La controversia degli azzimi
di - Domenica 02 Agosto 2026 ore 08:00

Riportano le cronache del Basso Medioevo, che, tra l’anno 1052 e il 1053, in seno alla religione Cristiana insorse una controversia religiosa di grande importanza e significato che divenne famosa, passando alla storia come la “Controversia degli azzimi”. La disputa suscitò profonde lacerazioni in campo ecclesiastico. Fu avviata ad opera di Leone di Ocrida, teologo e arcivescovo greco, e del patriarca di Costantinopoli, Michele Cerulario. I due alti esponenti della Chiesa bizantina aprirono un contenzioso contro la Chiesa latina, criticata a causa dell’uso del pane azzimo per l'Eucaristia, anziché di quello fermentato, come si usava nel rito bizantino.
L'utilizzo del pane azzimo veniva giustificato dalla Chiesa latina con il fatto che Gesù aveva istituito il sacramento dell'Eucaristia durante la Pasqua ebraica in cui, secondo le prescrizioni rituali, si fa uso soltanto di pane azzimo. La Chiesa bizantina, invece, si serviva per l'Eucaristia del pane lievitato, considerando l'uso dei latini un inaccettabile mantenimento di tradizioni giudaiche. La questione ebraica ha radici antiche e ha avuto una lunga lievitazione.
Sta scritto nelle tavole di Wikipedia che la controversia venne affrontata da ambo le parti, “con passione”. Al che Gesù Cristo avrà probabilmente sbottato che, quanto a passione, ci sarebbe stato parecchio da ridire. Comunque i testi utilizzati non furono dirimenti della contesa perché troppo vaghi o apocrifi. Solo più tardi, quando la spaccatura tra la Chiesa cattolico-romana e quella ortodossa si era ormai consumata, nel II Concilio di Lione del 1274 e in quello di Firenze del 1439, la Chiesa romana dichiarò che per la consacrazione eucaristica erano ugualmente validi, sia il pane azzimo, sia quello fermentato, e che vescovi e presbiteri delle due Chiese dovevano seguire l'uso invalso presso la propria Chiesa, senza alcun pregiudizio. Cioè impiegarono due secoli e altrettanti Concili per dirimere questa bischerata. Che forse bastava ricorrere alla “pasta madre” piuttosto che al Paneangeli di “Mastro Fornaio”. Sarebbe stato un compromesso storico, religioso e culinario, tipo “nouvelle cuisine”. Comunque ci voleva fede. E la fede è fede.
Ora io -sarò onesto- non lo so se c’è un Dio. Ma certo ce ne sarebbe bisogno in questo mondo, sia infernale che azzimato, dove non lievita la pace, ma la guerra. Quando per Pasqua o altri eventi liturgici ci benedicono, non mi segno per non peccare di ipocrisia, ma abbasso il capo in segno di rispetto, se non di devozione. E riconosco che una “benedizioncina” sarebbe una mano santa -letteralmente- per i miei peccati, blasfemia non esclusa. E di benedizioni ce ne vorrebbero anche più d’una. Ma torniamo a noi, che se parlo di me la mia compagna dice che sono il solito egocentrico e quelli che scrivono libri davvero, mi ripetono che non si scrive in prima persona, ma per conto terzi.
Se -dico se- un Dio esiste, Lui uno e trino, non uno qualsiasi, Lui fattosi uomo e non uomo di mondo, ma creatore di mondi, credete che nella sua infinita saggezza e purezza di spirito, gli importi davvero di quando e di come si mangia o non si mangia? Fatta salva ovviamente la premura per la fame nel mondo. Della disputa degli azzimi capace disse: ma fate un po’ come cavolo vi pare, per Dio! Che non era nominare il nome di Dio invano, perché si riferiva a sé stesso: il nome era suo. Ma forse l’imprecazione non la pronunciò o fu bippata dall’Arcangelo Gabriele, addetto agli annunci e alle comunicazioni, affinché non s’ingenerassero equivoci richiedenti smentite improbabili. Difficili da fare, trattandosi dell’Assoluto. Fatto sta che la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, la voce più accreditata, dichiarò che andavano bene tutte e due le panificazioni, l’azzima e la fermentata. Anche la nota politica dei due forni ha radici antiche.
E del gineceo, delle donne velate, cosa volete ne pensi il Padreterno? Del burka poi! Ma come!? -avrà detto- dal sopportabile sacrificio di una vostra costola, ho creato la donna così intelligente e bella, chiamata Eva, dall’ebraico “Ḥawwāh”, cioè "colei che dà la vita", la madre dei viventi, e voi la segregate e la coprite allo sguardo? Complessivamente è stata una creazione “molto buona”, attesta la Genesi. L’avessi fatta brutta capirei, ma nemmeno! Sarebbe body shaming, unacosa che imparerete col tempo. Piuttosto copritevi voi, che dimenticate di essere creati a mia immagine e somiglianza! Uomini abbrutiti, rozzi e poco lievitati, ricordate di essere stati fatti e impastati dalla polvere e dal fango della terra, che in ebraico si dice “Adamàh”, infatti. Motosi, che non siete altro!!! E non credo si riferisse in particolare agli abitanti di Cascine di Buti, così soprannominati dai Butesi del monte Serra.
Alla fine la controversia degli azzimi si risolse. Almeno quella! Era meglio non incorrere nell’ira di Dio, avendone messe già a dura prova la pazienza e la temperanza. Nostro Signore è di spirito, anzi di Spirito Santo, ma quando è troppo, è troppo! La soluzione fu un’ostia consacrata, così il Corpo di Cristo, suo figlio, rimaneva più a lungo con noi, attaccato al palato.
Buona domenica e buona fortuna.
Marco Celati
Pontedera, 2 Agosto 2026










