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sabato 20 novembre 2021 ore 17:52

Peccioli chiude la Biennale con Lella Costa ed i sindaci della Valdera

Il “Laboratorio Peccioli” lascia il Padiglione Italia e lancia la candidatura del territorio della Valdera a Capitale Italiana della cultura 2025



VENEZIA — “Con la vostra esperienza e la vostra testimonianza avete tolto la lettera C maiuscola alla cultura, state dimostrando che il vero patrimonio culturale non è quello artistico” Questa la sintesi di Lella Costa, nel suo intervento nella giornata di chiusura della Biennale dell’Architettura di Venezia.

Le parole della famosa attrice e scrittrice sono state pronunciate davanti a circa 150 pecciolesi presenti, al sindaco di Peccioli “padrone di casa” ed a quelli di Pontedera, Palaia, Ponsacco, Terricciola, Lajatico, Casciana Terme Lari. Una rappresentanza pressoché unitaria di tutta la Valdera nella quale non era presente l'amministrazione di Capannoli per impedimenti personali del sindaco.

La parola resilienza - come ha detto Lella Costa - vuol dire prendersi per mano e riconoscere le occasioni. Questa volta per la Valdera, sulla spinta di Peccioli, l’occasione è la candidatura a Capitale Italiana della cultura 2025.

“Abbiamo tutto quello che serve, la forza ce l’ha data anche Procida, un isola, una comunità che è stata scelta Capitale della Cultura dopo anni che lo erano state solo città capoluogo. Da alcuni mesi - ha detto Renzo Macelloni sindaco di Peccioli - i Comuni della Valdera stanno lavorando al progetto “Linking Valdera” che ha l’obiettivo non solo di costruire strade ma di far sì che su quelle strade corrano idee e cultura dei nostri territori, con la diversità dei suoi campanili e la sua gente tutta unita in un percorso che da sempre valorizza le “Energie Sociali” (Vedi il video in fondo all’articolo)

Sulla stessa lunghezza d’onda tutti i sindaci presenti:

Matteo Franconi (Pontedera) “Ci meritiamo uno spazio per raccontare la Valdera. Nel 2025 ci metteremo il vestito buono perchè il nostro territorio può intraprendere nuovi percorsi”

Francesca Brogi (Ponsacco) “Il viaggio che faremo insieme per raggiungere l’obiettivo sarà più bello della meta. La valdera può offrire molto sia a chi ci abita ed a chi viene da fuori”

Mirko Terreni (Casciana Terme Lari) “Le parole chiave di questa sfida sono anche orgoglio e riscoperta. Orgoglio di portare la Valdera fuori dai confini senza differenze locali; riscoperta di una lettura comune che passi dal legame territoriale storico con la Piaggio a quello di rete che fa cultura

Marco Gherardini (Palaia) “ Siamo vincenti ed attrattivi perchè sappiamo raccontare le nostre autenticità. Con la nostra candidatura cambieremo il concetto di capitale della cultura: siamo tanti piccoli paesi che sanno costruire un'offerta culturale di comunità”

Mirko Bini (Terricciola) “Possiamo scrivere il futuro, grazie all’intuizione del sindaco più longevo della Valdera ed alla politica che crede nella forza delle Energie Sociali”

Alessio Barbafieri (Lajatico) “Dobbiamo continuare a lavorare insieme per una Valdera come modello del buon vivere”

L’esperienza del “sistema Peccioli” alla Biennale si conclude quindi con un bilancio positivo per la grande visibilità internazionale che ha avuto e per i riconoscimenti unanimi rispetto alla qualità ed alla creatività del progetto di resilienza.

Un progetto di resilienza che la Valdera ha occasione di far proprio “senza se e senza ma”

E l’auspicio arriva anche da Lella Costa che ha voluto chiudere la giornata con la lettura di una poesia di Mariangela Gualtieri che vi riproponiamo qui sotto

Il tempo del noi

Adesso è forse il tempo della cura.

Dell’aver cura di noi, di dire

noi. Un molto largo pronome

in cui tenere insieme i vivi,

tutti: quelli che hanno occhi, quelli

che hanno ali, quelli con le radici

e con le foglie, quelli dentro i mari,

e poi tutta l’acqua, averla cara, e l’aria

e più di tutto lei, la feconda,

la misteriosa terra. È lì che finiremo.

Ci impasteremo insieme a tutti quelli

che sono stati prima. Terra saremo.

Guarda lì dove dialoga col cielo

con che sapienza e cura cresce un bosco.

Si può pensare che forse c’è mancanza

di cura lì dove viene esclusa

l’energia femminile dell’umano.

Per quella energia sacrificata,

nella donna e nell’uomo, il mondo

forse s’è sgraziato, l’animale

che siamo s’è tolto un bene grande.

Chi siamo noi? Apriamo gli occhi.

Ogni millimetro di cosmo pare

centro del cosmo, tanto è ben fatto

tanto è prodigioso.

Chi siamo noi, ti chiedo, umane e

umani? Perché pensiamo d’essere

meglio di tutti gli altri? Senza api

o lombrichi la vita non si tiene

ma senza noi, adesso lo sappiamo,

tutto procede. Pensa la primavera scorsa,

son bastati tre mesi – il cielo, gli animali

nelle nostre città, la luce, tutto pareva

ridere di noi. Come liberato

dall’animale strano che siamo, arrivato

da poco, feroce come nessuno.

Teniamo prigionieri milioni e milioni

di viventi e li maltrattiamo.

Poi ce li mangiamo, poveri malati

che a volte non sanno stare in piedi

tanto li abbiamo tirati su deformi –

per un di più di petto, per più latte.

Chi siamo noi ti chiedo ancora.

Intelligenze, sì, pensiero, quelli con le

parole. Ma non vedi come non promettiamo

durata? Come da soli ci spingiamo fuori

dalla vita. Come logoriamo lo splendore

di questo tiepido luogo, infettando

tutto e intanto confliggiamo fra di noi.

Consideriamo il dolore degli altri

e delle altre specie.

E la disarmonia che quasi ovunque portiamo.

Forse imparare dall’humus l’umiltà. Non è

un inchino. È sentirsi terra sulla nobile terra

impastati di lei. Di lei devoti ardenti innamorati.

Dovremmo innamorarci, credo. Sì.

Di ciò che è vivo intorno. E in primo luogo

vederlo. Non esser concentrati

solo su noi. Il meglio nostro di specie

sta davanti, non nel passato. L’età

dell’oro è un ricordo che viene

dal futuro. Diventeremo cosa? È una

grande avventura, di spirito, di carne,

di pensiero, un’ascesa ci aspetta.

Eravamo pelo musi e code.

Diventeremo cosa?

Diremo io o noi? E quanto grande il noi

quanto popolato? Che delicata mano

ci vuole ora, e che passo leggero, e mente

acuta, pensiero spalancato al bene. Studiamo.

Impariamo dal fiore, dall’albero piantato,

da chi vola. Hanno una grazia che noi

dimentichiamo. Cura d’ogni cosa,

non solo dell’umano. Tutto ci tiene in vita.

Tutto fa di noi quello che siamo.


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