a censire in maniera puntuale ed aggiornata tutte le imprese rientranti, a vario titolo, nella sfera d’influenza dall'indagata, disponendo, peraltro, attività di appostamento, osservazione e pedinamento presso le unità locali ritenute maggiormente “a rischio”.
Proprio nel corso di uno di questi servizi di osservazione, le fiamme gialle avrebbero individuato, in orario notturno, un tentativo di trasbordo di merci sospettate di essere state già precedentemente importate da una delle imprese raggiunte dalle perquisizioni, ma stoccate presso magazzini formalmente riconducibili a terzi non coinvolti.
Seguendo il movimento della merce fino al nuovo magazzino di destinazione ed intervenendo solo all’atto dello scarico, i finanzieri avrebbero rilevato, si legge nella nota, "l’effettiva titolarità delle merci in capo all’indagata, estendendo l’alveo dei soggetti economici coinvolti nel meccanismo di frode".
Quindi la procura europea ha disposto ulteriori perquisizioni in 4 magazzini e in una residenza privata. Perquisizioni che, anche in questo caso, si sono concluse con il sequestro di oltre 5,5 milioni di metri di tessuto grezzo, stoccati su pallet e contraddistinti da etichette in lingua cinese e più di 237.000 capi d’abbigliamento, riportanti in etichetta la denominazione della società individuata a capo del sistema di frode. Le ipotesi di reato sono di contrabbando aggravato, frode fiscale ed intestazione fittizia di beni.
L’operazione, ad oggi ha portato al sequestro di oltre 7,8 milioni di metri di tessuto, aventi un valore di oltre 10 milioni di euro, per un totale di tributi di confine evasi, tra dazi ed Iva all’importazione, di quasi 3,6 milioni di euro.
Inoltre sono stati contestati i reati di utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti per oltre 4 milioni di euro, autoriciclaggio di beni di oltre 2,7 milioni di euro, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte per un ammontare superiore a 2 milioni di euro e trasferimento fraudolento di valori di oltre 10 milioni di euro.
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