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Lavoro venerdì 30 giugno 2017 ore 12:31

Aferpi, il Mise striglia Cevital, nuovi accordi

Ultimatum del ministero al gruppo algerino sui tempi per il rilancio del polo produttivo piombinese. Prorogati i contratti di solidarietà



ROMA — Mentre a Piombino continua la mobilitazione degli operai dell'Aferpi con due ore di sciopero alla fine di ogni turno, il ministero allo sviluppo Economico ha siglato un accordo aggiuntivo per mettere alle strette i vertici del gruppo algerino Cevital sugli impegni assunti per il futuro del polo produttivo toscano.

Intanto è stato prolungato fino al 30 giugno 2019, quindi per altri due anni, il periodo di sorveglianza del Ministero sull'amministrazione straordinaria dell'Aferpi. Poi l'accordo prevede che Aferpi riprenda l'attività produttiva con la tempistica prevista dal piano di azione. 

Per la parte siderurgica, il termine ultimo per la ripresa dell'attività di laminazione è l'agosto 2017. Cevital dovrà inoltre individuare entro il 31 ottobre 2017 un partner industriale. In alternativa, gli algerini dovranno presentare un piano industriale in cui siano evidenziate fonti di finanziamento certe. 

Per quanto riguarda la liberazione delle aree, il termine per lo smantellamento degli impianti più piccoli è il settembre 2017, per quelli più grandi l'ottobre 2019. Entro l'ottobre 2017 è prevista una verifica sugli ordini che poi sarà ripetuta a cadenza semestrale a partire dal gennaio 2018.

Per la parte logistica e agroalimentari, Aferpi dovrà presentare le relative proposte entro dei mesi dall'approvazione del piano siderurgico.

Qualora il gruppo Cevital non rispetti quanto previsto dai nuovi accordi, il governo italiano procederà con la risoluzione del contratto.

"Dopo aver contestato ad Aferpi i mancati investimenti previsti dal programma industriale - ha spiegato il Mise in una nota  - la violazione di quanto inserito nell'accordo aggiuntivo di oggi per la ripresa produttiva costituirebbe grave inadempimento e quindi causa di risoluzione ".

Sul fronte di contratti di solidarietà che rischiavano di saltare per le nuove regole del Jobs act, sono stati autorizzati fino alla fine del 2018. Ai lavoratori sarà mantenuto il livello di reddito garantito dai contratti di solidarietà vigenti dal 2015 al 2017.

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