De mente
di - Domenica 21 Giugno 2026 ore 08:00

Cari lettori, i Racconti del blog “Raccolte & Paesaggi”, che uscivano da oltre dieci anni su QuiNews Valdera con cadenza media quindicinale, a partire da questa Domenica usciranno ogni settimana e saranno i “RACCONTI DELLA DOMENICA” di Marco Celati. Buona lettura e buona fortuna
A volte era come assente e restava così. Un nome gli diceva qualcosa, un volto. Allora sentiva il bisogno di annerire lo schermo, riempirlo di parole. Come era un tempo imbrattare carte. Per cosa? Forse per la manutenzione dei ricordi. Ma era davvero un manutentore di ricordi? Dava più l’impressione di essere uno perso nel presente. Forse sentiva che questa è l’età dell’abbandono e di nessun lascito. Scriveva fino a tardi e si addormentava sempre con il giorno nuovo. In fondo era il suo modo di andare incontro al futuro. Come si potesse sorprenderlo. Cogli il divenire, meno che puoi confida nel presente. Ogni cosa cambia, diviene, perché se mai niente cambiasse sarebbe davvero assurdo. Del resto adesso è ora, ma un’altra volta è ancora. Ed è come nella fisica degli universi paralleli: il mondo è fatto di moltissimi mondi, alcuni collegati, altri no. E il mondo in cui lui viveva era diverso. Luce su luce, ombre sulle ombre. L’ombra di sé sulla terra. E diventa più chiara la luce, diventano più scure le ombre? Si finisce per fare l’abitudine a vivere senza saperne granché.
Chi era il saggio latino che ammoniva di non chiedersi di cosa ha bisogno il mondo? “Chiediti cosa ti fa sentire vivo, e fai quello. Perché è di quello che ha veramente bisogno il mondo: di persone che si sentano vive”. E prima ancora un filosofo greco diceva: “Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre”. Forse era Platone, ed erano appena duemila quattrocento anni fa. Non sempre siamo stati gentili.
Ma ora era il tempo del silenzio. I pensieri vorticavano, le parole gli uscivano male, doveva farsi ripetere le cose appena dette. E poi gli passavano di mente lo stesso. Sembrava non ascoltasse, non che non capisse. Ma ciò che leggeva non gli restava impresso. Era come un velo, un’assenza. Presenza ed assenza confondono vivi e morti e non si sa di loro chi sia più presente o assente. Si era progressivamente straniato, sradicato, come non appartenesse più a nessuna comunità. Capace non si appartiene nemmeno a se stessi, pensava.
Era l’ora delle infermiere, della puntura e delle pasticche e poi il giorno delle visite. Era lì da quanto? Bel posto, c’erano i pini, forse il mare di là dalla strada. Perché sto qui, chiedeva. Non ho la mia casa? Babbo, rispondevano, non era casa tua, stavi in affitto. Sei qui dall’ultima volta che hai lasciato la pentola sul fuoco, il gas acceso, ti sei messo a scrivere e hai mandato affanculo la signora che avevamo trovato, che ti stava rimproverando. Le hai tirato dietro un libro, hai bestemmiato ogni divinità possibile e lei si è battuta cento volte il petto dicendo che Dio è grande e misericordioso. E soprattutto si è licenziata. Perché lei non sa che chi bestemmia, in fondo crede in Dio, come chi lo prega, è soltanto più ignorante, ribatteva lui.
Erano i figli, gemelli dicevano, e i nomi. Ma come gemelli? Siete diversi. Appunto babbo, siamo gemelli diversi. E uno gli faceva vedere le foto e a volte portava altri figli, nipoti, pure loro gemelli diversi. Un gruppo etnico familiare di gemelli diversi! Un’alterazione genetica. Ma non c’era un complesso che si chiamava così? Il complesso dei gemelli diversi, appunto. L’altro a volte gli faceva dei quiz: colori, nomi, numeri, figure da ricordare. Era del mestiere. Poi gli davano più punture o pasticche. Forse non rispondeva sempre bene.
⁃ Qui hanno tutti l’Alzheimer, ragazzi! Sono buffi, gli chiedi le cose e rispondono a cazzo di cane.
⁃ Babbo, oggi vengono a trovarti le autorità.
⁃ Perché, che ho fatto?
⁃ Niente, compi cento anni.
⁃ Cento? Ma chi, io? Siete sicuri?
⁃ Ti ricordi? Erano già venuti il 25 Aprile, centocinque anni della Liberazione, la Resistenza…
⁃ Più di cent’anni di Resistenza, ma è eterno il fascismo? Di resistenza ce ne vole anche tanta a sopportare tutti. Soprattutto se stessi. Se stessi, se stessi…o se andassi? Che liberazione!
⁃ Le grasse risate, siamo di buon umore, babbo! Comunque verrà il Sindaco, con la fascia e tutto.
⁃ Bene, ci mancava anche il Sindaco a rompere i coglioni!
Ma poi come facevano ad essere figli già così grandi? E quella bella signora, simpatica, volitiva ed elettrica che gli teneva la mano e gli dava la scossa. Era lei che diceva: è perché non ascolti, cretino! E c’era quella più giovane, la figlia forse, carina, che diceva quella cosa strana che gli metteva allegria. Com’era?
La notte smaniava, dormiva poco. Di giorno a volte restava da solo, come incantato. Si fissava, fissava un punto oltre la finestra. Un albero che ondeggiava, un uccello che attraversava la vista. Il cielo ora azzurro, ora grigio. La pioggia a lavare la mente. Era un incanto il mondo? No davvero, era incomprensibile. Eppure sì, a volte sì. Ma io, qual è stato il mio sbaglio, l’errore? Chiedeva. Difficile risposta, e comunque nessuno è esente da errori, nemmeno Dio a giudicare da noi. Se è stato lui, beninteso, conviene aggiungere con riverenza prudenziale. E forse ci vuole tempo e pazienza: tra l’estinzione dei dinosauri e la nostra comparsa sulla Terra sono passati più di sessanta milioni di anni. Un certo miglioramento evolutivo c’è stato. Per il progresso vediamo.
Ah, ecco com’era quella frase della ragazza carina! Il giorno che c’era quel dolce di frutta e carote con delle candeline da spengere e lei disse: io feliciona.
Marco Celati
Pontedera, Villa Sorriso, 18 Maggio 2050
P.S. Il saggio latino era Seneca e il filosofo greco era davvero Platone. Alcune delle riflessioni iniziali sul mondo e le abitudini di vivere derivano dal film “Perfect Days” di Wim Wenders. Che i malati di Alzheimer sono divertenti, l’ho sentito dire a Firenze, in un teatro tenda, da Angelo Duro, un comico cinico. Abbastanza comico e parecchio cinico, ma le due cose non sono necessariamente in contrasto. “Il fascismo eterno” è un saggio di Umberto Eco. “De mente” è il titolo di una bella poesia di Aldo Remorini. Un poeta scomparso. Cent’anni sono troppi.
P.P.S. I familiari si scusano con le autorità comunali.










