La fine del mondo
di - Venerdì 31 Luglio 2026 ore 08:00

Tra le specie animali quella umana, unica dotata dell’intelligenza, è la più bestiale; forma gruppi di esemplari come altre, ma si distingue per folli comportamenti. Infatti, mentre le mandrie di animali si muovono secondo una logica dettata dalla Natura, gli uomini si riuniscono per mettere in atto inimmaginabili vette di stupidità collettive.
Disadattati di varie sorti si mettono al seguito di un ciarlatano squilibrato dando vita a sette o comunità degne di una struttura psichiatrica vecchio stampo, altrimenti detta manicomio.
Nella setta è vietato fare uso di droghe ed esercitare pratiche sessuali. Solo il capo si sacrifica per tutti concedendosi alle sostanze inebrianti e congiungendosi carnalmente con tutte le donne di tutte le condizioni anagrafiche e di stato civile con dedizione e spirito democratico, senza discriminazioni.
Nella setta si predica la fine del mondo. Che è vicina. Bisogna farsi trovare pronti. Si accantonano riserve di cibo, generi di sopravvivenza per fronteggiare crisi di risorse energetiche, contro guerre d’invasione si comprano armi per difesa, si scavano cunicoli dove rintanarsi come topi dopo la catastrofe nucleare.
Questo quadro tipico delle sette non ha tratti di somiglianza alla situazione degli Stati di oggi? Non sono rischi reali quelli paventati considerato i capi che ci ritroviamo? Le Nazioni non sono guidate da leader simili ai guru di una setta? Non finanziano laboratori di armi biologiche per purificare l’umanità? Non si proclamano inviati da Dio? Non siamo in balia di profeti di sciagure o di profezie che si autoavverano?
L’unica certezza è che il capo carismatico della setta (o dello Stato) accumula per sé una montagna di denaro. Ma a cosa gli servirà se la fine del mondo è domani? O forse l’apocalisse non è così prossima e la fine è solo per i seguaci spediti alla guerra?
Resta da chiedersi come sia possibile che esemplari dell’homo sapiens finiscano vittime di simili raggiri. Forse una spiegazione: c’è stata apparecchiata una vita misera o squallida così che è plausibile per soggetti deboli aggrapparsi a qualsiasi illusione, anche la più strampalata.










