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Attualità venerdì 26 giugno 2020 ore 12:00

Plastica a mare, Greenpeace contro Regione Toscana

Esposto alla Corte dei Conti per la plastica finita nel Santuario dei Cetacei. Rossi: "La Regione non ha competenze. Governo mi nomini Commissario"



TOSCANA — Greenpeace ha presentato un esposto alla Corte dei Conti contro la Regione Toscana per danno erariale in merito al rilascio nel mar Tirreno di rifiuti in plastica diretti in Bulgaria. A darne notizia è stata la stessa ong ambientalista. 

La vicenda risale a cinque anni fa, per l’esattezza al 23 luglio 2015 quando le balle di plastica finirono nelle acque del Santuario dei Cetacei. 

“Tonnellate di rifiuti in plastica, destinati a inceneritori bulgari, si trovano da cinque anni sui fondali del Santuario dei Cetacei - si legge sul profilo Facebook della ong - La Regione Toscana aveva in mano quasi 3 milioni di euro per intervenire e far pagare ai responsabili questa emergenza ambientale, eppure non lo ha fatto. Ecco perché abbiamo presentato un esposto alla Corte dei Conti nei confronti della Regione Toscana”.

In una lunga nota, la Regione ha risposto spiegando di non avere titolarità in materia a quanto contestato da Greenpeace.

Nessuna titolarità del presidente o della giunta regionale in relazione all’atto contestato da Greenpeace. È quanto precisano gli uffici regionali in relazione alla notizia dell'esposto per danno erariale presentato da Greenpeace alla Corte dei Conti sulla questione delle ecoballe disperse nelle acque del golfo di Follonica, e in particolare sullo svincolo di una fideiussione.

Quanto alla questione complessiva del recupero delle ecoballe, gli uffici precisano che, pur non avendo nessuna competenza diretta, la Regione Toscana e ARPAT si sono messe a disposizione del Commissario Straordinario Governativo che ha provveduto ad individuare la localizzazione delle eco-balle in mare. Lo scorso marzo, sentita la Protezione civile, questa Regione ha chiesto che fosse dichiarato lo stato d’emergenza nazionale per dare al commissario Caligiore le deroghe per velocizzare i lavori di rimozione.

In aprile la protezione civile ha risposto dicendo che non era possibile riconoscere lo stato d’emergenza nazionale perché l’origine della criticità non è un fenomeno naturale ma antropico. A maggio, in accordo col ministero dell’ambiente, la Regione ha convocato un incontro da cui è scaturita la richiesta di rivalutare la concessione dello stato d’emergenza nazionale. In seguito a questo incontro è partita una lettera del presidente con una nuova richiesta formale della dichiarazione di stato d’emergenza nazionale.

“Poiché dopo 5 anni oltre 60 tonnellate di rifiuti giacciono ancora nel fondo del mare e lo Stato italiano non è stato in grado di rimuoverle – commenta a questo proposito il presidente Enrico Rossi – Benché la Regione Toscana non abbia competenze specifiche chiedo ancora una volta che il governo faccia un decreto nel più breve tempo possibile conferendo a me i poteri commissariali e adeguati strumenti per intervenire. È una vergogna che attorno a questa vicenda si perpetui troppa incertezza dei poteri”.


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