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sabato 16 ottobre 2021

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​Inevitabili lutti...cosa fare con il dolore?

di - venerdì 10 settembre 2021 ore 07:30

Nelle settimane passate ho spesse volte pensato se e come affrontare il tema del lutto e della perdita. Avevo il timore di tirare fuori un argomento troppo pesante per essere trattato in un contesto come quello del Blog. Ma poi mi sono ricordata che cosa, più di un anno fa, mi ha portata ad iniziare questa avventura fantastica che di settimana in settimana mi fa ritrovare qua, a dialogare con voi. Ho pensato alla volontà di trattare temi legati alla nostra vita quotidiana e alla psicologia, a farlo in chiave leggera ma rispettosa, e per questo eccomi qua, a parlare del lutto.

Ovviamente, come ho scritto qualche articolo fa, sto vivendo sulla mia stesa pelle la perdita di mio padre, avvenuta esattamente un mese fa. Ma so per certo di non essere, ahimè, l’unica a vivere o ad aver vissuto lutti importanti. La stessa Pontedera, mia città, è stata teatro di dolori importanti in questi mesi. La comunità più volte, purtroppo, si è riunita per dare saluti che non avrebbe voluto dare.

Questo anno e mezzo di pandemia ci ha tolto molte persone vicine, e, come se il Covid non bastasse, ci sono stati gli incidenti, le malattie, le fatalità. Tutti elementi che fanno parte delle nostre esistenze e dalle quali non possiamo esimerci, purtroppo. Chiaro che mi auguro che ognuno di voi possa viverle il più tardi possibile, ma dovremmo viverle...e allora come si fa? Come si può gestire emotivamente una perdita?

Semplice! Non si può, non almeno se crediamo sia possibile non imbattersi nella sofferenza, nel dolore, nella paura e nell’angoscia che immancabilmente i lutti si portano dietro. Ripeto quello che ha detto Shakespeare, ripreso poi da Cancrini, è necessario dare parole al dolore, altrimenti scava dentro di noi e ci conduce verso un malessere ancora più importante. Cosa significa far parlare il dolore? Significa permettersi di piangere, di ricordare momenti, aneddoti, immagini, significa raccontare agli altri e a noi stessi di chi non c’è più, di cosa ci manca, di cosa ci ferisce. Un esercizio che spesso faccio fare in terapia è quello di scrivere una lettera e descrivere a chi ci ha lasciati cosa si prova, come si sta, cosa è accaduto nelle nostre vite da quando lui o lei non è più con noi. È un esercizio difficile, emotivamente molto faticoso, ma anche estremamente utile proprio per dare parole al nostro dolore.

Lasciar andare qualcuno che abbiamo amato come familiare o come amico, rassegnarci all’idea di continuare a vivere la nostra quotidianità senza la sua presenza, è talmente così difficile da sembrare impossibile. E mi risuonano in mente le parole del Menoni, uno dei mie Prof. all’Università, che diceva sempre che la vita ha una sola direzione, ed è avanti! Quindi non rimane altro che andare avanti, riprendere in mano la propria vita e ripartire da ciò che abbiamo. Investire in qualcosa che ci permetta di sentirci attivi, di avere uno scopo ed un obiettivo. E, generalmente, si riparte proprio da quelle persone che sono rimaste con noi, quelle più vicine.

Spesse volte i lutti hanno la grande facoltà di permetterci di ridimensionare le relazioni con gli altri. Ci scopriamo immensamente vicini a qualcuno che magari, fino a qualche tempo prima non lo era, e, al contempo, immensamente lontani da chi pensavamo non ci avrebbe mollato ed invece è scomparso. Il dolore va saputo maneggiare anche da chi non lo prova direttamente sulla propria pelle, e non tutti hanno la forza, la voglia, l’interesse ed il coraggio di sostenere chi sta vivendo una perdita.

Se prenderne coscienza e decidere di mettere un po' di distanza da chi non ci sembra essere d’aiuto è fondamentale, lasciare spazio all’astio e al rancore non serve assolutamente a niente, se non a farci stare ancora peggio.

Se mi concedete una metafora, per riuscire ad affrontare un lutto, non c’è molto altro da fare se non sedersi ed aspettare che il dolore arrivi, da una parte, mentre dall’altra ci alziamo e ci rimbocchiamo le maniche per ripartire.

Consapevoli che niente sarà più come prima ma che questo non significa che debba essere tutto negativo.


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